SIMON SCARROW.
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L'ARMATA INVICIBILE.
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Ciclo: Aquile dell'Impero 15.
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Parte 2.
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Titolo originale: Eagles of the empire: Invictus. 2016. Eagles of the empire series.
Traduzione di: Rosa Prencipe.
2018. Newton Compton, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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CAPITOLO 18.
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Per come la vedo io, abbiamo tre opzioni, a cui arriver tra un momento, annunci Catone
rivolgendosi ai suoi ufficiali e a Cimbro nella piccola taverna nella piazza del villaggio, circa due ore
dopo il tramonto. I carri superstiti erano stati ricondotti entro le porte e alla centuria di Porcino era stato
assegnato il primo turno di guardia, mentre il resto della coorte riposava nel villaggio. Gran parte degli
abitanti erano stati massacrati nelle loro case dai ribelli, quando erano comparsi due notti prima. La
manciata di sopravvissuti, usciti dai nascondigli una volta che i pretoriani ebbero scacciato i nemici,
aveva riferito quanto era successo. I ribelli avevano radunato nella piazza quelli che non avevano
ucciso e posto loro una scelta: unirsi alla rivolta o morire. Cos i ranghi dei ribelli si erano ingrossati e
alcuni abitanti erano stati costretti a combattere contro gli uomini di Catone.
Catone osserv gli ufficiali prima di continuare. Sapeva di poter fare affidamento su Macrone,
che lo avrebbe sostenuto senza discutere. Anche i veterani erano affidabili. Catone aveva il diritto di
prendere una decisione senza dover giustificare il proprio operato, ma era solo qualche giorno che si
trovava al comando della coorte e voleva che gli ufficiali comprendessero sia la situazione che il suo
ragionamento. Ci avrebbe inoltre offerto l'ulteriore opportunit di conoscerli meglio in base alla
rispettiva reazione alle sue istruzioni. Raccolse le idee e cominci.
L'incontro di oggi  stato la dimostrazione di quanto si sia diffusa la rivolta. Molto pi del
previsto. E con tale velocit da avermi colto di sorpresa, altrimenti avrei dato l'ordine di erigere un
campo di marcia alla fine di ogni giornata. Ero dell'opinione che l'esigenza di procedere velocemente
giustificasse il rischio. Mi sbagliavo e avrei dovuto ascoltare il consiglio del centurione Macrone in tal
senso. Sappiamo tutti che Roma riserva ben poca piet nei confronti di chi non si attiene alle procedure
quando avanza attraverso un territorio ostile. La responsabilit dell'attacco nemico  mia, signori. Vi do
la mia parola che io solo sar passibile di eventuali ammonizioni o azioni disciplinari intraprese per
non aver eretto un campo di marcia nonostante la presenza nemica. Sempre che vivremo per vedere
quel giorno, s'intende.
Gran parte degli ufficiali sorrisero ironici, tranne Macrone, che si limit a serrare le labbra e a
stringersi nelle spalle.
A parte la questione della responsabilit, ci troviamo in una situazione difficile. I nostri ordini
sono di mettere in sicurezza la miniera e aspettare che il legato Vitellio ci raggiunga. Quegli ordini
sono stati dati sulla base del presupposto che la rivolta fosse ancora confinata al territorio attorno ad
Asturica.  chiaro che ormai non  pi cos. Sanno che siamo qui. Sapranno anche che stiamo
marciando in direzione di Asturica. Perci avranno ampia possibilit di attaccarci di nuovo,
probabilmente in numero di gran lunga maggiore su un terreno di loro scelta. Le nostre difficolt sono
aggravate dalla perdita di gran parte della salmeria. A causa dell'imboscata, ci restano muli sufficienti
solo per tre carri. Quattro, se ci sono uomini ad assistere i muli su un terreno difficile. Ci vuol dire che
non possiamo contare su una grande riserva di razioni di cibo. Poi c' un'altra questione. L'azione di
questa sera ci  costata diverse vittime. Centurione Macrone, hai la conta?
S, signore. Macrone prese una tavoletta dalla sacca e la alz alla fiamma di una lampada a
olio per leggerne le cifre. Diciotto morti, ventitr feriti e dodici scomparsi. O catturati o persi nel
rogo.
Ecco. Catone cerc di non immaginarne l'orribile destino, sia in un caso che nell'altro. Il
problema  costituito dai feriti. Se li portiamo con noi, non faranno che rallentarci. Perci, come ho
detto, ci restano tre scelte. La prima: mettiamo i feriti sui carri, facciamo dietrofront e torniamo verso
Tarraco fino a ricongiungerci con la colonna principale. Possiamo fare rifornimento lungo la strada dai
paesi e dai villaggi non colpiti dalla rivolta. La seconda scelta  resistere al villaggio fino all'arrivo di
Vitellio. Ci sar cibo a sufficienza qui per soddisfare le nostre esigenze e possiamo fortificare il
villaggio per resistere a eventuali attacchi da parte di una forza pi numerosa di quella che ci ha teso
l'imboscata questa sera. Catone fece una breve pausa. E siamo arrivati alla terza opzione. Ovvero
proseguire con i nostri ordini, marciare fino alla miniera e metterla in sicurezza nell'attesa che la
colonna principale raggiunga l'area.
Fece segno verso gli ufficiali. Le vostre opinioni, signori?.
Dopo una breve pausa, fu Pulcro a parlare. Gli ordini sono ordini, signore. Se ci  stato detto di
difendere la miniera, allora  ci che dobbiamo fare, a meno che non riceviamo nuovi ordini. Non so
neanche perch ne stiamo discutendo.
Perch lo dico io, replic brusco Catone. Qualcun altro?.
Porcino lanci un'occhiata agli altri e poi si protese in avanti. Signore, quali che siano stati i
tuoi ordini, la situazione  cambiata. Come hai detto tu, il nemico sa che stiamo arrivando. Impossibile
ormai coglierlo di sorpresa. Ci sono tutte le probabilit di cadere in un'altra trappola. Quello che
dobbiamo fare  chiaro. Dobbiamo ritirarci. Non abbiamo altra scelta al riguardo.
Hai ragione, noi non abbiamo altra scelta al riguardo, disse Macrone. La decisione spetta al
prefetto. Noi possiamo solo esprimere un'opinione e, anche in tal caso, solo quando ci  richiesta.
Porcino comprendeva bene il ragionamento ma insist. Signore, se continuiamo, allora
andremo incontro alla morte.
Catone annu. Molto probabile. Le probabilit sono contro di noi ma la posta in gioco  alta.
Se Iskerbeles prende la miniera, l'imperatore sar privato dell'argento di cui ha bisogno per pagare i
soldati. Noi possiamo impedirlo.
Ma  molto pi che probabile che i ribelli abbiano gi preso la miniera, signore.
Questo non lo sappiamo. Lo scopriremo solo una volta l.
Se arriviamo alla miniera, intervenne il tribuno Cristo.
Catone si gir verso di lui, soffocando l'irritazione. S, se arriviamo alla miniera. Ed  compito
mio fare in modo di riuscirci. E se mi accadesse qualcosa, allora il compito di portare a termine gli
ordini ricade su di te, in quanto ufficiale anziano superstite. Se vieni ucciso, allora il compito passa
all'uomo successivo, e cos via lungo tutta la catena di comando.  questo il nostro dovere.  per questo
che ci  stato affidato il grado che deteniamo. Che a nessuno dei presenti sfugga.
Cristo si mordicchi il labbro. A quanto pare, hai gi preso una decisione.
Catone inarc un sopracciglio e inclin la testa con fare eloquente, cos che Cristo si
correggesse.
A quanto pare, hai gi preso una decisione, signore.
Gi,  cos. Ma ho bisogno che tutti voi comprendiate perch dobbiamo andare avanti, nel caso
mi succeda qualcosa.  fondamentale che accettiamo tutti i rischi che raggiungere la miniera comporta.
Questo vale per ciascuno di noi.... Catone lasci che le parole fossero recepite prima di continuare.
Dunque, all'alba voglio i feriti caricati sui carri, che faranno ritorno a Tarraco. Insieme a gran parte
dei cavalli e al forziere della coorte.  troppo pesante per trasportarlo e, in ogni caso, preferisco non
rischiare che cada in mano nemica. I carri avranno bisogno di una scorta. Mezza centuria baster. Il
centurione Placino sar al comando.
Placino annu. S, signore.
Prima che tu parta, ti dar un rapporto da consegnare al legato. Il resto della coorte prender
tutte le provviste che riuscir a trovare nel villaggio e continuer l'avanzata. Dato che la nostra presenza
qui sar riferita a Iskerbeles, l'approccio verso Asturica non sar diretto. Catone fece una pausa
quando not che Cimbro aveva alzato una mano e fatto un passo avanti, cos che la sua intenzione di
parlare non venisse ignorata.
Catone emise un sospiro spazientito. Cosa c'?.
La guida non riusc a nascondere il nervosismo n a incrociare gli sguardi altrui quando prese la
parola. Prefetto, chiedo l'autorizzazione di tornare a Tarraco con i feriti.
Macrone si volt verso di lui e finse di esaminarlo dalla testa ai piedi. Non mi pare che tu sia
ferito. Ti sei slogato una caviglia o cosa mentre noi altri combattevamo?.
Catone vide Cimbro fare una smorfia di vergogna quando gli disse: Tu verrai con noi.
Cimbro alz lo sguardo e scosse la testa. No. Non puoi obbligarmi. Sono un civile. Un
cittadino romano. Conosco i miei diritti.
Potrai lagnarti di me direttamente con l'imperatore, se lo desideri. Ma dovrai metterti in fondo
alla fila.
Cimbro non partecip al divertimento degli altri nella taverna. Non puoi ordinarmi di venire
con voi. Vi ho dato tutto l'aiuto che potevo. Ho fatto la mia parte e sono libero di andarmene, se voglio.
Dopo tutto, non sono un soldato. Non sono soggetto alla tua autorit.
Allora dovr rimediare. Centurione Macrone.
Signore?
Arruola il qui presente Cimbro nella tua centuria come soldato semplice. Puoi dotarlo della
corazza e delle armi di uno dei feriti. Sar soggetto alla consueta disciplina. Chiaro?.
Macrone ghign. S, signore.
Catone si rivolse di nuovo alla guida. Benvenuto nella guardia pretoriana, Cimbro. Sono certo
che ci renderai fieri di te.
L'espressione di Cimbro si rabbui. Poi l'uomo si oppose. Non puoi farlo!.
Catone and da lui e lo guard in faccia. L'ho appena fatto. E visto che sei nuovo come
recluta, ti perdoner questa mancanza di disciplina, quest'unica volta. In futuro mi chiamerai signore
e non ti rivolgerai a un ufficiale superiore a meno che non ti sia stato richiesto.
Cimbro fece per protestare di nuovo ma Catone alz una mano per zittirlo. Ulteriori commenti
da parte tua costituiranno un atto di insubordinazione. E cosa facciamo ai soldati insubordinati,
centurione Macrone?
Li frustiamo, signore.
Li frustiamo..., ripet Catone, guardando direttamente Cimbro. Intesi?.
La faccia di Cimbro si accartocci in un'espressione di frustrazione e ansia. Poi annu. S,
signore.
E non pensare di provare a disertare. Cosa succede ai disertori, Macrone?
Vengono giustiziati, signore. Lapidati dai compagni, o peggio.
Proprio cos... Allora, pretoriano Cimbro,  chiaro che sarebbe pericoloso avanzare lungo
l'attuale tragitto verso Asturica. Quello che ho bisogno di sapere da te  se esiste una strada alternativa.
Una che ci consenta di sfuggire all'attenzione del nemico e di raggiungere la miniera senza troppo
ritardo. Conosci una strada del genere?. A Catone venne in mente che l'uomo poteva essere tentato di
negare l'esistenza di una strada alternativa nella flebile speranza di dissuadere il prefetto dal continuare
l'avanzata. In caso contrario, dovremo restare sulla stessa strada, a prescindere dai pericoli che
comporta... Parla, uomo.
La nuova recluta era ancora stordita da quel colpo di scena ma ebbe comunque la presenza di
spirito di rispondere prima che Catone minacciasse ulteriori punizioni. C' un'altra strada, signore.
Una pista, in realt. Attraverso le colline a nord. Non  adatta al traffico su ruote e ci sono solo pochi
insediamenti lungo il tragitto. Passa abbastanza vicino alla miniera.
Macrone lo guard sospettoso. E come ne sei venuto a conoscenza?
Avevo uno zio nel commercio dei muli, signore. L'ho accompagnato qualche volta nel giro
annuale da ragazzo.
Te la ricordi abbastanza bene per guidarci?, domand Catone.
Penso di s, signore.
Adesso sei un soldato, Cimbro. Pensare di s non basta. Te la ricordi o no?
S, signore.
Allora direi che andr bene, concluse Catone, che poi si rivolse agli ufficiali. Domani
partiremo diretti alle colline, signori. Voglio che il villaggio venga setacciato alla ricerca di provviste
da portare con noi. Dovremo vivere di quanto offre la terra mentre seguiamo la strada di Cimbro. E
stavolta far costruire un campo di marcia ogni sera.
E il nemico, signore?, domand Petillio. Non continuer a sorvegliarci? Sar in grado di
tenere informato Iskerbeles dei nostri progressi e di sicuro potranno attaccarci con pi efficacia sul
terreno collinoso.
Manderemo fuori gli uomini a cavallo alle prime luci per respingere, o uccidere, i loro
ricognitori prima che la coorte si metta in marcia. Al tempo stesso, Placino potr attaccare sterpaglia al
retro dei carri per sollevare abbastanza polvere da dare l'impressione che la coorte si stia ritirando a
Tarraco. Speriamo che se la bevino e di poter continuare l'avanzata senza ulteriori assalti. Catone
osserv l'espressione degli altri uomini e fu sollevato nel vedere che perfino Porcino e Cristo non
stavano facendo ulteriori tentativi di obiezione. Bene. Allora, una volta che le pattuglie a cavallo ci
daranno il via libera, i feriti possono andare sui carri e Placino pu partire immediatamente. Il resto
marcer verso nord. Altre domande...? No? Allora abbiamo capito tutti ci che ci aspetta. Meglio
dormire il pi possibile stanotte. Ci aspetta un viaggio molto difficile. Andate.
Gli ufficiali e Cimbro si alzarono da panche e sgabelli e uscirono uno alla volta dalla taverna
nella piazza buia. Il cielo era limpido e le stelle sparse brillavano nello scuro mantello della notte.
Macrone si ferm sulla soglia e aspett che gli altri non fossero pi a portata di orecchie.
Pensi che possiamo fidarci di Cimbro? E se ci portasse fuori strada una volta su quella sua
pista di muli? Per allontanarci dal pericolo?
Se anche solo ci pensa, lo far frustare quasi a morte. Penso che lo sappia.
Lo spero. La missione non sta andando esattamente secondo i piani, ragazzo.
Quando mai? Lo sai com', Macrone. La prima vittima di guerra sono sempre i piani.
Non solo i piani. Macrone indic la fila di corpi accanto al carro. Far costruire una pira per
loro qui al villaggio. Inutile appiccare un altro incendio gi nella pianura.
Buona idea, annu Catone. Poi, nel vedere Macrone indugiare, chiese: C' altro?
Una sola cosa. Perch mandare indietro Placino con i feriti?  il tipo di uomo che potrebbe
esserci utile in combattimento. Perch non mandare qualcuno che possiamo permetterci di perdere,
come Pulcro, Porcino o quell'inutile di Cristo?
Non credo che Pulcro sia in grado di fare rapporto o che possa fare un resoconto accurato se
Vitellio lo interroga. Lo stesso vale per Porcino e Cristo, anche se per diverse ragioni. Probabilmente
direbbero che Iskerbeles guida un'enorme orda e questo potrebbe spingere il legato a fermarsi per
richiedere rinforzi. Un ritardo del genere darebbe ai ribelli pi tempo per espandere la propria
influenza. Il rapporto deve essere consegnato da qualcuno su cui posso fare affidamento. Un soldato
professionista in grado di descrivere la situazione in modo accurato.
Ma perch Placino e non uno degli altri? O me?
Perch  in fondo alla catena di comando. Superiore solo a Porcino. E tu?. Catone sorrise e
diede all'amico un leggero pugno nel petto. Pensi davvero che andrei mai in battaglia senza di te al
mio fianco, fratello?.
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CAPITOLO 19.
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L'aria dell'alba era satura dell'acre lezzo di bruciato. Un vasto tratto di pianura era annerito
attorno al punto in cui i romani si erano accampati la sera prima. Decine e decine di corpi carbonizzati
costellavano l'area; quelli che erano morti prima che il fuoco ne divorasse i corpi giacevano riversi
dov'erano caduti. Quelli feriti e impossibilitati a fuggire si erano raggomitolati, nel tentativo di
proteggersi dalle fiamme e dal calore. I pretoriani erano identificabili dalla corazza e Catone non pot
fare a meno di inorridire al pensiero dei loro ultimi momenti. Si schiar la voce e si rivolse a Macrone.
Ce ne sono alcuni che possiamo cancellare dalla lista dei dispersi.
Macrone si accovacci accanto a uno degli ex commilitoni e allung la mano per tastare la pelle
tesa e annerita attorno alla gola. Nonostante la cinghia di cuoio fosse stata consumata dal fuoco, il
sigillo di piombo era intatto. Lo stacc e sfreg via le macchie scure dai segni impressi che
identificavano il soldato. Alcune lettere si distinguevano ancora ma il calore era stato cos intenso che
aveva iniziato a fondere il metallo, rendendo impossibile un'identificazione certa. Non che facesse
molta differenza, riflett Macrone. Se il numero dei dispersi corrispondeva a quello dei corpi, allora
sarebbero stati tutti considerati come caduti in battaglia e l'eventuale famiglia a Roma avrebbe potuto
beneficiare del loro lascito. Lasci cadere il sigillo e si rialz.
Mander alcuni dei ragazzi a portare i corpi su al villaggio.
Catone lanci un'occhiata all'oleoso sbaffo di fumo che si levava sopra i tetti del villaggio. La
pira funebre era stata accesa mentre i primi raggi del sole annunciavano il nuovo giorno. Scosse il capo.
Non c' tempo.
Non c' tempo? Non possiamo lasciare i ragazzi qui a marcire. Non  giusto.
Loro hanno smesso di preoccuparsene, Macrone.
Ma io no, signore. E neanche tu dovresti. Non si possono lasciare cos dei compagni caduti.
Dobbiamo lasciarli.
Macrone fece una smorfia. Ascolta, signore. Se mi lasci mezza centuria, facciamo il lavoro al
doppio della velocit e vi raggiungiamo.
Non ho intenzione di dividere ancora la colonna. A ogni modo, gli uomini sono gi stanchi.
Non voglio perdere tempo ad aspettare ritardatari, quando posso evitarlo. Dobbiamo metterci in marcia
non appena i ricognitori tornano a fare rapporto.
La pattuglia a cavallo era partita prima dell'alba per perlustrare l'area circostante e respingere
eventuali ribelli che potevano ancora tenere sotto sorveglianza il villaggio. Non c'erano stati ulteriori
problemi durante la notte e Catone sperava che l'incendio e le massicce perdite li avessero convinti a
partire alla ricerca di prede pi facili. Ma era importante essere certi che la coorte facesse perdere le
tracce una volta che i pretoriani avessero continuato l'avanzata al riparo delle colline. Il distaccamento
di ritorno a Tarraco era gi schierato sotto al villaggio. Quattro carri carichi di feriti sotto la protezione
del centurione Placino e dei suoi uomini, i quali erano impegnati ad attaccare fasci di sterpaglia al retro
dei veicoli.
Macrone aveva seguito la direzione dello sguardo dell'amico. Saranno pronti a partire da un
momento all'altro. Deve essere terribile trovarsi sugli ultimi carri quando gli sterpi solleveranno la
polvere. I poveri bastardi soffocheranno a morte se non muoiono prima per le ferite.
Non si pu evitare. Almeno fino a che non saranno pi visibili a miglia di distanza. Se siamo
fortunati, i ribelli crederanno di averci visti andare via e andranno a riferire la loro vittoria a Iskerbeles.
E lui penser di essersi guadagnato un po' di tregua mentre noi ci dirigiamo alla miniera.
Macrone si tolse della terra dalle narici. Sempre che non sia gi l. O che ci sia gi stato e si sia
portato via i lingotti.
Lo sapremo presto. Catone allung il collo verso il rumore di zoccoli in lontananza. Ah,
ecco che finalmente torna Metello.
L'optio arriv al galoppo sulla terra bruciata e si ferm vicino ai due ufficiali, per poi salutare
Catone.
Nessun segno certo del nemico, signore. Solo un gruppetto di cavalieri a ovest. Ho avuto
l'impressione che ci stessero tenendo d'occhio. In ogni caso, hanno fatto dietrofront e sono corsi via non
appena ci hanno visti.
E nessuna traccia di altri uomini?
No, signore. Ma nei dintorni c' qualche fattoria abbandonata. Ritengo che i locali se ne
staranno nascosti fino a che sia i ribelli che noi non saremo andati via. Metello si raddrizz sulla sella
e indic un basso crinale a sud. Abbiamo perlustrato il territorio da l e tutt'intorno fino a qualche
miglio a nord del villaggio, signore.  libero.
Bene. Allora partiamo. Va' da Placino e digli di mettersi in marcia. Poi informa Cristo che pu
portare il resto della coorte fuori dal villaggio e schierarla in direzione nord. Noi arriviamo subito.
Va'.
Signore!. Metello salut e, fatto girare il cavallo, lo spron verso i carri. Catone e Macrone si
avviarono a grandi passi nella stessa direzione.
Una mezza centuria per scortare i carri?, riflett ad alta voce Macrone.
 sufficiente, insieme agli sterpi, per dare l'impressione di una coorte in marcia a chiunque stia
guardando da lontano. E poi, se le cose andranno male come temo, almeno avr salvato qualche vita.
Macrone gli scocc un'occhiata. Avrei detto che sarebbe stato meglio portare con noi quanti
pi uomini possibile.
Una quarantina non far grande differenza.
Andiamo, ragazzo!, rise Macrone. Non crederai che le prospettive siano cos nere? Gli
uomini hanno fatto un buon lavoro ieri. Hanno combattuto come veterani e mantenuto la formazione
come se fossero sulla piazza d'armi. Ci siamo sbarazzati di quei ribelli senza difficolt e faremo
altrettanto con i prossimi tanto sciocchi da provare ad attaccarci.
Catone sospir. Macrone, siamo ancora a diversi giorni dalla miniera e hai sentito Cimbro: la
strada tra le colline sar difficile da percorrere. Se, per qualche colpo di fortuna, arriviamo alla miniera
inosservati, allora  pi che probabile che Iskerbeles sar arrivato prima di noi. Se veniamo avvistati,
allora sicuramente cercher di intrappolarci e distruggerci prima che si presenti Vitellio. Non vorrei una
ritirata come quella vissuta in Britannia l'inverno scorso. Dobbiamo resistere e mantenere la posizione
fino all'ultimo uomo. Meglio che essere assaliti e vedere uccidere i soldati rimasti indietro, mentre la
disciplina va a pezzi e finisce che ogni uomo pensa per s. Per lo meno, se opponiamo resistenza,
potremo dare buona prova di noi stessi. Cos che abbiano timore di attaccare la colonna principale.
Macrone cammin al suo fianco in silenzio per un po'. Quindi noi ci dobbiamo sacrificare per
il bene comune.
Qualcosa del genere. Sai com'... Di' agli spartani...5.
Spartani?. Macrone aggrott la fronte. Cosa c'entrano quelle checche?
Se siamo fortunati, non molto. Catone fece un respiro profondo. Basta parlare. Risparmia il
fiato. Ne avrai bisogno.
Poco dopo, la coorte stava procedendo lungo la strada polverosa che conduceva alle colline, con
Catone e Cimbro a cavallo in testa alla colonna, mentre Macrone marciava davanti alla fanteria. Pulcro,
venuto meno il comando della salmeria, guidava il resto degli uomini della centuria di Placino e Cristo
accompagnava il piccolo gruppo del quartier generale. Davanti, a ciascun lato, cavalcavano le pattuglie,
alla ricerca di eventuali segni del nemico mentre i pretoriani avanzavano sulla pianura ondulata. Saliti
in cima a un basso crinale, Macrone si volt a guardare la formazione pi piccola che marciava in
direzione est. Una grande nuvola di polvere si sollevava dai carri, quasi oscurando i soldati di Placino
nelle retrovie. Dava senz'altro l'impressione di una forza molto pi numerosa e Macrone rivolse una
preghiera agli di affinch eventuali simpatizzanti dei ribelli che avvistassero Placino venissero tratti in
inganno come sperava Catone.
Per mezzogiorno avevano raggiunto le colline pedemontane e la strada si inerpicava tra boschi
di pini, che saturavano del loro intenso aroma l'aria estiva e offrivano ombra ai soldati durante il
pomeriggio. Attraversarono un piccolo paese l dove la strada intersecava la pista che portava a est e a
ovest, di cui aveva parlato loro Cimbro. Gli abitanti, pi abituati alle occasionali pattuglie di unit
ausiliarie, si incuriosirono nel vedere una formazione pi compatta e furono ansiosi di vendere loro
cibo e vino quando si fermarono nel piccolo foro. Il magistrato anziano del consiglio cittadino giunse
dalla sua abitazione per accogliere di persona Catone e Macrone, alla testa di un piccolo corteo di
dignitari locali e impiegati. Era un tipo bonario dalla semplice tunica ocra e una pesante borsa appesa
alla cintura che girava attorno a un grosso ventre, il tutto sostenuto da un paio di gambe tozze.
Gaio Ettio Gordone, si present in buon latino mentre si inchinava con difficolt. Al vostro
servizio. Come lo  tutta la popolazione di Antium Barca.
Prefetto Quinto Licinio Catone, al comando della Seconda coorte pretoriana. Ho bisogno di
rifornimenti per i miei uomini, aggiunse conciso il prefetto. Ti dar un mandato per essere pagato dal
governatore di Tarraco.
Ah, certo, saremo felici di provvedere ai vostri bisogni, ma preferiremmo se pagassi in
moneta.
Ne sono convinto, ma al momento non sono in grado di pagarti. Ora, puoi accettare il mandato
e portarmi qui i rifornimenti oppure ordiner ai miei uomini di entrare nei vostri magazzini e requisire
tutto ci di cui c' bisogno, lasciandoti a discutere della faccenda con il governatore. Incroci lo
sguardo inquieto del magistrato con espressione ferrea e irremovibile. Sta a te la scelta.
Gordone si allontan per conferire con i compagni prima di dare il suo responso. Siamo felici
di accettare un mandato. Siamo certi che sar onorato una volta presentato a Tarraco.
Bene. Allora avr bisogno di duecentoquaranta modii di grano, duemila libbre di carne
stagionata e cinquecento otri d'acqua.
Gordone spalanc la bocca traumatizzato. Ma  scandaloso. Non abbiamo causato alcun
problema a Roma. Paghiamo sempre le nostre tasse per tempo e offriamo regolari sacrifici al tempio
del culto imperiale.  un affronto alla nostra lealt nei confronti dell'imperatore che voi soldati ci
trattiate in questo modo e facciate richieste cos irragionevoli. Di certo non ti aspetterai che troviamo
simili quantit con un preavviso tanto breve e senza considerevole difficolt?
No. Ma  un vostro problema. Voglio tutto qui entro sera. Altrimenti ordiner alle truppe di
entrare nelle vostre case e nei vostri magazzini per prendere il necessario. Adesso datti da fare.
Gordone si affrett a dare istruzioni al suo gruppo e gli impiegati andarono a riferire gli ordini.
Quando il magistrato torn da lui, Catone lo press su un'altra faccenda.
Immagino tu abbia saputo della rivolta ad Asturica.
Gordone alz gli occhi al cielo. Una regione problematica! Gente barbara... Mai contenta di
vivere sotto la pace romana. Ma Roma se ne occuper con severit, ci scommetto. E giustamente.
Tutto a suo tempo. Sei a conoscenza di attivit ribelli in questa regione?
Qui?. Gordone parve divertito. No. I fatti di Asturica sono troppo lontani per costituire un
pericolo per Antium Barca. Siano ringraziati gli di.
Penso che non sarai cos grato agli di quando sentirai la notizia, intervenne Macrone.
Quale notizia?.
Macrone guard il suo superiore e Catone gli rivolse un leggero cenno di assenso.
I ribelli hanno saccheggiato un villaggio a un giorno di marcia in direzione sud. Hanno preso
quello che volevano, ucciso gran parte degli abitanti e costretto i superstiti a unirsi a loro.
La faccia di Gordone sbianc. Cos vicino? Ma noi non abbiamo saputo niente. Niente del
fatto che fossero cos vicini a noi. Cos' successo?
Li abbiamo scacciati, rispose Catone.  possibile che Iskerbeles li abbia mandati a fare
incursioni nel cuore della provincia per seminare del panico, o forse sono solo briganti che si
definiscono alleati di Iskerbeles. A ogni modo, costituiscono un pericolo. Suggerirei a te, e al tuo
consiglio, di prendere ogni precauzione per garantire la salvaguardia della tua citt e della
popolazione.
Ma... Ma voi dovete proteggerci. Noi paghiamo le tasse. Abbiamo diritto alla protezione.
Dovete restare qui fino a che il pericolo non sar cessato. Sfameremo i tuoi uomini. Li pagheremo
perfino per difenderci, se necessario.
Impossibile. Ho i miei ordini. Lasceremo Antium Barca alle prime luci. Con i nostri
rifornimenti, sottoline Catone.
E ci lascerete indifesi, con i ribelli che fanno scorrerie nella regione? Ti chiedo almeno di
lasciarci qualcuno dei tuoi uomini.
Avete mura robuste, un buon corpo di guardia e sicuramente avrete una milizia cittadina.
Una manciata di vecchi e ragazzi, s.
Allora attingete ai cittadini abili per rinfoltire i ranghi. Dovrete difendervi da soli fino a che la
rivolta non sar stroncata.
E se la rivolta non venisse stroncata?
Allora direi che sarebbe saggio da parte vostra riappacificarvi con Iskerbeles quando lui e la
sua orda arriveranno davanti alle vostre mura. Nel frattempo, fate il possibile per difendervi. Sigillate le
porte della citt la sera e assicuratevi che siano ben sorvegliate quando le riaprite durante il giorno.
Accumulate provviste e tenete d'occhio gli schiavi e chiunque altro possa avere la tentazione di
simpatizzare con i ribelli.
Tutto qui?
Tu e tutti gli altri contribuenti potreste scrivere una severa lettera di protesta al governatore, se
credete possa aiutare, sugger ironico Macrone.
Basta cos, centurione, disse brusco Catone prima di rivolgersi di nuovo al magistrato. Fa' in
modo che abbiamo ci che ci serve. La mia coorte si accamper nel foro per la notte. Avr bisogno di
alloggi per gli ufficiali nelle vicinanze. Per favore, occupatene personalmente.
Gordone annu e chiam a s i colleghi, per poi ricondurli alle sale del consiglio, all'altro capo
del foro. Macrone li osserv risucchiando aria tra i denti.
Non stiamo esattamente conquistando cuori e menti qui, signore.
Siamo l'ultimo dei loro problemi se la ribellione si diffonde. E poi, sono troppo stanco per fare
buona impressione. Voglio rimettermi in marcia prima dell'alba. Catone vide Cimbro a poca distanza,
vicino all'imboccatura di un vicolo. E tieni d'occhio il nostro amico laggi. Nel caso sia tentato di
disertare.
Macrone lanci un'occhiata alla guida e si sfreg le mani. Ci sono un sacco di modi per tenere
una nuova recluta sempre sull'attenti, fidati.
Il centurione guard gli edifici che bordavano il foro. Bel posto, questo. Florido, addirittura.
Strano che si offendano quando chiediamo qualcosa e poi, un attimo dopo, ci implorino di salvare loro
la pelle... Sono stufo di dannati civili dalla doppia faccia.
Catone fece una risatina asciutta. Non essere troppo duro con loro, Macrone. Dopo tutto, sono
le loro tasse a provvedere alla nostra paga.
Sar, replic Macrone a malincuore. Ma forse sarebbe pi facile se ci prendessimo
direttamente quello che ci serve.
E a quel punto cosa ci distinguerebbe da semplici briganti? O da quelli come Iskerbeles?
Siamo un esercito, Macrone. Non un branco di banditi. Stiamo combattendo per difendere qualcosa pi
grande di noi. Ed  per questo che gli di sono dalla parte di Roma.
Macrone tir su col naso. Forse  il caso di ricordarglielo qualche volta. Ho fin troppo spesso
la sensazione che quei bastardi dormano sul lavoro.
Perfino Giove si appisola.
Preferirei che Giove pareggiasse le probabilit.
Catone lo guard sorpreso. Ma guarda, centurione Macrone, si direbbe che tu abbia sviluppato
un certo senso dell'umorismo.
Macrone lo guard torvo e replic come solo i soldati professionisti legati da amicizia di lunga
data, incuranti del rango, sapevano fare. Ma perch non te ne vai a fanculo?.
La strada che partiva da Antium Barca portava a ovest, attraversando le colline che si
estendevano nel nord della provincia verso Asturica. Come aveva detto Cimbro, era praticabile solo a
piedi, a cavallo o a dorso di mulo. Solo i tratti tra gli insediamenti pi grandi erano adatti al traffico su
ruote. Lontano dalle roventi pianure, gli uomini marciavano con pi agio tra i pendii boscosi, dove
l'aria era pi fresca, c'era pi ombra e ruscelli in quantit per spegnere la sete e riempire borracce e otri.
C'erano perfino animali selvatici, qualche cinghiale e cervo vittima dei restanti ricognitori che
portavano il loro bottino al campo al termine di ogni giornata di marcia. Se al tramonto c'era un paese o
un villaggio nei paraggi, Catone era contento di far riposare gli uomini nel centro abitato. Altrimenti la
giornata si concludeva con il massacrante lavoro di scavare un fossato ed erigere un terrapieno, nel
quale venivano conficcati pali appuntiti. Solo allora gli uomini potevano accendere i fuochi e preparare
il pasto serale. Ogni mattina i pali venivano tirati gi, il terrapieno rovesciato nel fossato, e la coorte
riprendeva la sua marcia.
La mancanza di tende non si fece sentire fino a quando una sera non piovve. Un temporale
scoppi sulle colline, con lampi accecanti e fulmini che sfregiavano la notte, mentre i tuoni
rimbombavano tra i dirupi e i pendii spogli in alto. Per tutto il tempo la pioggia cadde battente,
inzuppando uomini e cavalli e infradiciando gli equipaggiamenti. Gli uomini della coorte si alzarono
insonnoliti e bagnati ma qualche ora di marcia sotto il cielo limpido li asciug e risollev i loro animi.
C'erano tante occasioni per fare scorta di provviste negli insediamenti lungo il tragitto, formaggio,
carne e pane di noci a sostituzione del grano che avevano consumato prima di trasferirsi sulle colline.
Ogni volta Catone lasciava un mandato a copertura dell'eventuale pagamento di ci che prendevano e
provava un piacere proibito all'idea che il governatore dovesse estinguere la scia di debiti che segnava
il cammino della coorte pretoriana.
Cimbro si dimostr un'ottima, seppur riluttante, guida e li condusse lungo un percorso pi o
meno diretto alla volta della regione mineraria. Ci che preoccupava maggiormente Catone era di
essere avvistati dal nemico in tempo sufficiente perch i ribelli ostacolassero la loro avanzata o
tendessero un'altra imboscata. Considerato soprattutto il terreno chiuso, dove i pendii coperti di boschi
a ciascun lato della strada potevano nascondere agevolmente un esercito. Tuttavia, Metello e il suo
manipolo di ricognitori a cavallo non rifer alcun segno dei ribelli man mano che si avvicinavano ad
Asturica e al cuore della rivolta.
Poi, venti giorni dopo aver lasciato Tarraco, Metello e Cimbro tornarono al galoppo verso
Catone e Macrone che marciavano in testa alla colonna, mentre il sole di mezzogiorno risplendeva in
un cielo limpido. Il giorno prima, la coorte aveva raggiunto le colline e le montagne aguzze della
regione mineraria e tutti gli uomini, in special modo il prefetto, scrutavano circospetti il paesaggio
circostante.
Abbiamo avvistato la miniera, signore!, rifer Metello mentre tirava le redini e salutava. Non
pi di cinque miglia oltre il prossimo crinale.
Catone lanci un'occhiata alle spalle dell'optio e vide che la strada si inerpicava ripida verso una
sella tra due vette rocciose, punteggiate di alberi stentati.
Tracce del nemico?
Solo una manciata di uomini, per quello che ho potuto vedere.
E la miniera?  ancora in mano nostra?.
Cimbro inclin la testa da un lato. Non saprei, signore. Ci sono ben pochi segni di vita.
Nessuna traccia degli schiavi. Ci siamo avvicinati quanto pi potevamo senza farci scoprire ma
abbiamo visto solo qualche uomo attorno all'ingresso del comprensorio principale. Potrebbe essere la
guarnigione della miniera o i ribelli. Impossibile dirlo a quella distanza.
Intervenne Metello.  stata una mia decisione, signore. Dati i tuoi ordini, non volevo rischiare
che ci avvistassero.
Giusto, convenne Catone. Ben fatto, Cimbro.
La guida chin il capo riconoscente e poi si fece coraggio. Allora ho portato a termine il mio
compito, signore. Immagino che sono libero di tornare a Tarraco adesso.
Stai parlando a sproposito, soldato, ringhi Macrone mettendo mano al bastone di vite.
Rasenta l'insubordinazione. Devo rimetterlo al suo posto, signore?.
Catone comprendeva bene il desiderio di Cimbro di allontanarsi dal pericolo imminente. Non
era un soldato e non aveva la stoffa di un combattente. Detto ci, quella era la sua patria. Erano la sua
famiglia e i suoi amici quelli che si trovavano sotto la minaccia dei ribelli. Doveva essere pronto a
combattere almeno per quella causa e non ignorare il proprio dovere morale, aspettando che un esercito
agisse per conto suo. Inoltre, Catone aveva ancora bisogno della sua conoscenza della regione e della
popolazione.
Non ancora. Il pretoriano Cimbro si  dimostrato utile. Le parole furono rivolte a Macrone
ma il commento era diretto a Cimbro, che apparve afflitto ma ebbe il buonsenso di tacere. Sono pi
che convinto che continuer a farlo fintanto che i suoi servigi saranno richiesti.
Catone guard di nuovo verso il crinale e giunse a una decisione. Si volt. Tribuno Cristo! A
me.
Cristo lo raggiunse di corsa. Signore?
Fermeremo la coorte sul pendio di fronte, lass. Metello, richiama i ricognitori. Rivoglio i
cavalli nella coorte. Poi manda due uomini sulla cima della vetta a sinistra. Dovranno riferire all'istante
eventuali segni del nemico al tribuno. Cristo, gli uomini devono restare nascosti. Se dovessimo
imbatterci in qualche ribelle, o anche gente del posto, voglio che siano fatti prigionieri.
S, signore. Ho capito. Si affann a nascondere la preoccupazione. Ma tu dove andrai?.
Catone sganci il fermaglio sulla spalla, si tolse il mantello e lo consegn a Metello. Il
pretoriano Cimbro, il centurione Macrone e io andremo a dare un'occhiata alla miniera pi da vicino.
5 Si tratta di un epigramma leggibile su un'epigrafe alle Termopili composto, secondo Erodoto,
da Simonide di Ceo. (n.d.t.).
...
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...
CAPITOLO 20.
...
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...
Uhmmm. Macrone si gratt la barba sul mento. Catone e Cimbro erano distesi nell'erba secca
accanto a lui, all'ombra del grosso uliveto piantato a terrazze su una collinetta, che dava sul piccolo
insediamento cresciuto all'esterno della miniera, separato da un fossato e da un muro che proteggevano
l'attivit estrattiva.
Non avevo idea delle dimensioni delle miniere imperiali, continu Macrone. Questo posto
sembra abbastanza grande per ospitare un'intera legione, e i suoi parassiti.
Catone annu mentre scrutava la scena. L'osservazione di Macrone era azzeccata, per certi versi.
L'insediamento era simile a quelli che sorgevano fuori da quasi ogni base legionaria consolidata.
Un'accidentale concrezione di taverne, empori, postriboli e altri edifici. Strutture temporanee all'inizio,
che per gradualmente cedevano il passo al legno, alla pietra e alle tegole. Qui, tuttavia, l'insediamento
era piccolo, sufficiente per la guarnigione della miniera, i supervisori e gli impiegati che vi lavoravano,
oltre che per il commercio di passaggio costituito da mercanti di schiavi e di grano, fornitori di
attrezzature da lavoro e quei soldati assegnati ai convogli di lingotti che periodicamente partivano dalla
miniera. Le migliaia di schiavi che lavoravano nella miniera non avevano una vita all'esterno, ma solo
la prospettiva di una morte all'interno, e non veniva mai concessa loro la possibilit di godere dei
limitati piaceri offerti dall'insediamento.
Al di l del muro era come se Giove stesso avesse allungato la mano per sfregiare una grande
porzione del paesaggio, lasciando una brulla rovina come segno della sua onnipotenza. A sinistra
c'erano alte falesie di terra rossa e arancione e roccia, bordate in cima da rachitici cespugli. Sopra la
falesia, una cengia lasciava il passo al fianco della montagna dall'aspetto invalicabile. Ai piedi, il
terreno era spoglio, con mucchi di detriti, e si estendeva fino al bordo di una gola poco profonda,
attraverso la quale un fiume scorreva sopra e attorno i massi, sollevando spruzzi argentei. Lungo le
pendici della falesia, c'erano diverse imboccature di gallerie, bordate di legno, e, l vicino, cataste di
puntelli. L'area di scavo si estendeva per forse un quarto di miglio prima che la falesia cedesse il passo
a roccia pi solida; all'estremit opposta c'era un'ampia pista che ripiegava su se stessa per arrampicarsi
su una larga cengia protetta dallo strapiombo del crinale, lungo quanto la miniera. Catone vide sulla
cengia una distesa di tetti di tegole e li indic.
Cosa c' lass?.
Cimbro segu la direzione indicata dal suo superiore. Quelli sono gli alloggi del procuratore e
del suo personale, signore, oltre che il comprensorio degli schiavi. Quelle che vedi sono le baracche.
Quanti schiavi lavorano nella miniera?.
Cimbro riflett un momento. In periodo di massima attivit, forse cinquemila. Ma gran parte
dell'argento  stato estratto, perci adesso il numero  pi vicino a tremila. Quelle falesie si
estendevano fino alla gola.
Macrone emise un sommesso fischio di stupore nel rendersi conto per la prima volta di quanto il
paesaggio fosse stato modificato. Hanno tirato gi quasi un'intera dannata montagna.
Come hanno fatto?, domand Catone.
Le vedi le gallerie, signore? Sono scavate dentro la falesia, con altre che si diramano a ciascun
lato. Questo serve a indebolire la base della falesia. Una volta pronti, danno fuoco ai supporti e la
galleria crolla, portando con s una parte della montagna. E questo espone un nuovo tratto del filone
d'argento.
Davvero? Pensavo che far cadere tutto quel materiale creasse del caos.
 cos, signore. Ecco perch hanno delle chiuse in cima alla falesia. Rilasciano acqua
sufficiente a lavare via la terra dal filone.
Macrone annu pensieroso. Molto intelligente. Ma da dove prendono l'acqua? Non credo che la
tirino fin lass dal fiume.
Un tempo lo facevano. Tanti anni fa, signore. Ma quello era prima che costruissero
l'acquedotto che rifornisce Asturica e alcune altre cittadine della regione. Passa a qualche miglio oltre
quel crinale e c' un ramo che alimenta i serbatoi della miniera. Gran parte degli scavi risalgono a
prima dell'acquedotto.
Macrone risucchi aria tra i denti. Non  una cosa portentosa il progresso?.
Catone guardava le piccole entrate buie delle gallerie, cercando di immaginare le migliaia di
schiavi che scavavano attraverso la base della falesia. Lavorando in condizioni di estremo disagio, alla
luce delle torce o al debole chiarore delle lampade a olio. L'aria doveva essere fetida e resa peggiore dal
lezzo di urina ed escrementi dei forzati. E doveva essere anche pericoloso, con la costante minaccia del
crollo di una galleria che li avrebbe seppelliti vivi.
Dev'esserci un alto tasso di abbandono, disse a bassa voce.
Abbandono, signore?
Perdita della vita tra gli schiavi?
Oh, s. Certo, signore. Pi di un centinaio a settimana, direi. Ecco perch c' una tale richiesta
di schiavi nella regione. Se non li uccide il lavoro, lo fa la fame o le malattie. Essere condannati alle
miniere  una sentenza di morte. Tutti lo sanno.
E adesso Iskerbeles vuole liberare quegli schiavi, riflett Catone.
Grandioso, ringhi Macrone. E tutti loro senza dubbio lotteranno fino alla morte piuttosto
che affrontare la prospettiva di tornare in miniera.
Giusto. Catone si sofferm a pensare. Fino a che esisteranno posti come questo e ci saranno
uomini come Iskerbeles, sar come darci la zappa sui piedi.
Si volt a guardare l'insediamento. Solo una manciata di figure era visibile nella piazza del
mercato, sedute su panche vicino a quella che doveva essere una taverna, a giudicare dalle anfore
abbandonate tutt'intorno. A parte loro, gli unici ribelli visibili erano gli uomini a guardia dell'entrata
degli scavi.
Una cosa  chiara. Siamo arrivati troppo tardi, signore, disse Cimbro indicando la miniera.
Iskerbeles ci ha preceduti. Ha i lingotti... Non ha senso continuare. Meglio ritirarsi e aspettare il
legato, signore.
Catone inclin la testa da un lato. Cos pare. Ma dobbiamo saperlo per certo.
Cimbro gli scocc un'occhiata nervosa, ansioso di tornare alla sicurezza della coorte, che
aspettava nascosta al di l del crinale alle loro spalle. Signore, vedi tu stesso qual  la situazione.
Dovremmo andarcene.
Ce ne andiamo quando lo dico io e non prima. Adesso ho bisogno di informazioni. Si rivolse
a Macrone. Dobbiamo fare una chiacchierata con qualcuno.
Un'ora dopo, erano riusciti a intrufolarsi nell'insediamento, senza farsi vedere da quelli di
guardia alla miniera. Imboccarono una stretta strada sull'altro lato e la seguirono furtivi verso la piccola
area aperta al centro dell'insediamento, che Catone aveva osservato prima. Non c'erano segni di vita
negli edifici che superarono, a parte un cane magro che si spavent nel vederli e trotterell via
lanciandosi occhiate inquiete da sopra la spalla. Udirono i ribelli che facevano bisboccia prima ancora
di vederli: chiacchiere e risate tra ubriachi riecheggiavano tra i muri della strada man mano che si
apriva sul mercato.
Catone fece segno ai compagni di fermarsi e accovacciarsi mentre lui continuava, attento a fare
meno rumore possibile con gli stivali sull'acciottolato. Sent il cuore battere pi forte quando arriv in
prossimit dell'angolo, dove si ferm. Dai graffiti e dalle illustrazioni oscene sopra una porta che si
apriva sul vicolo cap di trovarsi davanti a un bordello. Pensando che un'attivit del genere dovesse
avere anche un'entrata sul mercato, Catone vi entr con cautela. I suoi occhi impiegarono un momento
per abituarsi all'oscurit, poi mise a fuoco una stanza dal soffitto basso divisa da uno squallido
bancone. Su una parete si apriva una serie di cubicoli dotati di materassini sporchi. Tende altrettanto
sudice offrivano un minimo di riservatezza alle prostitute e ai loro clienti. Tazze di creta e caraffe vuote
e rotte erano disseminate in giro, insieme a strisce di stoffa e alle corte tuniche usate dalle prostitute.
L'aria puzzava di vino, profumo scadente e del nauseante odore di sangue versato giorni prima. C'era
anche il lezzo di carne in decomposizione e Catone vide il corpo di una ragazza disteso sotto a un
tavolo. Era nuda e inguine e cosce erano macchiati di sangue secco. A poca distanza, in un angolo,
c'era un mucchio di indumenti sporchi. Dall'altro lato del bancone c'era un altro ingresso, coperto da
una tenda gialla, e Catone si avvi in quella direzione, trasalendo quando il coccio di un bicchiere
scricchiol sonoramente sotto la suola di uno dei suoi stivali. Rimase pietrificato, tendendo le orecchie
mentre chiudeva le dita attorno all'impugnatura della spada, non osando respirare.
Poi, rassicurato dal tono delle voci all'esterno di non aver causato alcun allarme, continu verso
la tenda e ne scost adagio il lembo, strizzando gli occhi nella vivida luce del sole pomeridiano. A
trenta passi da lui, otto uomini erano seduti a un tavolo, davanti a una grossa brocca di vino. Due erano
accasciati in avanti, con la testa sulle braccia conserte, addormentati. Gli altri resistevano ancora e
continuavano a bere. Malgrado la buona fattura dei loro indumenti, i capelli erano lunghi e
aggrovigliati, non erano sbarbati e la pelle scoperta recava tracce di sudiciume. Nessuno sembrava ben
nutrito e Catone ipotizz che fossero schiavi della miniera, inebriati tanto dalla libert quanto dalla
bevanda che stavano consumando. Ubriachi o no, portavano spade e pugnali nei foderi alla cintura.
Catone pens in fretta. Con due fuori gioco, ne restavano sei da affrontare. Una proporzione di due
contro uno. Non promettente. Peggio, visto che aveva poca fiducia nell'intenzione e nella capacit di
combattere di Cimbro. Senza elmi o scudi, lui e Macrone avrebbero comunque avuto il vantaggio
dell'addestramento e dell'esperienza ma, come aveva fatto notare il centurione, si sarebbero trovati di
fronte a uomini resi pi pericolosi dal breve assaggio di libert e dalla salda determinazione a non
tornare a essere morti che camminavano durante la loro schiavit.
Un improvviso grugnito e uno schiocco di labbra da dietro fecero sobbalzare Catone. Il cuore
gli salt nel petto. Lasci ricadere il lembo della tenda e si volt di scatto, sguainando la spada in un
agile movimento; accovacciatosi, pronto a colpire, allarg il braccio sinistro per bilanciarsi. Quello che
aveva scambiato per un mucchio di stracci stava prendendo vita e un braccio molle ricadde sul
pavimento. L'uomo gemette e cominci a sollevarsi sui gomiti, con la faccia raggrinzita in
un'espressione dolorante e sbattendo le palpebre prima di aprire del tutto gli occhi. Si guard attorno
stordito e poi vide il romano a dieci passi da lui.
Mentre l'uomo restava a bocca aperta e strabuzzava gli occhi per la sorpresa, Catone spicc un
balzo nell'interno in penombra e fece per colpirlo con la spada. All'ultimo momento si rese conto
dell'opportunit di prenderlo vivo e alz il braccio per colpirlo invece alla testa con il pomolo dell'arma.
L'esitazione diede al ribelle il tempo sufficiente per sollevare una mano e serrare le dita attorno al polso
di Catone. Per quanto esile, l'ex schiavo possedeva la forza della disperazione e devi il colpo.
Sforzando i muscoli, i due uomini si guardarono negli occhi a muso duro. Poi il ribelle fece per dare
l'allarme ma dalla sua gola venne fuori solo un rauco grugnito. Stringendo a pugno la mano libera,
Catone sferr un violento gancio alla mascella del ribelle, chiudendogliela di scatto e mandandogli a
finire la testa contro il muro con un sommesso schianto. All'istante le dita mollarono la presa e
scivolarono dal polso di Catone, mentre l'uomo si accasciava sul pavimento del bordello.
Ansante, Catone si inginocchi sulla vittima. Quando fu certo che l'uomo fosse svenuto, prese
una tunica abbandonata e la tagli in strisce servendosi della spada. Poi rinfoder la lama e leg mani e
piedi del ribelle, per poi imbavagliarlo. Soddisfatto, si chin, infil le mani sotto le ascelle dell'uomo
privo di sensi e lo tir su a sedere. Puntellando una spalla contro il diaframma dell'uomo, Catone si
raddrizz con un grugnito e si mise il ribelle in spalla. Poco dopo, riemerse in strada insieme al
prigioniero e Macrone lo guard sorpreso.
Cazzo, non perdi tempo quando vuoi un prigioniero. Come hai fatto a prenderlo?
Sono quasi inciampato addosso al bastardo. Forza, andiamocene via di qui.
Che ne facciamo di lui? Hai intenzione di portarlo fino alla coorte?
Non credo proprio. Cerchiamo un posto tranquillo ai margini dell'insediamento e facciamogli
qualche domanda. Va' avanti tu. Cimbro, tu coprimi le spalle.
Il piccolo corteo si mise in marcia, tornando lungo la strada da cui era venuto. Quando furono
abbastanza lontani dalle chiassose voci dei bevitori, Macrone si stacc per andare a cercare un posto
dove condurre l'interrogatorio. Catone continuava ad arrancare sotto il peso, voltandosi di tanto in tanto
a controllare che Cimbro stesse facendo il suo lavoro. La guida aveva estratto la spada e non faceva
alcuno sforzo per nascondere la paura, come se si aspettasse di essere assalito dai ribelli da un
momento all'altro.
Per Giove, Cimbro, datti una calmata, bisbigli furioso.  pi probabile che farai del male a
te, o a me, con quella lama. Mettila via a meno che non ci sia l'assoluto bisogno di difenderti.
S, signore. Cimbro si guard attorno prima di rinfoderare a malincuore l'arma.
Dietro all'angolo successivo, Catone vide Macrone fermo sull'uscio di una casa ai margini
dell'insediamento.
Qui andr bene, disse sotto voce a Catone quando questi lo raggiunse. Una bella stanza
tranquilla sul retro.
Si fece da parte per lasciar passare Catone e il prigioniero, seguito da Cimbro. Con una rapida
occhiata da una parte all'altra della strada per assicurarsi che non sarebbero stati disturbati, Macrone
entr nell'edificio e chiuse piano la porta, sprangandola. Catone vide che si trovavano nella bottega di
un mercante di stoffe. Rotoli di lana e lino erano impilati sugli scaffali. Qualcuno era stato tirato gi e
giaceva in mucchi scomposti sul pavimento.
Da questa parte. Macrone li condusse attraverso una porta sul retro della bottega in un
piccolo cortile aperto in alto. Era poco pi grande della stanza e svelava il gusto del proprietario per lo
stile romano, nonch la mancanza di fondi per riprodurlo fedelmente. Un semplice tavolo di legno con
sgabelli a ciascun lato stava sotto l'apertura che forniva sufficiente luce naturale per vedere senza
difficolt. Catone deposit il prigioniero sul tavolo e l'impatto fece trasalire l'uomo, che prese a sbattere
le palpebre. Strizz gli occhi per via della luce proveniente dall'alto; poi, mentre riprendeva i sensi, si
guard attorno in preda all'agitazione, vide i romani e cerc di divincolarsi, prima di raggomitolarsi su
un fianco, respirando a fondo nel bavaglio.
Catone fece segno a Macrone. Tieni d'occhio la strada mentre io penso a questo qui.
L'amico annu e lasci la stanza. Catone guard il prigioniero. Parli latino?.
L'uomo non ebbe alcuna reazione, cos Catone prov di nuovo. Latino...? Celtiberico?.
Alla parola celtiberico, il prigioniero annu.
Catone si rivolse a Cimbro. Allora traduci. Digli che ho qualche domanda per lui. Voglio
risposte sincere. Se prova a ingannarmi, lo sapr e lui soffrir. Catone tir fuori il pugnale e lasci che
la luce che entrava dall'alto si riflettesse sull'acciaio lucido della lama affilata. Gli taglier un pezzetto
ogni volta che penso stia mentendo. Se prover a dare l'allarme o a gridare, gli rimetter il bavaglio e lo
taglier di nuovo.
Cimbro ripet la minaccia e l'uomo si ritrasse da Catone, per quanto gli consentivano i legacci.
Poi Catone sciolse il bavaglio e si mise da un lato del tavolo, mentre Cimbro prendeva posto dall'altro.
Cominciamo. Voglio sapere esattamente cos' successo qui. Quanto tempo fa i ribelli hanno
preso questo posto? Quanti erano? Quanti ne hanno lasciati qui?.
Cimbro tradusse e ci fu un breve scambio prima che la guida guardasse Catone.
Dice che sono arrivati cinque giorni fa. Di notte. Hanno invaso l'insediamento prima che la
guarnigione della miniera si arrendesse. Poi hanno liberato gli schiavi. Quelli che lo desideravano,
potevano unirsi alla rivolta; il resto poteva andare dove voleva. Non sa quanti fossero. Dice che erano
un mucchio.
Catone annu. Spesso i contadini, oltre a essere analfabeti, non sapevano neanche fare di conto.
Qualsiasi numero pi grande della piccola entit che rientrava nella loro esperienza assumeva
dimensioni indistinte. Un mucchio poteva essere un numero qualsiasi che andava dalle centinaia a
svariate migliaia.
Erano capeggiati da Iskerbeles in persona, continu Cimbro. Ha fatto assistere gli schiavi
mentre faceva tagliare la gola a gran parte della guarnigione. Ai soldati e agli abitanti
dell'insediamento. Ha risparmiato solo il procuratore e qualche altro. Vengono tenuti in ostaggio cos
Iskerbeles potr chiedere un riscatto al governatore di Tarraco.
Dove vengono tenuti i prigionieri?, domand Catone.
Su nel campo. Nell'abitazione del procuratore, dice.
Dove, esattamente?.
Cimbro interrog il prigioniero. Negli alloggi della servit sul retro della villa.
Conosci la costruzione?.
Cimbro annu. Me la ricordo.
Bene. Catone riprese l'interrogatorio. Dov' andato Iskerbeles?.
Il prigioniero farfugli la sua risposta. Dice che una volta che Iskerbeles e i suoi uomini hanno
preso ci di cui avevano bisogno, sono ripartiti per liberare altri schiavi in altre miniere. Non sa dove
siano andati. Era ubriaco e l'hanno lasciato indietro.
 ubriaco da allora, garantisco. Catone si protese per osservare l'uomo con attenzione.
Chiedigli come si chiama.
Basico, signore.
D'accordo, domanda a Basico se i ribelli hanno preso con s i lingotti quando hanno lasciato la
miniera.
Il prigioniero parve sinceramente confuso quando gli fu posta la domanda. Bofonchi qualcosa
e scosse la testa.
Dice che non sa niente dei lingotti.
Catone strinse gli occhi e fiss l'uomo. Il prigioniero incroci il suo sguardo per un momento e
poi lo distolse. Non gli credo....
Il prefetto pos il pugnale sul tavolo. Presa la striscia di tessuto usata come bavaglio, la
appallottol, la ficc nella bocca del prigioniero e ne leg i capi dietro la testa. Poi prese il pugnale e lo
accost alla faccia di Basico. L'uomo trasal quando Catone ringhi: Te l'ho detto cosa succede
quando menti. Guarda.
Prese le mani legate di Basico e gliele blocc contro il tavolo con la sinistra. Poi cal il filo del
pugnale sulla carne del mignolo, appena sotto la nocca, e tagli. Subito Basico prese a contorcersi e un
profondo grido di dolore cerc di uscirgli dalla gola, per essere soffocato dal bavaglio in un lamentoso
mugolio. La lama colp l'osso e Catone premette pi forte, cominciando a segare. L'osso si spezz con
un sordo scricchiolio e il dito venne via. Sangue sprizz sul tavolo mentre gli occhi del prigioniero si
rovesciavano nelle orbite. Il petto si gonfi e il vomito schizz fuori intorno al bavaglio.
Merda, borbott Catone, posando il pugnale e affrettandosi a sciogliere il bavaglio. Grumi di
vomito sprizzarono dalle labbra del prigioniero mentre il corpo era squassato dalla tosse e dai tentativi
di respirare. Catone lo spinse su un fianco e aspett che il vomito cessasse e che Basico riprendesse a
respirare a denti stretti. Un'immagine della ragazza morta nel postribolo gli balen nella testa e non
prov alcuna piet per l'uomo.
Digli che il prossimo sar il pollice. Poi passer alle altre dita e finir tagliandogli l'uccello.
Malgrado la faccia distorta dal dolore, Basico riusc a guardare Catone negli occhi e, fatto un
respiro profondo, replic.
Giura che sta dicendo la verit. Non sa niente di nessun lingotto. Lavorava nella miniera e non
ha mai avuto a che fare con quelli della fonderia. Non sa cosa succede all'argento dopo che viene
estratto. Iskerbeles non ha preso niente dalla miniera quando lui e i suoi uomini se ne sono andati. Lo
giura sulla vita di tutti i suoi familiari. Ti implora di non fargli pi del male.
Catone guard torvo l'uomo per un momento, scrutandone l'espressione, gli occhi, alla ricerca
di eventuali segni di inganno.
E va bene. Gli credo.
Basico cap cosa aveva detto il romano e si accasci sul tavolo, sollevato.
Quanti uomini ha lasciato Iskerbeles a guardia degli ostaggi?
Venti, oltre a un numero uguale di schiavi rimasti qui a saccheggiare l'insediamento.
Uomini come lui, eh? Razziatori, stupratori e assassini. Catone sput addosso al prigioniero e
rifer a Cimbro ci che aveva visto. Puoi stare certo che ci che hanno fatto qui  quanto hanno fatto
ai tuoi amici e familiari ad Asturica. Forse  il caso che ti soffermi a pensarci prima di chiedermi di
nuovo di tornare a Tarraco con la coda tra le gambe. Se fossi in te, Cimbro, non riuscirei a trovare pace
fino a che non mi fossi vendicato di quelli che hanno massacrato i miei cari. Avrei ben poca stima di
me se rifuggissi dalla possibilit di vendicarmi.
Lasci che le parole andassero a segno e poi us la tunica di Basico per ripulire il pugnale prima
di rinfoderarlo. Ho finito qui.  tutto tuo. Prese il bavaglio e lo ficc nella bocca del prigioniero
prima di lasciare la stanza.
Macrone teneva la porta socchiusa mentre sorvegliava la strada. Si volt nel sentire lo
scricchiolio degli stivali di Catone sul pavimento di pietra.
Hai cavato qualcosa da lui?.
Catone annu. Pare che i lingotti siano ancora qui. Nascosti da qualche parte.
Be', non  di grande aiuto. Per gli inferi, come facciamo a trovarli?
Chiedendo al procuratore.  ancora vivo e tenuto in ostaggio insieme a qualche altro su nel
campo dei minatori. Deve aver nascosto i lingotti prima dell'arrivo dei ribelli. Dobbiamo trovarlo.
Adesso? Noi tre?.
Catone scosse la testa.  tempo di andarcene da qui. Torneremo con la coorte quando far
buio. Il problema  raggiungere il procuratore prima che i ribelli che lo sorvegliano si accorgano di
cosa sta succedendo e lo uccidano.
Furono interrotti da un soffocato grido di terrore proveniente dall'altra stanza. Si ripet, stavolta
rotto dal suono di colpi di spada che attaccavano carne e ossa. Macrone si allontan dalla porta per
andare nell'altra stanza ma Catone lo ferm.
Abbiamo avuto quello che ci serviva dal prigioniero. Non possiamo portarlo con noi n
possiamo rischiare che dia l'allarme. Se ne sta occupando Cimbro.
Se ne sta occupando?. Macrone osserv l'amico e vide un sorriso guizzare sulle sue labbra.
Poi inclin la testa per guardare dietro a Catone. Adesso l'unico suono proveniente dall'altra stanza
erano gli ultimi colpi che venivano inferti. Poi segu il silenzio e infine apparve Cimbro. Faccia, corpo
e braccia erano schizzati di sangue e stava pulendo la spada con un pezzo di stoffa, che gett via prima
di rinfoderare l'arma. Macrone era ormai assuefatto alla vista del sangue ma qualcosa in quella scena
gli provoc un leggero brivido lungo la schiena. Si era accorto di una crescente freddezza nel cuore
dell'amico, che prima non c'era. Era pi che mera indifferenza nei confronti della sofferenza, pens
Macrone. Era peggio. Quel sorriso sulla faccia di Catone. Conosceva bene l'espressione. La faccia di un
uomo che era diventato crudele e traeva piacere dalla cosa.
Andiamocene via, disse Catone.
...
.
...
CAPITOLO 21.
...
.
...
Era stata una lunga giornata calda e le guardie che sorvegliavano le attivit di scavo non
vedevano l'ora di ricevere un po' di ristoro al tramonto. Una tettoia di canne copriva per met il corpo
di guardia e offriva riparo dall'accecante luce del sole, ma l'aria era ferma e pesante e la noia di tenere
d'occhio gli accessi alla miniera era rotta solo dall'occasionale conversazione o lancio di dadi mentre
era il loro turno di guardia. Il giubilo con cui avevano accolto la liberazione quando i ribelli avevano
assaltato la miniera e liberato gli schiavi era stato di breve durata. Iskerbeles li aveva assecondati,
dando agli schiavi il controllo totale del campo, dell'abitazione del procuratore e dell'insediamento
all'esterno della miniera.
Era seguita una vera e propria orgia di saccheggi, violenza, stupri, assassini e bevute quando gli
schiavi si erano vendicati degli ex padroni e di quelli che ne soddisfacevano i bisogni. Era durata due
giorni e poi il capo dei ribelli aveva preso il controllo, ordinando a un manipolo di uomini di restare
alla miniera mentre l'armata proseguiva per diffondere la rivolta nella regione.
Era una bella sensazione essere liberi dalle catene, diventate parte della loro vita da ormai molti
mesi, anni nel caso dei pi resistenti. Non dovevano pi affrontare il terrore quotidiano di essere
costretti a scendere nelle gallerie buie che attraversavano la falesia. Non si doveva pi sgobbare in
quelle condizioni, nei puzzolenti corridoi senz'aria dove ogni caduta di terra o cigolio dei pali che
puntellavano il soffitto della miniera poteva annunciare il crollo di una galleria, seppellendo vivi quelli
intrappolati nel sottosuolo. Di tanto in tanto, scavando, gli schiavi avevano trovato i corpi decomposti e
le ossa di quelli morti nei crolli precedenti e i loro resti erano stati gettati insieme ai detriti. La libert
aveva anche messo fine a un'avvilente dieta a base di liquida pappa d'avena e alle anguste baracche
dove venivano rinchiusi ogni sera. Le spesse mura erano fatte di pietra grezza senza malta e i gelidi
venti invernali trovavano facile accesso per gelare le ossa di quelli all'interno, mentre l'afosa aria estiva
li soffocava, rendendo intollerabile il fetore di sudore, urina ed escrementi.
Non c'era pi il bisogno di tenere il capo chino ed evitare di incrociare lo sguardo dei
sorveglianti, ai quali non servivano scuse per impartire una bastonatura o una fustigazione. Erano
uomini crudeli il cui unico compito era di ricavare il massimo del lavoro da ciascuno schiavo prima che
morisse e il suo corpo venisse gettato nella fossa in fondo alla pista che portava al campo di lavoro.
Quelli che osavano sfidare i sorveglianti a parole o con gesti erano selvaggiamente percossi e quei
pochi spinti da sufficiente disperazione a reagire venivano crocifissi e lasciati a morire; le loro urla
lamentose e i gemiti fungevano da monito a quelli che scordavano il proprio posto in quel mondo senza
piet. Era ancora peggio per l'esiguo numero di donne condannate alla miniera. Quelle ritenute pi
attraenti dai sorveglianti e dalle guardie, o semplicemente disponibili al momento giusto, potevano
essere trascinate da una parte e violentate, umiliate in qualsiasi modo aggradasse gli uomini, prima di
essere rispedite al lavoro o alle baracche. Perfino l non erano al sicuro dalle violenze dei compagni di
schiavit.
In simili condizioni, non c'era da sorprendersi che non riuscissero a sopportare oltre e si
togliessero la vita. Era possibile impiccarsi attaccando le catene alle robuste travi che sostenevano il
tetto della baracca. O fracassarsi la testa contro un muro, tagliarsi la gola o le vene con un sasso
appuntito o un pezzo di legno scheggiato. Alcuni riuscivano perfino a ingoiare la propria lingua,
soffocando in preda alle convulsioni prima di soccombere. Qualsiasi metodo venisse scelto, i corpi
venivano portati fuori dalle baracche e gettati sul mucchio degli altri cadaveri che marcivano nella
fossa, dove carne e organi venivano dilaniati dal becco e dagli artigli degli uccelli e altri animali
selvatici.
Tutto questo per estrarre filoni di metallo prezioso che placasse gli appetiti dei ricchi e dei
potenti che vivevano nella lontana Roma. Denaro insanguinato, pagato con soverchia infelicit e
crudelt inflitte agli sventurati morti viventi che si trascinavano avanti e indietro dalle scure
imboccature delle gallerie.
Fino al giorno in cui era arrivato Iskerbeles e li aveva liberati.
Adesso la vita era bella e la noia del servizio di guardia un lusso che gli uomini liberi non
apprezzavano mai. Era una bella sensazione tenere in mano le armi dei loro oppressori. Anche se tutti
sapevano che prima o poi i romani sarebbero tornati, decisi a stroncare la rivolta e a punirne duramente
i responsabili. Quel giorno, avrebbero combattuto fino alla morte per conservare quella libert che
avevano finito per considerare il pi prezioso dei doni. Meglio quello che affrontare un ritorno alla buia
e pericolosa esistenza di schiavo, dove la morte altro non era che una liberazione dalle sofferenze.
L'uomo di guardia agli accessi alla miniera era appoggiato alla balaustra di legno della torre.
Indossava una tunica verde finemente intessuta che aveva trovato in casa del procuratore. Con le dita
della mano libera sfregava una morbida piega del tessuto. Gli stivali erano stati presi da un ausiliario;
erano i primi che avesse mai posseduto. Oltre alla lancia, dalla cintura gli pendeva una spada, il cui
manico intarsiato spuntava dal fodero. Aveva lo stomaco piacevolmente pieno e, nonostante l'ultimo
vino bevuto risalisse al giorno prima, non vedeva l'ora di perquisire alcune abitazioni dell'insediamento
sfuggite all'attenzione di saccheggiatori precedenti, gli ultimi dei quali avevano fatto ritorno circa
un'ora prima. Dietro di lui, tre compagni sedevano con le spalle contro il parapetto posteriore,
sonnecchiando soddisfatti. Il guerriero asturiano lasciato al comando del campo non avrebbe
cominciato i suoi giri fino al cambio della guardia, cos per un po' sarebbero rimasti indisturbati.
Un movimento attir l'attenzione della guardia. Una piccola nuvola di polvere si gonfiava sulla
cima di una collina, a poca distanza dall'insediamento. Apparve una figura, che conduceva un mulo.
Poi altri muli e una manciata di altri uomini, mandriani. Andavano dritti verso il campo. La guardia si
tir su, serrando la presa attorno alla lancia. Il primo pensiero fu quello di dare l'allarme. Dopo tutto, gli
uomini e i muli diretti alla miniera erano i primi ad arrivare l da quando Iskerbeles se n'era andato. Ma
quando vide che si trattava solo di quattro uomini in tutto, esit. Che pericolo potevano mai
rappresentare per quelli a guardia della miniera? Se avesse suonato la campana, l'asturiano sarebbe
venuto di corsa dal campo esigendo di saperne il motivo. Una volta visti i forestieri e i loro muli si
sarebbe arrabbiato e l'avrebbe punito per avergli fatto perdere tempo, proprio come aveva picchiato
alcuni degli ex schiavi per essere venuti meno ai propri doveri. Cos la guardia rimase a osservare il
piccolo convoglio di muli e, mentre proseguiva verso l'insediamento, si rivolse ai compagni.
In piedi, ragazzi. Abbiamo compagnia.
Uno di essi schiuse uno occhio e toss. Che succede, Repha?
Uomini e muli in avvicinamento al campo.
Quanti?
Quattro. Chi pensi possano essere?
Non lo so. E neanche mi importa. Se si avvicinano ancora, di' loro che la miniera ha una nuova
gestione e che possono levarsi dal cazzo.
Gli altri due accanto a lui si erano riscossi durante lo scambio e sorrisero assonnati a quel
commento.
Repha and verso di loro e pungol il pi vicino con la punta dello stivale. Sembra che i muli
trasportino anfore. Vino, forse.
Vino?. Il compagno si alz in piedi e stiracchi le spalle. Be', e perch non l'hai detto? Se
vengono qui, allora vediamo se riusciamo a convincerli a separarsi da qualche brocca. Eh, ragazzi?
Ci sto, ghign un altro mentre andavano a raggiungere Repha alla balaustra e guardavano
l'insediamento in basso, in tempo per vedere l'ultimo mulo imboccare la strada principale. I nuovi
arrivati scomparvero alla vista per un po' ma poi emersero tra gli edifici, diretti all'entrata della miniera.
Il capo era in sella a un mulo, con le gambe penzoloni sui fianchi dell'animale. Indossava un mantello
biancastro con un cappuccio tirato indietro che rivelava i capelli scuri e i lineamenti di un uomo della
regione. Alz una mano in segno di saluto mentre conduceva il gruppetto al ponte che si estendeva sul
fossato esterno.
Puoi fermarti l!, lo apostrof Repha.
L'uomo tir le redini e il mulo si ferm. Gli altri fecero altrettanto e Repha vide che
indossavano semplici tuniche e stivali e non portavano armi.
Che cosa vuoi?
Manlio Oscorfo, mercante di vino di Palastino, al vostro servizio, fu la replica nel dialetto
locale. Ho saputo che c' stato un cambio di gestione qui alla miniera. Uomini di recente fortuna che
potrebbero voler spendere qualche moneta comprando i vini pi pregiati di tutta l'Asturia. Indic le
anfore infilate in cesti di vimini a ciascun lato dei muli. Abbastanza per placare la sete di un centinaio
di uomini. Se il prezzo  giusto. Ti va un assaggio, amico?
Perch no?, borbott uno dei compagni di Repha mentre andava alla scala che portava ai
piedi del corpo di guardia. Gli altri fecero per seguirlo ma Repha blocc loro la strada.
Abbiamo i nostri ordini. Nessuno entra o esce senza autorizzazione.
Quindi vuoi lasciare che quell'asturiano sia il tuo nuovo padrone?, lo schern uno dei
compagni. Che male c' a dare un'occhiata? E poi sono solo in quattro, e disarmati. Andiamo, Repha.
Una sbirciatina.
L'uomo non aspett una replica ma gli pass accanto e stava gi scendendo i gradini prima che
Repha potesse reagire.
E gli ordini?
Gli ordini? Che si fottano, dico io. Non prender mai pi ordini da nessuno.
Poco dopo, Repha era da solo. Esit per un momento e poi, con un moto di frustrazione, and a
raggiungere gli altri dietro alle porte. La sbarra era gi stata rimossa dai supporti e uno degli uomini di
guardia stava aprendo l'entrata. Repha strinse forte la lancia e li guid attraverso l'apertura, facendo un
ultimo tentativo di prendere il comando. Teneteli bene d'occhio, ragazzi. Al minimo segno di guai,
prima li infilziamo con le lance e poi facciamo domande. Capito?.
Li condusse adagio fuori dall'entrata e attraverso il ponte, senza mai smettere di stringere la
lancia. Si ferm a breve distanza dal mercante e lo studi con attenzione. Ben pasciuto e con un bel po'
di carne sulle guance.
L'uomo salut i ribelli con un sorriso e, smontato dal mulo, si inchin. Onorati clienti, giuro su
tutto ci che c' di sacro che non resterete delusi dalla mia merce. Ecco, lasciate che vi mostri cosa
abbiamo. Indic le giare appese al dorso di una bestia a met della piccola colonna. Cominciate con
il mio vino pi popolare. Si protese verso Repha e si picchiett il naso mentre gli si rivolgeva in tono
complice. E lasciate il meglio per ultimo, eh?.
Repha lanci un'occhiata agli uomini del mercante, per lo pi inespressivi a parte un accenno di
inquietudine alla vista dei quattro uomini armati che avanzavano verso di loro. Pi che naturale, dato il
rischio che correvano vendendo vino ai ribelli. Ma, d'altronde, un mercante era sempre pronto a correre
rischi laddove il profitto potenziale era pi alto.
Ecco!. Il mercante venne avanti e diede una manata su una delle anfore trasportate dal mulo
affidato al mandriano pi vicino, un uomo basso e robusto. Vino al miele di Barcino. Dolce e
rinfrescante. Tolse il tappo dal collo dell'anfora e si sporse per annusare.
Ah! Roba inebriante. Volete provarne un po'?
Perch no?, disse una delle guardie. E chiss, potremmo anche comprarne un po', invece che
prendercelo tutto e mandarvi via.
Andiamo!, ridacchi Oscorfo. Non c' bisogno di minacce, amici. Non con un brav'uomo
onesto come me. Fece segno agli altri mandriani di avvicinarsi. Portate delle tazze ai nostri amici!.
Obbediente, l'alto e magro mandriano in fondo alla colonna di muli agganci le redini
all'animale davanti e stacc un cesto appeso al dorso. Poi and a raggiungere il mercante e i suoi
clienti. Nel passare dietro al primo mandriano, parve inciampare, rischiando di far cadere il cesto. Il
compagno si volt ad aiutarlo e, un istante dopo, entrambi si tirarono su, spade e pugnali alla mano, e si
avventarono sulle guardie colte di sorpresa. Il mercante tir fuori un randello dalla sacca e lo abbatt
con violenza sulla testa del ribelle pi vicino. L'uomo croll di schianto.
Prendeteli!, grid il mandriano basso mentre si precipitava verso la guardia pi vicina e gli
affondava la spada nel diaframma con tutta la forza di cui era capace. Poi, mentre la vittima gemeva,
stratton la lama da un lato all'altro. L'altro mandriano gli men un fendente alla testa e il filo della
lama tagli il cranio, sprofondando nella materia grigia sottostante.
Era successo tutto cos in fretta che il mercante stava gi per calare il randello sulla testa di
Repha quando questi pens di reagire. Il ribelle si scans all'ultimo istante e l'arma gli pass rasente
l'orecchio. Poi si accovacci per avere maggiore equilibrio e abbass la punta della lancia, facendo
appello a tutte le sue forze per trafiggere l'infido mercante. Con la coda dell'occhio vide l'ultimo dei
suoi compagni cadere colpito al volto. Era accaduto tutto cos velocemente. Quegli uomini non erano
mandriani, ma assassini professionisti che avevano ingannato gli ex schiavi incaricati di proteggere la
miniera. Allora avrebbero pagato a caro prezzo il loro tradimento, decise Repha mentre contraeva i
muscoli e si preparava a impalare il mercante. L'uomo incespic all'indietro, l'espressione da gioviale
uomo d'affari tramutata in una maschera di terrore.
Un turbinio di metallo lucente tagli l'aria e Repha sent il dolore saettargli dalle dita fin su
nelle braccia quando il filo di una spada affond nell'asta della sua lancia. L'impatto spinse a terra la
punta dell'arma e, prima ancora che Repha si rendesse conto dell'accaduto, un pugnale gli tagli la gola
e sangue caldo gli sgorg sulla tunica. D'istinto, moll la lancia e arretr barcollante, serrandosi la gola
con le mani nel vano tentativo di arrestare l'emorragia. Sentiva gi la testa leggera mentre si guardava
attorno e vedeva che tutti i suoi compagni erano a terra. Uno immobile, gli altri due che si
contorcevano per le ferite mortali. Repha cerc di parlare, di gridare, di dare l'allarme, ma l'unico suono
fu un gorgoglio. La vista cominci a oscurarsi e un senso di vertigine lo assal. Il suo ultimo pensiero fu
il rimorso per essere venuto meno al dovere di proteggere gli altri compagni alla miniera. Poi, una
mano stretta sulla gola, tir fuori il pugnale dalla cintura e avanz incespicando verso il robusto
mandriano. L'uomo non ebbe difficolt a schivare l'attacco e gli fece lo sgambetto, mandandolo a finire
faccia in avanti. Repha cerc di alzarsi ma non aveva pi forze e giacque ansante mentre la linfa vitale
abbandonava il suo corpo.
Sta' fermo, bastardo di un ribelle, disse Macrone, calcando lo stivale sul polso dell'uomo,
schiacciandolo fino a che le dita non si aprirono e il pugnale cadde a terra. Macrone lo allontan con un
calcio e arretr di un passo per poi guardarsi attorno. Metello stava sfilando la spada dalla schiena del
suo avversario, mentre Cimbro cal di nuovo il randello sulla testa di un uomo che cercava di mettersi
seduto. L'ex schiavo perse i sensi e croll al suolo. Catone si stava gi allontanando dalla scena della
breve schermaglia. Alz la spada pi in alto che poteva e la mosse adagio da un lato all'altro, il segnale
di avanzata per il resto della coorte. Dalla cima della collina che dava sull'insediamento giunse una
replica e un rapido lampo quando il sole si riflett sul lucido metallo. Mentre rinfoderava la spada e si
voltava verso i compagni, Catone preg che non fosse stato avvistato dai ribelli ancora nel campo.
Prendiamo le loro lance. Mettete i corpi sotto al ponte e, Metello, riporta i muli
all'insediamento e lasciali da qualche parte dove non siano visibili.
Mentre i suoi ordini venivano eseguiti, Catone guard in direzione della coorte e fu contento di
vedere che c'erano ben poche tracce di movimento mentre i pretoriani seguivano un alveo secco nei
pressi dell'insediamento, che poi si ricongiungeva al fiume vicino alla miniera. Solo una debole nuvola
di polvere indicava il loro incedere. Per fortuna non sufficiente a richiamare l'attenzione di chiunque
fosse di guardia nel campo pi in alto. Si rivolse poi a Cimbro, che, ansante, si era appoggiato al
montante delle porte.
Ottimo lavoro.
Cimbro scosse la testa. Non pensavo che ce la saremmo cavata, signore.
Macrone rise. Oh, sei stato davvero bravo, amico. Davvero bravo, altroch. Ricordami di non
comprare mai un carro usato da te.
Cimbro sorrise debolmente e si stacc dal montante, facendo un respiro profondo per cercare di
calmarsi.
Cos va meglio. Catone gli diede un buffetto sulla spalla. Ma questa era la parte facile.
Perci non perdere la testa, eh?
Far del mio meglio, signore.
Non chiedo altro.
Non appena Metello torn dopo aver nascosto i muli, Catone guid il gruppetto attraverso le
porte e nell'area della miniera. Alla loro sinistra c'era una fila di capanni per gli attrezzi, aperti sul
davanti e con lunghe rastrelliere piene di picconi e vanghe. E poi il lungo tratto della falesia che,
composta di terra rossa e roccia, sembrava una larga ferita nel lato del crinale montuoso lungo il quale
si estendeva. La base della falesia era crivellata di aperture di gallerie disposte a intervalli regolari che
davano sul terreno spoglio, i cui confini erano delimitati dal ciglio della gola nella quale scorreva il
fiume. Qua e l c'erano mucchi di detriti scavati dalle gallerie.
Restate vicini alla falesia, ordin Catone, correndo a nascondersi all'ombra prima di
continuare verso la pista che conduceva al campo, distante quattrocento passi. Non c'era segno di vita
nella miniera, a eccezione del pigro volteggiare di uccelli scuri a un'estremit, ma Catone non ne era
sorpreso. Era un luogo desolato e quelli che erano stati costretti a lavorare l senza dubbio desideravano
evitarlo, sfregiati dal ricordo di ci che avevano subto. Acceler il passo fino a mettersi a correre e
lanci un'occhiata dietro di s per assicurarsi che i compagni gli stessero dietro. Era fondamentale che
trovassero il procuratore prima che il nemico si accorgesse della presenza della coorte. In prossimit
dell'inizio della pista che portava alla cengia, sulla quale il campo era stato eretto, Catone vide una fila
di robusti pali nel terreno, dai quali pendevano catene. Dietro di essi, in una piccola rientranza nella
rupe, visibile solo da vicino, c'erano diversi altri pali pi alti, con delle traverse. A ciascuno vi era
inchiodato un uomo. Tutti tranne uno erano morti e l'ultimo ciondolava il capo da una parte all'altra
mentre le labbra secche e spaccate si muovevano senza emettere suono.
Raggiunti gli uomini crocifissi, rallentarono e Catone sbianc quando si ferm a guardare
inorridito i corpi gonfi e mutilati.
Chi sono? Schiavi?
Pi probabile sorveglianti, o soldati della guarnigione, rispose Macrone. Poveri bastardi.
Al suono degli stivali che scricchiolavano sulla ghiaia, l'uomo superstite apr gli occhi e li
guard, muovendo la bocca nel tentativo di parlare. Ma non gli riusc che un rauco gemito gutturale.
Dobbiamo aiutarlo, disse Cimbro, facendo un riluttante passo verso la linea di uomini in
croce.
No, scatt Catone. Non c' tempo. Andiamo.
Signore, protest Metello. Dobbiamo....
Catone lo aggred furente.  gi morto.  troppo tardi per salvarlo. Adesso tieni la bocca
chiusa e obbedisci agli ordini.
Un momento, intervenne Macrone. C' qualcosa che possiamo fare per lui.
And ai piedi della croce e sollev la lancia. Accost la punta alla carne cedevole sotto la
gabbia toracica dell'uomo e, alzato lo sguardo, vide la consapevolezza brillare nei suoi occhi. Poi
l'uomo serr la mascella e annu. Senza esitazione, Macrone spinse con forza, affondando la punta nel
cuore. La testa dell'uomo scatt all'indietro e la bocca si spalanc in un grido muto mentre il suo corpo
si irrigidiva e cominciava a fremere, inchiodato com'era alla croce; infine si afflosci e rimase appeso
come carne nella bottega di un macellaio. Macrone strapp via la lancia e si scans per evitare lo
schizzo di sangue dalla ferita.
Va bene, disse cupo Catone. Lo spettacolo  finito. Muoviamoci. Cimbro, muoviti!.
Proseguirono veloci, inerpicandosi sulla pista ripida. In alto gli uccelli lanciavano striduli e
rauchi richiami mentre volteggiavano nell'aria rovente. Un centinaio di passi pi avanti, il sentiero si
ripiegava su se stesso per salire al campo e il gruppo cerc di restare nell'ombra mentre continuavano a
correre, trafelati per la fatica. Nei pressi della curva, Catone fu assalito da un fetore opprimente, acido e
nauseante, e cap all'istante di cosa si trattava. Il lezzo di corpi in decomposizione.
Cazzo, brontol Macrone, arricciando il naso per il disgusto. Non pensavo che questo posto
potesse essere anche peggiore.
Cimbro si port una mano alla faccia, turandosi il naso e coprendosi la bocca mentre arrancava.
Raggiunsero la curva e a quel punto videro l'origine del terribile odore. Sotto, una profonda buca era
stata scavata nel terreno ed era quasi piena di cadaveri. Gran parte erano nudi, ma alcuni indossavano
stracci. I cadaveri pi vecchi erano chiazzati e gonfi. Alcuni erano scoppiati, lasciando squarci nei quali
uccelli e animali selvatici avevano rovistato alla ricerca di organi e viscere. I corpi pi recenti erano
riversi sulla cima del mucchio e recavano ferite da armi da taglio. Catone fu nauseato nel vedere che
c'erano molte donne e bambini in mezzo a loro. Senza dubbio gli abitanti dell'insediamento e le
famiglie di quelli che lavoravano al campo. Portati l, massacrati e gettati nella fossa con i corpi degli
schiavi alle cui spalle un tempo avevano vissuto. Il sanguinoso ciclo della vendetta che non si fermava
mai.
Bastardi, disse Cimbro con la voce strozzata.
Quali? I loro o i nostri?, replic Catone. Andiamo, non abbiamo molto tempo. Tu conosci la
strada, perci guidaci.
Cimbro era ancora livido in volto e Catone lo scroll tenendolo per una spalla. Riprenditi.
Altrimenti finiremo laggi insieme agli altri.
Cimbro annu, deglut nervosamente e volt le spalle all'orribile scena. Cominci la salita lungo
l'ultimo tratto della pista fino alla cengia dove si trovava il campo. Quando avvistarono le prime
costruzioni, Catone impose l'alt e prosegu furtivo con Cimbro, tenendosi accostato alle rocce lungo il
lato del sentiero man mano che si apriva sull'ampia sporgenza all'ombra del crinale. Accovacciatosi,
Catone valut la disposizione del campo. Alla sua destra, c'era l'abitazione del procuratore. Semplici
muri imbiancati eretti su fondamenta di blocchi di pietra. Il tetto era coperto da tegole e, sul retro della
casa, tronchi frondosi indicavano la presenza di un giardino. L'abitazione era separata dal resto del
campo da una cinquantina di passi, lungo i quali si ergevano una serie di costruzioni pi piccole. Gli
alloggi della guarnigione, dei sorveglianti e degli altri impiegati della miniera, pens Catone. Pi oltre
c'era un'entrata fortificata. C'era una passerella sul muro che dava sugli alloggi degli schiavi dall'altro
lato. La porta era aperta e il bastione dal quale le sentinelle avevano sorvegliato le baracche degli
schiavi era abbandonato.
Gran parte dei ribelli lasciati a guardia del campo avevano occupato gli alloggi della
guarnigione e sedevano su panche all'esterno, mentre giocavano a dadi, ridevano e chiacchieravano,
godendosi la recente libert. Un uomo era stato messo di guardia all'ingresso della casa del procuratore,
ma era seduto su uno sgabello, la schiena contro il muro e la testa ciondoloni sul petto. Stava
sonnecchiando.
Non posso dire di essere colpito dal modo in cui i ribelli stanno sorvegliando questo posto,
osserv Catone. Saranno anche coraggiosi ma la disciplina  pessima. C' un altro modo per accedere
alla casa del procuratore?.
Cimbro annu e indic il lato della casa che costeggiava la rupe. C' una zona sul retro della
casa che il procuratore precedente aveva sgomberato per farne un campo di addestramento. C' una
porta accanto agli alloggi della servit.
Catone guard lungo il muro e, malgrado ci fosse solo uno stretto spazio tra questo e la rupe,
sembrava piuttosto semplice da percorrere, ammesso che non li vedesse nessuno. In tal caso, sarebbe
stato facile bloccare ciascuna estremit e intrappolarli. Chiam con un cenno Macrone e Metello e
spieg loro il suo piano.
L  da dove entriamo. Poi troviamo il procuratore e lo teniamo al sicuro fino a che la coorte
non prende il campo. Al mio segnale.
C'era un tratto di terreno aperto che li separava dall'angolo della costruzione. Nessuno guardava
dalla loro parte e la sentinella fuori dalla casa sembrava ancora addormentata. Se si fossero messi a
correre insieme, c'era il rischio che li vedessero. Perci Catone si distese a pancia in gi mentre
emergeva da dietro una roccia e strisci sulla ghiaia e le zolle d'erba fino a raggiungere l'angolo, dove
si alz in posizione accovacciata e fece segno di avanzare al prossimo del gruppo. Macrone fu seguito
da Metello e poi fu la volta di Cimbro. La guida lanci un'occhiata a sinistra, si mise gi e cominci ad
avanzare carponi, lasciandosi dietro una piccola nuvola di polvere.
Catone guard in direzione dei ribelli e vide un uomo alzarsi dalla panca e fare qualche passo
verso di loro, tenendo d'occhio la casa del procuratore.
Cimbro!, sibil. Gi! Svelto!.
La guida si ferm e guard Catone con aria interrogativa; per un momento diede l'impressione
che avrebbe continuato come se niente fosse. Catone abbass una mano con violenza e Cimbro si
sdrai sullo stomaco, premendosi contro il suolo. Una leggera nebbiolina di polvere si lev attorno a lui
e si dissolse mentre Catone sbirciava dietro l'angolo per osservare il ribelle. L'uomo continu a
guardare nella loro direzione ancora per un momento, poi stiracchi le braccia, ruot le spalle e torn
dai compagni. Catone emise un lungo sospiro di sollievo e fece segno a Cimbro di continuare.
Raggiunto l'angolo, Macrone gli punt un dito addosso. Che stavi facendo, coglione? Cercavi
di farci uccidere tutti?.
Cimbro stava tremando. Mi dispiace, signore. Io... io....
Non importa, intervenne Catone. Sta' con me.
Li condusse lungo il muro, avanzando con cautela nei punti in cui il ciglio della falesia
scendeva fin sulla strada. In prossimit dell'estremit opposta, udirono un grido in lontananza, poi un
altro. Poi il suono di una campana riecheggi in tutto il campo. Catone e gli altri si fermarono per
guardarsi indietro.
Cimbro sussult come se l'avessero colpito. Oh, dolce Giove, ci sono addosso!.
 la coorte che hanno avvistato, razza di sciocco. Non noi. Continua a muoverti.
Procedettero sulle rocce fino alla fine del muro e, con il cuore martellante, Catone si ferm; poi
guard dietro l'angolo. Era come l'aveva descritto Cimbro. Un tratto di terreno era stato sgomberato per
allestirvi un campo di addestramento, completo di bersagli per arco e giavellotto. Si capiva che il
procuratore precedente doveva considerarsi una specie di guerriero. Non c'era nessuno in vista ma
adesso si sentiva urlare dall'interno della casa. Catone fece segno agli uomini di avanzare e si mosse
lungo il muro posteriore verso l'entrata ad arco, chiusa da un pesante chiavistello di ferro. Catone
accost l'orecchio alla porta ma non ud alcun suono dall'altro lato. Con la lancia nella destra, si fece
animo e forz il chiavistello, che si sollev con un rumore stridente; la porta si apr sui cardini con un
leggero cigolio, rivelando un piccolo cortile. Su ciascun lato c'erano delle celle. Di fronte a Catone c'era
l'imboccatura di un piccolo corridoio che dava su un giardino interno.
Condotti in casa gli altri, lanci occhiate circospette nelle piccole stanze a ciascun lato. Erano
per lo pi vuote, a parte qualche brandello di indumento o coperta. Una conteneva ceste con tegole e
mattoni. Vicino al passaggio c'erano due celle pi grandi con pesanti porte chiodate. Entrambe erano
sprangate e avevano piccole aperture a sbarre per farvi entrare la luce. Macrone sbirci nella prima e
all'interno in penombra scorse tre uomini in catene seduti sul pavimento di pietra. Uno lo guard
strizzando gli occhi e sput.
Quei figli di puttana sono tornati a pestarci di nuovo, ragazzi.
Affascinante, comment Macrone. Ma se  quello che volete....
Il prigioniero trasal. Sei romano? Romani!. Diede uno spintone all'uomo accanto. Sono i
nostri. Finalmente, cazzo.
Zitto, ordin Catone mentre Macrone tirava indietro la spranga e apriva la cella. Chiudi il
becco, dannazione!.
La luce inond la cella e Catone vide che gli uomini avevano braccia e gambe coperte di tagli
ed ecchimosi ed erano seduti nella loro stessa lordura. Il primo tir su le catene e le scroll. Levatemi
queste!.
Abbassa la voce!, ringhi Catone. Uno di voi  il procuratore?
Gaio Nepone?  nell'altra cella.
Catone torn fuori. Metello, fa' uscire questi uomini da qui.
And alla porta accanto, tir indietro la sbarra ed entr. Un uomo era raggomitolato sul
pavimento. Era nudo e la pelle, segnata da ustioni e tagli, era viola per le selvagge percosse subite.
Catone gli si inginocchi accanto e lo scosse delicatamente per una spalla. L'uomo emise un lamento e
si ritrasse al tocco del prefetto.
Cimbro, porta al procuratore qualcosa da mettersi addosso e poi proteggilo con la vita.
Fuori dalla cella, Macrone gli and incontro con aria preoccupata. Sono messi davvero male,
signore. Non possiamo andare lontano con loro.
Allora dovranno restare qui fino a quando la coorte prende l'edificio. Se....
Furono interrotti da un grido di allarme e, voltatisi verso il passaggio, videro uno dei ribelli
mettersi una mano attorno alla bocca e urlare verso la parte anteriore della casa.
Merda!. Catone abbass la spada e si mise a correre verso il passaggio, seguito a ruota da
Macrone. Al rumore degli stivali, il ribelle si guard attorno sgomento, poi si gir e fugg, scavalcando
con un salto un cespuglio ornamentale mentre attraversava di corsa il giardino. Gi era comparso un
altro uomo, armato di spada, e capita al volo la situazione, url per chiamare aiuto. Catone e Macrone
avevano fatto pochi passi nel giardino. In netto contrasto con l'aspro paesaggio del resto della miniera,
il cortile interno era bordato di cipressi e alberi da frutto di vario genere. Cespugli curati giravano
attorno all'area ghiaiosa e la dividevano in quadranti. Al centro c'era un laghetto quadrato, nel quale
una fontana bagnava la statua di un delfino. Robuste panche di legno erano disposte a intervalli attorno
al giardino. Era il ritratto della colta serenit contro il rozzo sfondo della miniera imperiale, ma fu solo
un pensiero fugace mentre Catone si fermava a guardare il giardino nella sua interezza. Altri uomini
stavano emergendo dalla casa, capeggiati da una grossa figura dalla corazza lucida. L'uomo guard
torvo Catone e sbrait un ordine ai suoi prima di mettersi a correre a gran velocit.
Catone spinse Macrone verso il cortile degli schiavi. Indietro!.
Si precipitarono nel passaggio e chiusero con forza la porta chiodata.
Metello! Cimbro! A me!, url Catone lasciando la lancia e spingendo la spalla contro la
porta, puntellando i piedi per assorbire l'impatto dall'altro lato. Macrone fece altrettanto mentre gli altri
accorrevano ad aiutarli.
Sono troppi, disse Catone. Usate le lance su chiunque cerchi di superare la porta.
Annuirono, impugnando le lance con una presa dall'alto, pronti a colpire. Il suono di voci e lo
scricchiolio di stivali sulla ghiaia giunse dall'altro lato della porta e, un istante dopo, corpi si
abbatterono su di essa. Catone e Macrone rincularono e poi spinsero in avanti con tutte le loro forze.
Catone era il pi vicino al bordo della porta e, quando si schiuse nella sua direzione, tir fuori il
pugnale e lo impugn con decisione. La porta si mosse di nuovo e, malgrado i loro sforzi, i due ufficiali
cominciarono a perdere terreno un pollice dopo l'altro. Apparvero delle dita, vicino alla faccia di
Catone, e all'istante le aggred con il pugnale, tagliandole fino all'osso. Un ululato di dolore e furia
giunse dall'altro lato mentre la mano veniva tirata via e, per un secondo, la porta smise di muoversi
verso l'interno.
Spingete!, ringhi Catone, gettandosi contro la porta.
All'improvviso, la porta sobbalz con violenza, aprendo un varco abbastanza grande perch
Metello vedesse il nemico.
Hanno una panca!, avvert i compagni, mentre affondava la lancia e la tirava indietro.
L'improvvisato ariete colp di nuovo, scuotendo la spalla di Catone, e i ribelli dall'altro lato
approfittarono del vantaggio costringendo i romani a cedere terreno.
Si mette male, ragazzo!, ringhi Macrone, che cominciava a essere schiacciato nell'angolo tra
la porta e la parete del passaggio. Non ce la facciamo.
Catone cap che la lotta per la porta era ormai vana. Quando ve lo dico, arretrate. Difendiamo
il passaggio.
Macrone annu. Mantennero la posizione meglio che potevano fino a quando la panca si abbatt
di nuovo.
Adesso!.
I due ufficiali si tirarono indietro mentre la porta crollava verso l'interno, scaraventando a terra
un sorpreso ribelle. Metello colp fulmineo, affondando la lancia tra le scapole dell'uomo e
spezzandogli la spina dorsale. Il ribelle si afflosci e fu colto da spasmi mentre i compagni mettevano
gi la panca e si preparavano allo scontro. Erano numerosi, armati di lance e spade, raggruppati attorno
al grosso guerriero che, estratto un gladio, attacc l'asta della lancia di Metello, sbattendola contro il
lato del passaggio, dove, per l'urto, si spezz. L'optio guard interdetto l'asta rotta e poi ne spinse
l'estremit scheggiata nell'avambraccio del guerriero, abbassandosi a recuperare la lancia di Catone. La
ferita non fece che infuriare il guerriero che si strapp via la lancia spezzata e la scagli in faccia al
prefetto, colpendolo alla fronte nel senso della lunghezza. Fu un colpo violento, ma non sufficiente a
farlo arretrare. Il guerriero si lanci in avanti, sbalzando via Catone e scoprendo Cimbro.
Nonostante la mano tremante, la guida non si mosse e tent un disperato affondo con la lancia.
La forza impressa non era sufficiente per uccidere il guerriero, ma la punta colp l'asturiano a una
guancia, gli lacer la carne, rimbalzando contro l'osso prima di trafiggergli l'occhio. L'uomo emise un
ruggito di rabbia e barcoll all'indietro, serrandosi con la mano l'orbita devastata, mentre sangue e
corpo vitreo scorrevano dalla ferita. La determinazione dei suoi uomini, scossi dall'accaduto, venne
meno e i ribelli si fermarono sulla soglia. Macrone ne approfitt per lanciarsi alla carica, agitando la
spada da un lato all'altro. Gli ex schiavi arretrarono e alcuni si diedero alla fuga. Il guerriero asturiano
indietreggi, tenendosi la mano contro la faccia. Squadr Macrone con l'occhio buono mentre tirava su
la spada, pronto ad affrontare eventuali attacchi. Ma Catone era consapevole della propria inferiorit
numerica e grid: Lasciatelo! Difendete il passaggio. Metello, metti qui quella panca e chiudi la porta.
Prima che i bastardi ritrovino il coraggio.
Poi scocc un ghigno a Cimbro. Ottimo lavoro! Faremo di te un vero soldato. Adesso vieni
con me.
Corsero alla cella dov'erano stipati i materiali da costruzione e tornarono con le ceste di tegole e
mattoni, addossandole alla porta; poi incastrarono la panca sotto alla spranga e arretrarono, spade alla
mano, preparandosi al tentativo nemico di abbattere di nuovo la porta. Ci furono urla dal giardino ma
adesso gli squilli delle trombe della coorte si propagarono attraverso le pareti del cortile. Catone aveva
ordinato a Cristo di fare quanto pi rumore possibile una volta entrati nel campo, allo scopo di
distogliere i ribelli dal tentativo di recuperare gli ostaggi.
Ormai manca poco, disse Catone con calma, per incoraggiare Cimbro e i prigionieri.
Dobbiamo solo trattenere quei bastardi per un po'.
Dall'altro lato della porta, una voce stentorea dava il ritmo e poi, con un sonoro schianto, il
legno sussult e frammenti di intonaco caddero dal soffitto del passaggio. Anche stavolta i ribelli si
stavano servendo di una panca.
Catone prepar la spada e fece un respiro profondo per calmare il cuore impazzito. Pronti....
Giunse il colpo successivo e stavolta uno dei pannelli della porta si spezz, e Catone sent
piccoli frammenti di legno piovergli addosso. Premette con tutto il peso contro la panca perch restasse
al suo posto, appena prima che la porta sobbalzasse di nuovo, e stavolta un'intera sezione di intonaco
precipit sul pavimento. Il pannello di legno esplose verso l'interno, e quando il nuovo ariete venne
ritirato, Catone vide gli uomini al di l, incalzati dal guerriero asturiano. All'esterno della casa, il suono
delle trombe stava crescendo d'intensit e, all'udire le urla e il lontano clangore delle armi, Catone e i
suoi compagni sentirono crescere le speranze. Ci furono altri tre colpi e un secondo pannello si
schiant. Poi l'attacco cess.
Catone e gli altri udirono le grida sgomente dall'altro lato, sovrastate dalle urla rabbiose, ma
vane, del guerriero asturiano. Attraverso la breccia frastagliata, Catone vide i ribelli fuggire nel
giardino. Poi la visuale fu bloccata quando il guerriero sollev la panca e la abbatt sull'apertura, in un
ultimo gesto di frustrazione e sfida. Alla fine, l'uomo si diede alla fuga. Quando il suono degli stivali
sulla ghiaia si attenu, Catone scambi un'occhiata con Macrone.
Andato, credo.
Speriamo di s, signore. Ancora qualche colpo e la porta si sarebbe spalancata come le gambe
di una puttana.
Catone fece una smorfia a quella similitudine. Non avrei usato esattamente queste parole, ma 
cos.
Misero gi le armi ma le tennero a portata di mano, tendendo le orecchie per un eventuale
ritorno del nemico.
Cimbro si lecc le labbra con fare nervoso. Credi che se ne siano andati per sempre, signore?
Non ne ho idea. Ma tieniti pronto, per sicurezza.
Non dovettero aspettare a lungo. Dal giardino si ud arrivare qualcuno e Catone diede l'ordine di
tenersi pronti. I compagni, armi in mano, fissarono lo sguardo sulla porta. Poco dopo, l'estremit della
panca si mosse nel pannello squarciato, poi fu tirata via e un'ombra cadde sull'apertura. Infine, videro la
faccia del tribuno Cristo, che sbirciava circospetto attraverso il varco.
Prefetto Catone, sei tu, signore?
Certo che sono io, dannazione.
Macrone gli diede di gomito. Sanguini, ragazzo. Da dove quel bastardo ti ha colpito con l'asta
della lancia.
Catone rinfoder la spada e avvert per la prima volta il dolore alla fronte. Si tast piano e le
dita risultarono calde e appiccicose. Una ferita superficiale, si rese conto sollevato. Poi torn a guardare
Cristo.
Non avrei mai pensato di dirlo, ma sono contento di vederti. Adesso apri quel dannato affare e
manda a chiamare il chirurgo. Il procuratore  messo male.
...
.
...
CAPITOLO 22.
...
.
...
Ha un braccio rotto, le costole incrinate, perso diversi denti e le ginocchia maciullate. Ha
ustioni alle natiche e ai genitali, oltre a svariate ferite e piccole incisioni provocate da una lama
affilata.... Il medico della coorte enumer le ferite sulla dita, poi fece una pausa scuotendo la testa.
Ha subto un pestaggio in piena regola da quei bastardi di ribelli.
Si riprender?, domand Catone.
Il medico inarc un sopracciglio. Certo che no, signore. Sar fortunato se sopravvive. E anche
in tal caso, non recuperer quasi l'uso delle gambe e ci saranno cicatrici che porter per il resto della
vita.
Va bene, fece spazientito Catone. Ma sar in grado di parlare quanto prima?
Parlare? Quell'uomo ha bisogno di riposo, signore. Ho fatto quello che posso per lui e gli ho
dato una pozione per dormire, cos che il suo corpo possa rilassarsi e cominciare a riprendersi.
Pozione per dormire?. Catone si accigli. Dannazione a te. Ho bisogno che sia sveglio.
Devo parlargli il prima possibile. Per quanto tempo dormir?.
Il medico si sfreg la guancia pensieroso. Fino a domattina, secondo me. Forse pi a lungo.
Catone digrign i denti e poi annu. Bene. Ma mandami a chiamare nell'istante in cui riapre gli
occhi. Intesi?
S, signore.
E il conto del macellaio? Quanti uomini abbiamo perso?.
Il medico sorrise. In questo caso, buone notizie. Neanche un morto. Sei feriti nella schermaglia
una volta che abbiamo raggiunto il campo. Per tre di essi, nient'altro che tagli, due con le ossa rotte e
uno ha perso una mano. Un grosso bastardo con un occhio solo gliel'ha mozzata con la spada prima che
i ragazzi lo facessero fuori. Tutto sommato, ce la siamo cavata con poco, signore.
Ottimo. Dove li stai curando?
Nella sala da pranzo del procuratore, signore.
Catone abbass lo sguardo sul funzionario addormentato. Nepone aveva ricevuto le cure nella
cella e poi era stato fatto distendere su un materasso portato dalla casa. Era frustrante non poterlo
interrogare immediatamente e avrebbe dovuto farsi bastare uno degli ostaggi. Dopo di che, doveva
occuparsi del campo e approntarne le difese. La notizia della sua cattura sarebbe giunta presto alle
orecchie di Iskerbeles, che sicuramente avrebbe approfittato dell'occasione per schiacciare la coorte
isolata. La distruzione di un'unit scelta dell'esercito romano avrebbe ispirato i suoi seguaci e
dimostrato che i padroni imperiali della provincia non erano invincibili.
Gli altri tre ostaggi erano fuori nel cortile. Macrone aveva tolto loro le catene e, nonostante le
piaghe aperte a caviglie, polsi e collo, furono contenti di poter distendere di nuovo le membra all'aria
aperta. Fecero del loro meglio per mettersi sull'attenti quando Catone emerse dalla cella di Nepone.
Erano ancora coperti di sporcizia e puzzavano cos tanto che Catone non pot fare a meno di arricciare
il naso.
Il primo ordine del giorno quando avr finito qui  che vi diate una ripulita.
S, signore. Siamo spiacenti.
Comodi. Chi  il pi anziano in grado qui?.
Il pi basso dei tre, un uomo biondo con gli occhi azzurri e la pelle chiara - un celto, ipotizz
Catone - annu. Optio Pasterico, signore. Al comando della guarnigione. Terza coorte gallica.
Dimmi cosa  successo. Non ho visto traccia di scontri venendo al campo, perci immagino
che Iskerbeles non abbia dovuto lottare troppo.
No, signore. Pasterico ebbe un moto di disagio. Non siamo riusciti a opporre resistenza.
Erano in migliaia. Avremmo potuto trattenerli dietro al muro per un giorno, forse due, ma il
procuratore non ce l'ha permesso. Iskerbeles gli ha mandato un messaggero per ordinargli di cedere la
miniera entro l'alba del giorno seguente, altrimenti ogni persona nel campo sarebbe stata uccisa e
Nepone stesso frustato e crocifisso. Per dimostrare che diceva sul serio, Iskerbeles ha fatto prelevare
dieci uomini dall'insediamento e li ha fatti decapitare davanti alle porte. Poi le teste sono state lanciate
al di l del muro, indirizzate al procuratore. Esit prima di continuare. A essere sinceri, signore,
Nepone non  il tipo del guerriero impavido. Ma credo gestisse bene la miniera. A ogni modo, all'alba
del giorno dopo ha detto che avrebbe ceduto la miniera se i ribelli garantivano un salvacondotto per
Tarraco alla guarnigione, agli impiegati della miniera e alle loro famiglie. Iskerbeles ha dato la sua
parola. Poi, nel momento in cui abbiamo deposto le armi, i suoi uomini ci hanno aggrediti. Ci hanno
portati alla fossa comune e hanno cominciato a tagliare gole e a gettarvi dentro i corpi. Io e i ragazzi
siamo stati risparmiati solo perch eravamo le guardie del corpo del procuratore e Iskerbeles ha detto
che poteva aver bisogno di qualche testa al momento di chiedere il riscatto per Nepone.
E meno male, cazzo, che siamo arrivati noi, comment Macrone.
Cos' successo poi?, domand Catone.
Pasterico si gratt le ascelle. Non l'abbiamo visto, signore. Ma i ribelli di guardia ce l'hanno
riferito. Pare che Iskerbeles abbia liberato gli schiavi e consentito loro di fare quello che volevano al
campo e all'insediamento. Quando gli schiavi hanno finito con i locali, i romani sono stati uccisi e sono
andati a raggiungere gli altri nella fossa comune.
Catone rimase in silenzio per un momento, mentre giurava di farla pagare cara al capo dei
ribelli e ai suoi seguaci per le atrocit che avevano compiuto. Ammesso che avesse mai avuto la
possibilit di vendicare le vittime. Davvero improbabile, date le attuali circostanze. Accanton quel
pensiero e affront una questione pi essenziale.
Cosa ne  stato della riserva d'argento della miniera?.
L'optio scosse la testa. Non lo so, signore. Suppongo che i ribelli l'abbiano portata via con s.
Non ne ho mai sentito parlare quando ci hanno messi in cella.
Sei sicuro? Neanche un accenno?.
Pasterico riflett. Nessuno, signore. Ne sono certo.
Catone lo ritenne strano, se le cose stavano davvero cos. Un tesoro simile doveva suscitare
qualche commento. Ma forse le notizie sul suo destino non erano giunte alle orecchie degli ostaggi.
Sper che il procuratore potesse fornire maggiori dettagli una volta ripresi i sensi. Nel frattempo, c'era
molto da fare per salvaguardare il campo. Esamin l'optio. Come ti senti, Pasterico?.
L'uomo stiracchi la schiena e fece una smorfia. Sono stato meglio, signore. Un sacco
meglio.
Ho bisogno che mostri a me e al centurione Macrone la miniera. Ce la fai?
S, signore.
Bravo. Allora forza, muoviamoci.
Attraversarono il passaggio e il giardino per entrare nella casa vera e propria. Il giardino era
espressione di un gusto raffinato ed era stato ben curato e l'interno rivel altrettanta opulenza, con
arredi pregiati, complessi affreschi raffiguranti scene di caccia e mitologia e un attutito rimbombo sotto
i piedi mentre passavano attraverso gli alloggi del procuratore. Catone si volt verso l'optio e indic il
pavimento. Ipocausto?
S, signore.
Catone strinse le labbra e lanci un'occhiata a Macrone. Pare che Nepone avesse la passione
per le comodit.
Macrone reag con un sorriso malizioso. Mai avrei detto che i procuratori imperiali fossero
cos ben pagati. A questo punto immagino che non tutto l'argento estratto da queste colline sia finito a
Roma.
Cos parrebbe.
Lasciarono la casa, attraversarono il cortile anteriore ed emersero nello spazio aperto che
separava l'abitazione del procuratore dal resto degli uomini impiegati alla miniera. Centinaia di
pretoriani erano l intorno, seduti o in piedi, e quelli pi vicini scattarono sull'attenti al passaggio di
Catone e degli altri due. Il prefetto si avvi verso il punto in cui gli stendardi sventolavano sopra gli
elmi dei soldati e trov Cristo e gli altri centurioni. Si scambiarono un saluto e Catone interrog il
tribuno.
Finito di setacciare il posto alla ricerca di ribelli?
Proprio in questo momento. L'ultimo si nascondeva nelle baracche degli schiavi. A meno che
non ce ne siamo fatti sfuggire qualcuno. A ogni modo, non ci sono prigionieri.
Nessuno?
Si sono rifiutati di arrendersi, signore. Ho dato loro la possibilit ma hanno combattuto fino
alla fine, come animali messi alle strette. Accenn al mucchio di corpi insanguinati vicino al punto pi
alto della pista che portava alla miniera.
Catone guard i cadaveri. Falli gettare nella fossa.
S, signore.
Voglio due centurie fisse sul muro a guardia della miniera. Faranno i turni. Voglio anche che
l'insediamento venga setacciato alla ricerca di provviste prima che si chiudano le porte. Centurione
Pulcro?.
Il massiccio ufficiale venne avanti. Signore?
Prendi quaranta uomini. Setaccia il campo per lo stesso motivo. Tutto quello che trovate deve
essere preso e stivato in casa del procuratore. Occupatene subito.
Pulcro salut e and a raggiungere la sua centuria a passo svelto. Catone si rivolse a Macrone e
Pasterico. Bene, diamo un'occhiata a questo buco infernale. Cominciamo dal fondo del campo. Facci
strada.
Varcarono il muro che conduceva agli alloggi degli schiavi, dove il lezzo di escrementi umani
restava appiccicato alle baracche, costruite cos vicine tra loro che un uomo poteva allargare le braccia
e toccare contemporaneamente due edifici. Lungo i muri c'erano a intervalli regolari piccoli buchi per
consentire alle acque di scolo di finire nei canali che scorrevano tra le baracche fino alla falesia, per poi
cadere di sotto nella zona di scavo. Per fortuna i canali si erano asciugati da quando gli schiavi erano
stati liberati da Iskerbeles. Dalla parte opposta, c'era un altro fossato, un muro e un ingresso che davano
su un'ampia distesa di basse strutture di pietra compattate con rocce e terra.
Cos' quella roba?, volle sapere Macrone.
Cisterne d'acqua, signore, rispose Pasterico. Poi indic un canale naturale che scendeva lungo
il ripido pendio dietro quelle strutture. Vengono alimentate da un ramo dell'acquedotto che attinge a
una sorgente sulle montagne e arriva fino ad Asturica. Lass c' una chiusa. Ma vi si pu accedere solo
dall'altro lato del crinale, per via della falesia.
Catone si arrampic sull'orlo della cisterna pi vicina per avere una visione d'insieme. Era una
vista impressionante. La cisterna era lunga una quarantina di passi e larga venti, sigillata con il
cemento. Il livello dell'acqua era a circa due terzi del serbatoio, calcol, che sembrava avere una
profondit di dieci passi. Un considerevole volume d'acqua, dunque. Una grossa chiusa era costruita nel
lato che dava sulla miniera e si immetteva in un profondo canale di scolo rivestito di cemento che
terminava sul bordo della falesia. C'erano altre sei cisterne lungo la base della collina, ciascuna
luccicante d'acqua. Era un'incredibile opera di ingegneria secondo qualsiasi criterio, nonch ennesima
dimostrazione della portata delle sfide che i romani intraprendevano regolarmente. Catone non riusc a
soffocare un moto di orgoglio per la civilt a cui apparteneva. Quello era un traguardo che i barbari non
potevano neanche sognarsi di raggiungere. Poi gli torn alla mente il lato pi oscuro di quel posto e si
volt a guardare le baracche degli schiavi. C'era sempre un prezzo pagato da tanti per le conquiste
rivendicate da pochi.
Non resteremo senza niente da bere, comment Macrone. Ma dovremo accontentarci
dell'acqua adesso che quei bastardi di ribelli hanno bevuto tutto il vino.
Catone prosegu fino alla falesia, dove l'estremit del canale di scolo terminava sgretolandosi.
Duecento piedi in basso c'era la brulla distesa degli scavi minerari, punteggiata di pretoriani che si
aggiravano per quell'ambiente sconosciuto. Era un buon punto di osservazione per vedere la miniera,
l'insediamento e il paesaggio al di l, che si estendeva su una campagna ondeggiante tra le colline, fino
a che la foschia in lontananza oscurava la vista.
Da adesso in poi voglio una sorveglianza da questa posizione.
Macrone annu. S, signore.
Catone si volt poi a guardare l'insediamento. Le costruzioni sono troppo vicine al fossato
esterno. Dovremo eliminarle. Daremo alle fiamme tutto quanto fino al foro e butteremo gi quello che
resta. Avremo cos un discreto tratto di terreno aperto davanti alle difese.
Distruggere l'insediamento?. Pastorico risucchi un profondo respiro tra i denti. Non sar
una decisione popolare, signore.
Direi che a gran parte dei proprietari ormai non importi pi, replic asciutto Catone. Se
qualcun altro trova da ridire sulla mia decisione, allora pu rivolgersi al governatore.
Spost lo sguardo sul fossato e sul muro. Entrambi erano stati realizzati pi a scopo di
sorveglianza che per resistere a un attacco in piena regola. Il fossato era poco profondo, il muro non
alto abbastanza n spesso.
Dovremo fare il possibile per rinforzare la prima linea di difesa. Poi avremo bisogno di
un'altra linea... l, dove la gola si piega verso la falesia. Niente di complicato, qualcosa che basti a farci
guadagnare tempo per ritirarci in buon ordine. La nostra ultima linea di difesa sar in cima alla pista. Il
nemico si trover davanti una salita difficile e dovr attaccare su un fronte stretto, cosa che gioca a
nostro favore.
E se i ribelli riescono a passare?, chiese Macrone.
Allora possiamo fortificare la casa del procuratore, o difendere il muro davanti agli alloggi
degli schiavi.
E faremo l'ultimo tentativo di resistenza.
S, concluse Catone. Ma supponiamo che non si giunga a tanto.
Sentiti pure libero di supporre. Il fugace sorriso di Macrone lasci il posto a un'espressione
cupa. Non mi entusiasma pensare all'alternativa, dato quello che abbiamo visto prima.
Catone annu con convinzione mentre spostava lo sguardo sul ripido versante dietro al campo.
C'erano delle balze lungo la cima e il pendio era a strapiombo in pi punti.
Sembra che non ci siano accessi al campo da quella direzione. Sai di sentieri o piste che
conducono lass, Pasterico?
Non c' niente, signore. Perfino le capre sono riluttanti ad avventurarsi troppo in alto.
Allora  una cosa in meno di cui preoccuparsi, a meno che il nemico non occupi le cime e
faccia rotolare massi gi sul campo. Ma  pi probabile che si rivelerebbe una seccatura piuttosto che
un pericolo. Catone osserv il crinale roccioso che incombeva su di loro. Potrebbero cercare di usare
le corde per calare gli uomini lungo le falesie. Perci dovremo disporre dei picchetti l sotto per
sicurezza... C' altro che dovrei sapere, optio? Altri possibili accessi alla miniera o al campo? Potenziali
punti pericolosi? La gola sotto la miniera?.
Pasterico scosse la testa.  uno strapiombo, signore. Non pi di cinquanta piedi ma il fiume 
caratterizzato per lo pi da rapide. Non c' modo di guadarlo. Sarebbe da incoscienti cercare di arrivare
in barca laggi con l'intenzione di scalare la gola.
Dar un'occhiata pi da vicino non appena ne avr la possibilit. Catone si diede un ultimo
sguardo intorno per assicurarsi di aver considerato tutti i pericoli evidenti e poi si diede una manata
sulla coscia. Molto bene. C' ancora un'ora di luce. Diamoci da fare.
I mucchi di detriti scavati dalle gallerie offrivano materiale in quantit per rinforzare il primo
muro. Mentre due centurie si tenevano pronte a combattere, il resto della coorte depose le armi e si
tolse la corazza per usare attrezzi e carretti, presi dai magazzini della miniera, per trasportare rocce e
terra sul retro del muro, dove venivano compattate strato su strato. Era un lavoro massacrante dopo la
giornata di marcia e la conquista della miniera, ma Catone li fece lavorare fino a che non ci fu pi luce.
Solo allora gli uomini furono liberi di consumare le proprie razioni e trovare alloggio nelle baracche
usate dalla guarnigione della miniera, dai sorveglianti e dall'altro personale. Non c'era spazio
sufficiente per tutti e la centuria di Macrone condivise la casa del procuratore con gli ufficiali.
Era rimasto un ultimo compito da portare a termine e Catone guid una delle centurie sul muro
che dava sull'insediamento. Si misero all'opera a partire dagli edifici pi esterni procedendo verso
l'interno, ammucchiando mobili, ceste, tessuti e qualsiasi altra cosa potesse bruciare prima di versare
generose quantit d'olio su ciascuna catasta. Giunti al foro, Catone diede ordine di cessare con la
preparazione del materiale incendiario e ordin a tutti tranne un manipolo di tornare alla miniera. Poi,
insieme agli uomini rimasti, us acciarino e pietra focaia per accendere le torce con cui appicc il fuoco
alle costruzioni pi vicine al muro. Le fiamme erano gi alte nella notte quando Catone raggiunse
Macrone nella torre sul corpo di guardia per osservare quello spettacolo. Alcune delle case pi vicine
stavano andando a fuoco, con lingue arancioni e rosse che guizzavano da usci e finestre. Luce
tremolante brillava lungo i bordi dei tetti prima che le travi sottostanti fossero consumate dal fuoco e
crollassero, aprendo brecce tra le tegole, attraverso le quali altre fiamme lambivano l'oscurit man
mano che il rogo si propagava di edificio in edificio. C'era poco vento ad alimentare le fiamme e
l'incendio si diffondeva lento nel resto dell'insediamento. Tuttavia, il calore strin le facce degli uomini
lungo il muro e sul corpo di guardia, costringendoli ad arretrare e a ripararsi dietro alle palizzate mentre
continuavano a guardare.
Si vedr per miglia, osserv Macrone.
Inevitabile. Se incendiassimo l'insediamento di giorno, il nemico vedrebbe comunque il fumo.
Andava fatto adesso per darci il tempo di demolire quanto resta una volta che il calore si sar
affievolito. Non voglio lasciare nascondigli al nemico quando arriver.
Macrone osserv le fiamme; il suo volto era illuminato dal tremolante chiarore rossastro. Pensi
che Iskerbeles verr qui?
S, con tutti gli uomini che riuscir a trovare.
Sembri molto sicuro, ragazzo.
Io lo farei al posto suo. Per due ragioni. Innanzitutto per il prestigio che deriva dall'annientare
una coorte pretoriana. Ci darebbe lustro alla sua reputazione nella stessa misura in cui sarebbe un'onta
per l'imperatore. Secondo, si star chiedendo perch Vitellio abbia inviato una sola coorte in
avanscoperta e, per essere pi precisi, perch sia stata mandata a prendere il controllo di questa miniera
in particolare. Da quello che ci ha detto Pasterico, pare che non abbia messo le mani sui lingotti. Ma
adesso che noi siamo qui, non ci metter molto a capire che pensiamo che ci sia qualcosa di prezioso
alla miniera.
Macrone lo guard. Se l'argento  ancora qui, dove diavolo si trova?.
Catone riflett. Spero che il procuratore riesca a dircelo domani mattina.
E se il bastardo prende e muore?.
Catone sorrise. Mi viene in mente l'espressione cercare un ago in un pagliaio. L'ennesima
sfida che gli di ci presentano per tormentarci, fratello.
'Fanculo, replic Macrone. Sono pi preoccupato di ritrovarmi una dannata lancia nella
pancia quando Iskerbeles verr qui... E se i ribelli avessero gi i lingotti?
 possibile, ammise dubbioso Catone. Ma non far alcuna differenza per la decisione di
Iskerbeles di distruggerci. Questo, credo, possiamo considerarlo un dato di fatto. Mi viene in mente
un'altra cosa. E se Isekerbeles sapesse gi che c' una riserva d'argento in una delle miniere? In tal caso,
la nostra presenza qui gli indicher esattamente dove venire a cercare.
Macrone sbuff. In momenti come questo, sei una tale consolazione, Catone.
...
.
...
CAPITOLO 23.
...
.
...
L'incendio divamp per tutta la notte, propagandosi senza sosta verso il foro e passando poi a
divorare ogni costruzione sul suo cammino, cos che, poco dopo mezzanotte, l'intero insediamento
divenne un mare di fiamme, il cui bagliore illuminava le colline vicine ed era senza dubbio visibile in
lontananza. Il ruggito del fuoco era punteggiato dallo scoppio delle strutture di legno, dal boato e dallo
schianto di quelle in muratura e di tetti che crollavano. Gradualmente, le fiamme cominciarono a
spegnersi, come animali selvatici che si accasciano a riposare dopo la caccia. Rossi bagliori
illuminavano gli edifici sventrati e, di tanto in tanto, il fuoco trovava un nuovo boccone da divorare,
provocando un'altra vampata. Entro le prime luci dell'alba, il rogo si era ridotto a piccole sacche tra le
rovine carbonizzate e fumanti dell'insediamento. Solo il santuario del culto imperiale restava intatto,
ancora in piedi nella desolazione circostante, grazie alla pietra impiegata nella sua costruzione.
Catone e Macrone osservavano le rovine dall'altro lato del campo. Nonostante si trovassero a
una certa distanza dalla scena, nonch in alto, l'aria era comunque satura dell'acre lezzo di bruciato.
Molti edifici erano stati rasi al suolo dalle fiamme. Quelli con blocchi di pietra ai piani inferiori, o che
in qualche modo erano sfuggiti alla distruzione totale del fuoco, erano ancora in piedi tra le strutture
carbonizzate tutt'intorno.
Quando fai una cosa, non la fai a met, osserv Macrone, schioccando divertito la lingua. Se
sopravviviamo al tentativo di Iskerbeles di distruggerci, allora avrai un bel po' di proprietari a cui
rendere conto. Sembra che ci stiamo lasciando dietro una scia di cenere in questa provincia.
Proprietari di immobili e latifondisti litigiosi sono l'ultima cosa che ho in mente in questo
momento. Dobbiamo portare a termine le difese prima che i ribelli si presentino qui. Voglio che quel
secondo muro venga costruito alto quanto il primo, e con davanti un fossato pi profondo.
Pensi che perderemo il primo muro, quindi?
Forse. Ma gliela faremo pagare. Poi, se riescono a sfondarlo, voglio che vedano che abbattere
il secondo  un'impresa ancora pi ardua. Per il loro morale sar come un bel calcio nello stomaco.
Macrone ridacchi. Hai una mente ingegnosa, ragazzo. Dovevi fare il politico.
Catone tir su col naso. Questo  un colpo basso, perfino da te, fratello. Sto solo cercando di
pensare come i ribelli. Sono un insieme di contadini delle colline e schiavi. Non dubito della forza del
desiderio che hanno di punire Roma per ci che sono stati costretti a subire. Non dubito del loro
coraggio, della loro determinazione e neanche della loro disperazione. Ma non sono soldati addestrati.
Non sono abituati alla disciplina e a obbedire agli ordini fino in fondo. Saranno vigorosi ma fragili. Il
modo migliore per sconfiggerli  fiaccarne lo spirito. La posta in gioco  altissima, Macrone. Se
vincono, ispirer ribellione nei confronti di Roma in tutta la Spagna. Se dimostriamo loro che non
possono vincere, sar come tagliare le radici della rivolta, che avvizzir e morir. E allora avremo di
nuovo pace e ordine. Anche se continueranno a odiare Roma con ogni fibra del loro corpo.
Be', non si pu avere tutto, concluse Macrone. Che odino, purch temano, eh?.
Catone lo guard senza parlare per un momento. Come dici tu.  questo il prezzo
dell'impero.
Una tromba suon l'adunata mattutina e Catone e Macrone riattraversarono il quartiere degli
schiavi e superarono il muro divisorio mentre gli ultimi pretoriani emergevano dagli alloggi per andare
a schierarsi nello spazio aperto davanti alla casa del procuratore. Porcino e i suoi uomini erano ancora
in servizio sul muro che si affacciava sull'insediamento e avrebbero avuto il cambio dopo l'adunata.
Catone aspettava davanti al gruppo con le insegne mentre i centurioni consegnavano a Macrone i
rispettivi rapporti sulle loro unit. Poi, a sua volta, il centurione consegn tutto a Catone. Il prefetto
firm la tavoletta che gli presentava Macrone e and a mettersi nello spazio aperto per arringare gli
uomini.
Malgrado la lunga marcia e il combattimento che avevano affrontato, i pretoriani si
presentarono curati e ordinati, avendo fatto del proprio meglio per pulire l'equipaggiamento la sera
prima. Catone prov una riluttante ammirazione per la meticolosa professionalit delle guardie.
Nonostante quello che gli uomini delle altre legioni potevano aver detto sul conto dei pretoriani, non
erano tutta scena e ossessionati dalle apparenze. Avevano uno spirito combattivo e una reputazione da
difendere. Erano bravi uomini, ammise. Bravi quanto chiunque altro nell'esercito, perfino i veterani
dell'amata Seconda legione di Macrone.
Catone si schiar la voce e fece un respiro profondo. Signori, abbiamo raggiunto l'obiettivo
assegnatoci dal legato Vitellio.  stata una dura marcia e abbiamo perso dei buoni compagni lungo il
cammino. Ma abbiamo portato a termine la prima parte dei nostri ordini con successo, nella migliore
tradizione della guardia pretoriana. Lasci che l'elogio andasse a segno prima di proseguire. Adesso
arriva la vera sfida. La miniera  nelle nostre mani e il nemico vorr distruggerci e riprendersela. Ma
non glielo permetteremo... Forse vi chiederete perch dobbiamo difendere questo posto. Perch qui? La
risposta , come sempre, perch siamo qui.  ricaduto su di noi il compito di mostrare a questi ribelli
che non si pu sfidare Roma. Che non si pu umiliare Roma. Che la guardia pretoriana non ha eguali in
tutto l'impero e dimostrer, davanti a tutti gli di, che i pretoriani sono in grado di dominare nonostante
l'inferiorit numerica sul campo di battaglia. Ma mai quanto gli uomini della Seconda coorte. Catone
spinse il pugno in aria. Lunga vita all'imperatore Claudio! Vittoria a Roma!.
I pretoriani brandirono le lance e ripeterono il grido, che riecheggi contro il fianco del crinale,
gonfiandosi al punto che sembr espressione di migliaia di uomini anzich centinaia. Catone lasci che
continuassero per un po' prima di rivolgere un cenno al trombettiere, il quale suon diverse note acute
per richiamarli al silenzio e consentire al loro comandante di continuare.
C' cos tanto lavoro da fare prima che il nemico ci raggiunga. Lavoro duro ma vitale. Ogni
uomo si accinga al compito che gli  assegnato e faccia del suo meglio per eseguirlo bene. Quando
l'orda ribelle ha lasciato questo posto, non era che una miniera. Quando torner, lo trover trasformato
in una fortezza contro la quale si scaglier invano. Spinse un braccio verso lo stendardo della coorte,
gi ornato da una corona d'argento oltre al disco con il ritratto dell'imperatore, e, sotto, lo scorpione
simbolo della guardia pretoriana. E quando faremo ritorno a Roma in trionfo, l'imperatore stesso
aggiunger un'altra decorazione al nostro stendardo. Ci ricompenser con oro e saremo gli eroi di
Roma, e susciteremo l'invidia di ogni pretoriano che non era qui a condividere la nostra gloria!. Si
ferm per tirare il fiato e, alzato di nuovo il pugno, esclam: Tutta la gloria alla Seconda coorte!.
Ancora una volta gli uomini esultarono, acclamando se stessi e il loro comandante, fino a che le
urla cominciarono a spegnersi e Catone ritenne che fosse il momento opportuno per richiamarli
all'ordine e destinarli ai rispettivi compiti.
Mentre le centurie si avviavano lungo la pista che conduceva alla miniera, Macrone incroci le
braccia.
I migliori soldati dell'esercito? Migliori addirittura di quelli della nostra vecchia legione? Un
po' eccessivo, non trovi?
Forse, ma  tradizione fomentare gli animi di un'unit prima che vada in battaglia. Non vedo
perch discostarmi dalla tradizione.
Sembrava ci credessi davvero.
Non importa quello in cui credo io. La cosa importante  ci in cui credono loro. E se credono
di essere i figli di Marte in persona, mi sta bene. Poi sar questione di cosa faranno credere al nemico
sul conto dei soldati romani. Se vinciamo, allora i ribelli penseranno che siamo invincibili. Se
perdiamo, allora vedranno che combattiamo fino all'ultimo respiro e che siamo indomiti. In entrambi i
casi, ci penseranno due volte prima di sollevarsi un'altra volta contro Roma.
Spero che tu abbia ragione, ragazzo.
Lo scopriremo presto, oppure no. Catone gli rivolse un sorriso sincero. Forza,  tempo di far
visita al procuratore. Nepone ha un po' di domande a cui rispondere.
Il medico della coorte aveva fatto trasferire il procuratore nei suoi appartamenti privati e
Nepone era seduto sorretto da un cuscino quando Catone e Macrone entrarono nella stanza. Aveva
pesanti ecchimosi sul volto e le gambe steccate. Uno degli assistenti medici, seduto su uno sgabello
accanto a lui, lo stava imboccando. Quando si volt e vide il prefetto, l'assistente mise subito gi la
gavetta e si alz sull'attenti.
Aspetta fuori, gli ordin Catone.
Una volta che la porta si fu chiusa, Catone fece le presentazioni. Prefetto Quinto Licinio
Catone, comandante della Seconda coorte pretoriana. Questo  il centurione Macrone, mio vice.
Nepone cerc di mettersi pi dritto ma la sua faccia si deform per il dolore e rinunci. Deglut
e annu. Allora ti devo i miei ringraziamenti, prefetto. Ho saputo che tu e i tuoi uomini mi avete
salvato la vita. E anche quella delle mie guardie del corpo.
Io risparmierei i ringraziamenti. Da quello che ho saputo, ai ribelli  stato consentito di
prendere il controllo del campo senza neanche un piccolo scontro. Su tua autorizzazione. Se usciamo
da questo pasticcio, allora potrei dover testimoniare contro di te quando l'imperatore indagher su come
una miniera d'argento cos fondamentale sia potuta cadere in mano ai ribelli.
Nepone trasal. Cos'altro potevo fare?
Avresti potuto fare il tuo dovere, signore, rispose Macrone con durezza.
Ho fatto ci che ho ritenuto fosse la cosa migliore. Era impossibile per noi resistere a un
attacco. Ho deciso che un eventuale tentativo di combattere avrebbe portato a un'inutile perdita di vite.
Meglio accettare l'offerta di un salvacondotto e lasciar vivere i miei uomini perch combattessero un
altro giorno.
Macrone sbuff. Solo che l'offerta era una bugia. Hai riposto la tua fiducia in un criminale
comune e il risultato  che ogni uomo sotto il tuo comando  stato ammazzato. E la sua famiglia con
lui.
Nepone lo guard torvo. Non devo giustificare proprio niente a un semplice centurione.
Tanto vale che ci fai l'abitudine, intervenne Catone. Nessuno accetter le tue deboli scuse
quando sarai chiamato a dare conto di questo disastro. Sarai fortunato se te la caverai con un semplice
esilio da Roma per il resto dei tuoi giorni. L'imperatore far confiscare le tue propriet e il nome della
tua famiglia finir in rovina. A meno che, ovviamente, tu non abbia amici potenti. Dopo che la notizia
giunger nella capitale, dubito che saranno molti quelli che affermeranno di conoscerti.
Nepone gli rivolse un lento sorriso. Si d il caso che io abbia davvero qualche potente amico
politico. Magari vorresti tenerlo a mente prima di decidere di testimoniare contro di me, prefetto
Catone.
Un tempo Catone avrebbe provato maggiore inquietudine a una minaccia del genere. Ma non
aveva pi una famiglia da proteggere. Sua moglie era morta e suo figlio veniva allevato da suo suocero.
Si protese in avanti e pungol Nepone al petto mentre replicava in tono freddo e pacato. Fottiti. Si
fottano i tuoi amici. Nessuno tradisce la fiducia degli uomini posti sotto il suo comando come hai fatto
tu e la fa franca. Se l'imperatore non ti fa appendere per le palle, ci penser io stesso. E penso proprio
che ci saranno amici e familiari di quelli che giacciono nella fossa comune in fondo alla pista che si
metteranno in fila per aiutarmi. Lo giuro su Giove Ottimo Massimo e il centurione Macrone mi 
testimone.
S, signore, sorrise Macrone. Devi solo dare l'ordine.
Nepone si premette contro il cuscino, cercando di mettere quanta pi distanza tra se stesso e la
faccia sfregiata del prefetto, le cui labbra si erano curvate in un sorriso sdegnoso.
Catone lasci che l'uomo si contorcesse un tantino e poi si tir di nuovo su, guardando il
procuratore con disprezzo. Sai perch i miei uomini e io siamo stati mandati qui?
Posso indovinarlo. Siete stati mandati a prendere i lingotti d'argento. Ma mi sorprende che ti
sia stata assegnata solo una coorte.
Era l'unica disponibile. Il legato Vitellio  stato costretto ad aspettare l'arrivo di tutti i suoi
uomini prima di partire per Asturica.
Vitellio? Qui nella provincia?. La sorpresa di Nepone lo trad.
C' qualche motivo per cui non dovrebbe trovarsi qui?, volle sapere Catone, avvertendo un
formicolio di sospetto alla nuca.
Nepone guard verso la finestra e replic con arroganza: Nessun motivo.  solo che  un
donnaiolo. Mi sorprende sapere che sia stato scelto per comandare le forze inviate a occuparsi della
rivolta. Tutto qui.
Catone lanci un'occhiata a Macrone, che sput sul pavimento. Stronzate.
Gli occhi di Nepone guizzarono verso il centurione. Consiglierei al tuo uomo di tenere a freno
la lingua, prefetto Catone. Non sono un uomo che perdona n tantomeno che dimentica.
Il mondo  piccolo, replic Macrone. Neanche io. Magari vorrai tenerlo a mente quando
risponderai alle domande del prefetto. Non sarebbe difficile per noi tornare a Roma e dire che sei morto
in seguito alle ferite e che ti abbiamo seppellito insieme ai poveri bastardi nella fossa comune. Chi
potrebbe affermare il contrario?.
Catone serr le labbra, tenendo lo sguardo fisso sul procuratore. Ha ragione.
Nepone sgran gli occhi in preda all'agitazione ma poi rise di scherno.  una finta.
Catone mise una mano sulla gamba del procuratore e premette piano. Immediatamente Nepone
spalanc la bocca, emettendo un grido di agonia. Poi la chiuse di scatto e strinse i denti per combattere
un'altra ondata di dolore. Catone tolse la mano e, per un momento, Nepone rimase seduto, con gli occhi
chiusi e il sudore che gli imperlava la fronte. Bussarono alla porta e, senza aspettare risposta, il medico
la apr fermandosi sulla soglia, non sapendo bene a quale scena stesse assistendo.
Cos', ehm, che turba il paziente? Procuratore, posso fare qualcosa per te?.
Nepone guard gli ufficiali, uno a ciascun lato del letto, e scosse la testa. No. Niente. Sto
bene.
Ecco, disse Macrone. Sta benone. Adesso vattene.
Il medico guard Catone per avere conferma.
Sono sicuro che hai altri pazienti da curare.
S, signore. Il medico usc dalla stanza e si chiuse la porta alle spalle.
Catone incroci le mani e si scrocchi le nocche. Posso desumere che ti trovi in una
disposizione mentale pi collaborativa?
Ti dir quello che posso, s, bastardo.
Macrone gli scocc un'occhiata di avvertimento e fece segno verso le gambe. Attento....
Guardandosi attorno, Catone vide uno sgabello e and a prenderlo per sedersi accanto al
procuratore. Raccolse le idee e cominci. Iniziamo dall'argento. Era in procinto di essere portato
tramite convoglio a Tarraco quando  scoppiata la rivolta. Giusto?
S. Non  un mistero. Succede regolarmente durante l'anno. Stavolta  stata una questione di
tempistica sbagliata. Ho deciso che non fosse sicuro per il convoglio partire mentre i ribelli erano in
giro. Ho pensato che Iskerbeles e i suoi seguaci sarebbero stati eliminati quanto prima e l'argento
avrebbe potuto andare per la sua strada. Ma il resto lo conosci. La rivolta si  propagata pi in fretta del
previsto e ormai era troppo tardi per cercare di portare i lingotti al sicuro fuori dalla regione. Quando
quel bastardo di Iskerbeles e la sua marmaglia si sono presentati, ho capito che dovevo tenere l'argento
lontano da lui.  stata una fortuna che mi abbia concesso del tempo per riflettere sulle condizioni della
resa. Cos ho aspettato fino al cuore della notte, ho chiamato una manciata di uomini di cui potevo
fidarmi, ho portato le casse in una delle gallerie e poi ho dato fuoco ai pali di sostegno. Quando il fuoco
li ha consumati, la galleria  crollata e l'argento  rimasto al sicuro da Iskerbeles. Quelli che mi hanno
aiutato sono stati uccisi dai ribelli prima ancora che avessero modo di provare a barattare
l'informazione in cambio della vita. Anche se ci avessero provato, credo che Iskerbeles li avrebbe fatti
uccidere lo stesso. Solo io so dove si trova l'argento, e adesso anche voi due. Perci, cosa avete
intenzione di fare al riguardo?.
Guard i due ufficiali in attesa di una risposta.
Quanto ce n'?
L'equivalente di dieci milioni di sesterzi, migliaio pi migliaio meno. Ben chiuso dentro a
forzieri, venti in tutto.
Macrone rimase a bocca aperta. Dieci milioni... Cazzo.
Non importa quant', intervenne Catone. Deve restare fuori dalla portata dei ribelli. Perci
lo lasciamo dov'. Meno siamo a saperlo, meglio . Se teniamo Iskerbeles lontano dal campo fino
all'arrivo di Vitellio, allora potr essere estratto. Se i ribelli prendono il campo, non riusciranno a
trovare l'argento. Non di proposito, cio. Quando la rivolta sar stroncata, allora la miniera sar
rioccupata e, a un certo punto, l'argento verr di nuovo alla luce, spero. Perci resta dov' e nessuno di
noi ne parler pi. Intesi?.
Nepone annu e Macrone fece altrettanto, aggiungendo un sospiro triste. Sarebbe stato bello
vedere una somma simile tutta in un posto solo.
Lo farai, se ne veniamo fuori.
Spero di s. Macrone riflett. Mi viene in mente una cosa, signore. Tu e io ci porteremo
questa cosa nella tomba, ma chi impedir al compare qui presente di vuotare il sacco se Iskerbeles
prende il campo? Ne  capace.
Questo  vero. Ma, a giudicare dal trattamento ricevuto, credo proprio che il procuratore
preferirebbe non correre il rischio di cadere vivo nelle mani del nemico. La prossima volta, Iskerbeles
avr gi un'idea di cosa gli  stato nascosto. Non ci saranno limiti alle torture che infligger a Nepone.
Al posto suo, io preferirei togliermi la vita.
Ma tu non sei al posto suo, replic Macrone. Tu hai il fegato per fare ci che  necessario.
Lui ha gi dimostrato di non averlo.
Nepone toss. Sono in questa dannata stanza. Posso parlare per me stesso, signori. Vi do la mia
parola che far in modo che i ribelli non sappiano niente da me se il campo cadr in mano loro.
Macrone gli scocc un'occhiata dubbiosa. Giusto....
Catone si alz. Ti renderemo le cose pi facili, Nepone. Se il campo sar preso, allora il
centurione oppure io ti risparmieremo la fatica. Non temere, sar veloce e indolore.
Macrone fece spallucce. Veloce senz'altro. Non sono cos bravo ad assicurare una cosa
indolore.
Il procuratore sbianc e Catone dovette girarsi per impedirgli di vedere il suo sorriso. Fece
segno a Macrone di seguirlo e si avvi alla porta. Prima che la raggiungessero, la porta si apr
all'improvviso e un trafelato pretoriano salut.
Il centurione Petillio manda i suoi omaggi. Dice che dovresti venire immediatamente al posto
di guardia.  il nemico, signore.
Un manipolo di uomini stava cominciando a erigere una piccola torre di vedetta al di l delle
cisterne d'acqua quando Catone e Macrone arrivarono di corsa. Petillio li accolse con un cenno del capo
e indic un gruppo di uomini a cavallo che si avvicinavano all'insediamento bruciato da sud-ovest.
Catone calcol che fossero almeno cinquanta cavalieri. Di tanto in tanto il sole si rifletteva sugli elmi
lucidi e le punte delle lance mentre osservavano le rovine fumanti e i pretoriani al lavoro per rendere
pi profondo il fossato antistante la miniera.
Loro o nostri, mi chiedo?, disse piano Petillio.
Ci fu un momento di pausa mentre Catone aguzzava la vista per distinguere le figure in
lontananza. Se fossero nostri, mi aspetterei una colonna pi ordinata.  prudente ritenere che sia il
nemico.
Quali sono i tuoi ordini, signore? Credi che dovremmo mandare un contingente per
respingerli?.
I cavalieri si fermarono su un basso crinale che dava sugli accessi all'insediamento e la miniera
al di l. Catone scosse la testa. No. E poi non si avvicineranno abbastanza da apprendere niente di
utile. Lasciamo che guardino per un po' e vadano a riferire a Iskerbeles. A meno che non sia laggi
insieme a loro.
Dici? Sta correndo un bel rischio.
Ha gi percorso quella strada, Petillio. Ha corso il rischio pi grande della sua vita quando ha
dato inizio alla rivolta. E sta sfidando la sorte sin d'allora, con ottimi risultati. Non ha paura di noi.
Sar, fece Macrone. Se lui  l e mandiamo fuori i ragazzi, potremmo essere fortunati e farlo
fuori, mettendo fine a questa storia.
Potremmo. Non vale la pena rischiare i nostri uomini per una remota possibilit. Per adesso
pazientiamo. Catone guard le rovine carbonizzate dell'insediamento. Immagino abbiano visto il
bagliore del fuoco ieri sera. Abbiamo annunciato la nostra presenza al nemico. Adesso sar meglio
assicurarci di essere pronti quando arriver numeroso.
...
.
...
CAPITOLO 24.
...
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...
La notizia che il nemico era stato avvistato si diffuse rapida tra i ranghi e infuse urgenza agli
sforzi degli uomini nell'approntare le difese della miniera in vista dell'attacco. Porcino e Secondo
portarono i rispettivi uomini ad abbattere quanti pi resti carbonizzati nell'insediamento, sollevando
una soffocante nuvola di polvere e cenere che li costrinse a tirarsi i focali sulla bocca e sul naso mentre
lavoravano nel calore opprimente. La centuria di Petillio piant pali e altri ostacoli nel fossato oltre il
muro per poi ammassare terreno e rocce contro il retro del terrapieno. Poi ammucchiarono altri sassi
vicino al corpo di guardia, destinati a rinforzare le porte quando gli ultimi uomini si fossero ritirati
dall'insediamento. Quelli che avevano fatto del proprio meglio per demolire l'insediamento andarono
poi ad aiutare Pulcro, incaricato della costruzione del secondo muro attraverso la parte pi stretta
dell'area degli scavi.
Era una vera fortuna che avessero avuto il compito di difendere una miniera, riflett Catone.
Ogni attrezzo necessario era a portata di mano e gli uomini erano riusciti a scavare per tempo un
fossato davanti al secondo muro. Nel campo c'era una piccola scorta di blocchi di pietra, residuo della
costruzione delle baracche, che forn materiale sufficiente per realizzare solide fondamenta per il corpo
di guardia e gran parte del bastione che si estendeva a ciascun lato. Il corpo di guardia fu completato
con uno scheletro di legno e rocce coperte di terra furono utilizzate per il terrapieno sul quale fu eretta
una palizzata, utilizzando i puntelli della miniera.
Ottimo lavoro. Macrone diede un colpetto soddisfatto alla palizzata mentre, quel pomeriggio,
ispezionava il muro quasi completo insieme a Catone. Non mi piacerebbe tentare un assalto frontale a
questa barriera.
Neanche a me, replic Catone. Ma servir al suo scopo solo fino a che avremo uomini a
sufficienza per presidiarla. Se le nostre perdite sono massicce, allora non avremo altra scelta che
ritirarci all'ultima linea di difesa al campo.
Macrone era abituato ormai da anni all'indole pessimista dell'amico e non fece commenti
mentre osservava le difese costruite dagli uomini di Pulcro. Il fossato era profondo dieci piedi e il
versante ripido pi vicino al muro era bordato di pali appuntiti. Il terrapieno era alto tanto quanto il
fossato era profondo anche senza il camminamento e la palizzata in cima, e corti pali spuntavano dal
muro per limitare l'accesso alla palizzata. Senza adeguate armi di assedio, i ribelli non avevano pi
probabilit di sfondare quella seconda linea rispetto ai galli ad Alesia pi di cento anni prima. Era vero,
pens Macrone, le armi pi efficaci dell'arsenale di Roma erano i picconi e i badili usati dai suoi
soldati.
Il centurione Pulcro and loro incontro dal corpo di guardia, con la tunica macchiata di terra
rossa e la faccia madida di sudore. Scambi un saluto con il prefetto.
Quasi finito, signore. Resta solo da mettere la porta al suo posto.
Malgrado la sfiducia nei confronti del centurione, e i loro trascorsi ostili, Catone doveva
ammettere che Pulcro era un soldato di prima qualit che meritava il suo apprezzamento. Tu e i tuoi
uomini avete fatto un lavoro eccellente.
Un rapido lampo di sorpresa si accese nell'espressione del veterano, che replic: Grazie,
signore. Immagino che i ragazzi combatteranno come furie per non mollare il muro, dopo tutta la fatica
fatta per tirare su quel bastardo.
Catone non riusc a trattenere un sorriso. Lieto di sentirlo. Una volta finito qui, voglio che i
tuoi uomini si mettano al lavoro sul muro in cima alla pista.
Pulcro digrign i denti. Penso che i ragazzi meritino prima una breve pausa, signore. O
cominceranno a cadere come mosche.
Dopo una rapida riflessione, Catone annu. Va bene. Fa' mandare loro cibo dal campo, e vino.
 rimasta ancora qualche giara dalla riserva che avevamo. Che sia annacquato, per. Li voglio contenti,
non ubriachi.
S, signore. Dir loro che farai frustare tutti quelli che non sono in grado di reggere ci che
bevono.
E lo far. Questo  quanto, Pulcro.
Si congedarono e il centurione si allontan a passo svelto. Macrone lo osserv e scosse la testa.
Non mi fido di lui.
Finora ha fatto bene il suo dovere.
Finora....
Catone si appoggi al parapetto. Ascolta, quello che  successo tra noi risale a dieci anni fa.
Pulcro stava obbedendo ai suoi ordini. Non l'abbiamo pi visto da allora e adesso ci siamo rincontrati.
Ha dimostrato il suo valore. Penso che meriti la possibilit di mettere una pietra sopra sulle nostre
passate divergenze.
Passate divergenze? Quel bastardo ci avrebbe fatti uccidere se ne avesse avuto anche mezza
possibilit. E, per quanto riguarda gli ordini, mettiamola cos: ci sono soldati che eseguono ordini
spietati e soldati a cui piace eseguire ordini spietati. Al nostro uomo, Pulcro, piace fare del male alle
persone. Gli piace torturare. Dimentica pure quanto  accaduto in passato, se vuoi, ma io non lo far.
Non dar la possibilit a Pulcro di piantarmi un coltello nella schiena mentre non guardo. E ti consiglio
di adottare lo stesso approccio, ragazzo. Fidati di me.
Mi fido sempre di te, Macrone. Non ho mai avuto motivo per non farlo. Ma....
Niente ma con me, Catone. Solo, non essere sciocco.
Catone si stacc dal parapetto e guard Macrone con durezza. Malgrado la vicinanza data dalla
loro lunga amicizia, erano soldati e la differenza di rango che li divideva era sempre presente. Attento
a come parli, centurione.
Macrone si irrigid e ricambi lo sguardo mentre replicava: Io sto sempre attento. Sto sempre
attento a quelli che costituiscono una minaccia per me e per i miei compagni. Sarebbe prudente se lo
facessi anche tu, signore.
Seguir il tuo consiglio quando ne avr bisogno. Catone trovava terribilmente sgradevole
l'improvvisa tensione sorta tra di loro e si affrett a cambiare argoomento. Dobbiamo... Devo decidere
dove mettere quell'ultimo muro. Vieni.
Scese lungo la ripida pendenza dietro al bastione e si avvi alla pista che conduceva al campo,
furioso con se stesso per quel dobbiamo, quando era evidente che avrebbe dovuto essere devo.
L'amico aveva fatto bene ad avvertirlo di non fidarsi troppo di Pulcro. Eppure la situazione esigeva che
Catone si concentrasse sulla direzione dei lavori di difesa della miniera. Ogni uomo era necessario, e in
una situazione cos rischiosa, un veterano con le qualit di Pulcro lo era pi degli altri. I sospetti di
Macrone non potevano minare la relazione professionale tra gli ufficiali della coorte, n tantomeno
l'autorit del suo comandante. L'aveva addolorato rimettere l'amico al suo posto, ma era stato
necessario, si disse. D'altro canto, non poteva fare a meno di interrogarsi sul motivo per cui Vitellio
aveva scelto quegli ufficiali perch lo accompagnassero nella Spagna Tarragonese. Il legato era a
conoscenza del conflitto passato tra Catone e Pulcro. Era per quello che li aveva scelti? In tal caso,
doveva esserci un complotto di cui faceva parte Pulcro, e Vitellio stava manovrando i fili, ma di cosa si
trattasse per il momento gli sfuggiva. La sua mente era gi sottoposta alla massima tensione. Inoltre,
aveva preoccupazioni molto pi pressanti.
Macrone lo segu ubbidiente, profondamente turbato dalla riluttanza dell'amico a diffidare di
Pulcro. Nonostante l'uomo avesse ricoperto bene il suo ruolo, Macrone non riusciva a credere che
Pulcro fosse cambiato negli anni successivi al loro ultimo incontro. Alcuni uomini erano cos, fissi nel
carattere, immutabili, nel bene e nel male. Pulcro era un uomo del genere, Macrone ne era certo. E
pertanto un pericolo per se stesso e per Catone fino a che fosse rimasto in vita.
Catone, con le mani sui fianchi, attravers la pista nel senso della larghezza, nel punto in cui
emergeva sulla cengia dove era stato costruito il campo della miniera.
Venti piedi, direi. Ottimo. Un fronte molto stretto. Fece un mezzo giro per indicare il tratto di
terreno che portava all'angolo della casa del procuratore. Se allunghiamo il muro fino a l, allora
possiamo colpire i ribelli al fianco destro con giavellotti e sassi.
Macrone annu. La disposizione era ideale. Il nemico avrebbe dovuto risalire la pista e subire il
fuoco di fila sul fianco scoperto, e anche cos solo otto uomini alla volta potevano partecipare
all'azione. Mentre quelli in attesa di prendere parte alla battaglia sarebbero stati eliminati da una
pioggia di dardi dall'alto. Era il tipo di posizione che poteva essere difesa da un piccolissimo numero di
uomini contro un esercito intero. Per un po', almeno. Come gli spartani avevano scoperto alle
Termopili.
Il trucco star nel fare in modo di avere il tempo di ritirarci da un muro all'altro in buon
ordine, continu Catone. La tempistica sar vitale.
Se qualcuno  in grado di farcela, quelli sono i pretoriani, signore. Sono bravi soldati.
Catone gli scocc un'occhiata di traverso. Bravi quanto gli uomini della Seconda legione?
Quelli della Seconda legione non sono uomini qualsiasi, signore.
Catone rise. Ben detto. E potrebbe anche essere vero.
Lunghe ombre si stagliavano sul campo della miniera mentre il sole calava verso le colline.
Avrebbe fatto buio entro quell'ora, calcol Catone. Sar meglio che vada a disporre i turni di guardia e
la parola d'ordine. La tua centuria sar la prima, perci possono smontare dal lavoro e andare a
mangiare. Ci vediamo pi tardi.
S, signore. Macrone salut e si incammin lungo la pista mentre Catone andava alla casa del
procuratore, che adesso fungeva da quartier generale della coorte. Nella normale gestione delle cose, ci
sarebbe stato un giro quotidiano di scartoffie riguardanti rapporti, questioni disciplinari, inventari,
domande di congedo, raccomandazioni e la pletora di altre faccende che esigevano l'attenzione di un
comandante. Essere in servizio attivo aveva almeno il vantaggio di dispensarlo da un fardello del
genere. Sedendosi alla scrivania, Catone chiese cibo e vino annacquato, poi si accinse al compito di
stabilire i turni di guardia per la sera, oltre che una parola d'ordine. Si sofferm a cercare l'ispirazione e
poi incise una frase sulla tavoletta. Non passeranno. Sembrava azzeccata e nei giorni a venire
avrebbe ricordato agli uomini il loro dovere. Poi, quando Metello gli port un pasto leggero a base di
maiale stagionato e pane, insieme a una coppa di vino, mise via tavoletta e stilo e mangi con grande
appetito. Sazio, si avvi a una delle camere da letto che si aprivano sul giardino. Era calata la sera e il
cielo era senza nuvole e Catone si ferm sulla soglia per osservare la fredda serenit delle stelle.
C'erano state notti cos che aveva diviso con Giulia a Palmira, una citt sotto assedio. Ben
presto sarebbe stato di nuovo sotto assedio, ma stavolta non c'era Giulia a condividere l'acuta intensit
di sentirsi vivo e innamorato malgrado la morte imminente. Il suo cuore, invece, era freddo e la mente
assorbita dalle responsabilit e dalla solitudine del comando. Aveva fatto tutti i preparativi necessari
per la difesa della miniera. Condivideva la riluttante fiducia di Macrone nei confronti della qualit dei
pretoriani e sapeva che si sarebbero comportati bene in battaglia.
Catone entr nella stanza, si sedette sul bordo del letto, si sfil gli stivali e croll sul
pagliericcio di crini. Il dolore ai muscoli cominci a diminuire, sostituito da una calda sensazione di
stanchezza che lo cull nel sonno prima ancora che se ne rendesse conto. Un istante dopo, stava
russando. E fu cos che Macrone lo trov dopo che il segnale della prima guardia risuon sulla miniera.
Dapprima Macrone fu tentato di svegliare l'amico, ma non c'era niente da riferire. Tutto taceva lungo il
muro che dava sull'insediamento in rovina. Era meglio lasciare che il giovane riposasse, concluse il
centurione. Nei giorni a venire, la coorte avrebbe avuto bisogno di un comandante in forma, sveglio e
reattivo. La vita degli uomini sarebbe dipesa dal giudizio lucido di Catone. Cos lo lasci dormire e si
avvi al proprio letto nella stanza che divideva con gli altri centurioni. Quelli fuori servizio dormivano
gi e il loro russare rimbombava irregolare. Macrone si svest al buio e si distese sul letto. Incroci le
braccia dietro la testa e per un po' riflett sulla cupa disposizione d'animo che sembrava aver assalito
l'amico, causata dalla perdita della moglie. I pensieri cominciarono a scivolare e a confondersi l'uno
nell'altro e a quel punto anche Macrone si addorment, aggiungendo il suo profondo russare allo
sgradevole concerto privo di ritmo degli altri.
Signore! Svegliati!.
Catone sent una mano scuotergli la spalla, piano all'inizio, poi sempre pi vigorosamente
quando lui non accenn a muoversi. Sollev le palpebre e desider non averlo fatto: una luce vivida
penetrava la stanza dalla finestra sul giardino. Strizzando gli occhi, distinse il volto del medico, terreo e
preoccupato.
Cosa... Cosa c'?
 il paziente, signore. Il procuratore Nepone.
E quindi?
 morto, signore. L'ho trovato morto stecchito quando sono andato da lui un attimo fa.
Morto?. Catone si tir su a sedere all'istante e mise le gambe gi dal letto. Era furioso con se
stesso per essersi addormentato senza lasciare istruzioni affinch lo svegliassero prima dell'alba.
Temeva che l'avrebbe fatto apparire debole e indulgente verso se stesso e smentito l'impressione che si
sforzava sempre di mostrare, ovvero quella dell'ufficiale duro, lucido e ascetico che dava l'esempio agli
uomini che lo seguivano. Si sfreg gli occhi.
Cos' successo?.
Il medico scosse la testa. Stava bene quando sono andato da lui ieri sera. Dormiva pacifico.
Non avevo alcun motivo di pensare che ci fosse qualche problema. E adesso....
Andiamo. Catone usc a piedi nudi nel corridoio e fece strada verso la camera del
procuratore. La porta era aperta e vide uno degli assistenti, in piedi e impotente, accanto al letto.
Nepone giaceva sulla schiena, un braccio disteso da un lato e l'altro riverso sulla pancia. Gli occhi
erano spalancati, fissi al soffitto, e dalla bocca aperta spuntava la lingua. Catone osserv la scena, poi
accost l'orecchio alla bocca del procuratore, ma non c'era respiro. Allora premette l'orecchio sul petto,
ma non c'era battito. La pelle era fredda, il freddo di un uomo morto da diverse ore.
Si tir indietro. Quand' stata l'ultima volta che sei venuto a vedere come stava?
Un'ora prima di mezzanotte. L'ultimo dei miei giri prima di rientrare, signore.
Capisco. Catone guard l'assistente. Va' a cercare il centurione Macrone e portalo qui
immediatamente.
L'uomo salut e si precipit fuori dalla stanza.
Qual  la causa della morte, secondo te?, chiese Catone.  morto per via delle sue ferite?.
Il medico si sfreg la guancia. Non vedo come, signore. Era molto migliorato da quando
l'abbiamo salvato. Avevo steccato gli arti, fasciato i tagli. Non c' segno di sanguinamento. Non
sufficiente a ucciderlo, per lo meno. Non era febbricitante. Ho fatto il possibile per lui e direi che aveva
ogni probabilit di una buona ripresa. A parte il danno alle gambe, cio. Non vedo come quello che ho
fatto possa aver contribuito alla sua morte, signore.
Tranquillo, non sto incolpando te. Ho solo bisogno di conoscere la tua opinione riguardo a
cosa possa aver causato la sua morte.
A volte le persone muoiono, malgrado i miei migliori sforzi, signore. Per nessuna ragione
apparente. Il cuore cede. In fondo, dopo tutto quello che Nepone ha passato, non sarebbe inverosimile.
Catone riflett e poi scosse la testa. Non credo. Stava abbastanza bene quando gli ho parlato. E
ho la massima fiducia nella cura che riservi ai tuoi pazienti. Perci....
Il medico lo guard, mordicchiandosi il labbro per un momento. Quindi, cosa vorresti dire,
signore? Che  stato ucciso? Chi farebbe una cosa del genere?
Gi, chi?, sospir Catone. I candidati pi ovvi sarebbero stati quelli che aveva tradito quando
aveva ceduto la miniera a Iskerbeles. Ma erano tutti morti, a parte le tre guardie del procuratore.
Pasterico non aveva fatto mistero del proprio disprezzo per l'azione del procuratore ma non aveva dato
segno di intenti omicidi.
Signore? Mi hai mandato a chiamare?.
Catone si volt mentre Macrone entrava nella stanza, gi vestito di tutto punto e con indosso la
cotta di maglia. Il prefetto indic il corpo e disse semplicemente: Nepone  morto.
Macrone avanz a grandi passi e, osservato il cadavere, lanci un'occhiata al chirurgo. Ottimo
lavoro, amico.
Io?. Il chirurgo si serr una mano al petto. No. Io non c'entro niente, lo giuro.
Macrone alz gli occhi al cielo. Era solo una battuta. Povero vecchio Nepone, continu senza
convinzione. Poi si sofferm a osservare il corpo. Fidarsi della parola di Iskerbeles gli  stato fatale,
alla fine. Proprio come per tutti gli altri poveri bastardi. Non saranno versate molte lacrime per lui,
garantisco.
Forse no, convenne Catone. Ma non hai ancora fatto la domanda giusta.
E va bene. Com' morto?
Il medico non sa spiegarselo. Non ancora.
Lieto di vedere che nell'esercito continua la politica di arruolare i pi brillanti e i migliori in
campo medico. Macrone si accovacci accanto al letto ed esamin il corpo. C'erano svariate
ecchimosi sul torace, le braccia e il volto di Nepone, alcune molto evidenti, nelle sfumature del giallo e
del viola. La testa del procuratore era premuta contro il morbido cuscino di seta e Macrone la sollev,
in modo che orecchie e collo fossero bene in vista. Prese il mento dell'uomo e gli gir il capo da un lato
con decisione e schiocc la lingua. Vedete qui?.
Indic un gruppetto di segni rossi, appena visibili sotto la peluria del collo di Nepone.
Spingendo dalla direzione opposta i muscoli irrigiditi del collo, rivel segni simili anche sull'altro lato.
Cosa pensi?, domand Catone.
Sembra che qualcuno lo abbia strangolato. Macrone si rivolse al medico. Mi sorprende che
tu non l'abbia notato.
Perch avrei dovuto?, chiese quello. Perch qualcuno avrebbe voluto uccidere uno dei miei
pazienti?
Non ha importanza, intervenne Catone. Ora non puoi pi fare niente qui. Va' a occuparti dei
feriti. Chiudi la porta quando esci.
Il medico chin il capo e lasci la stanza. Una volta soli, Catone and dall'altro lato del letto e si
accovacci per osservare meglio i segni. Erano piuttosto evidenti e intervallati, coerenti con la
conclusione di Macrone. Strangolato, dunque.
Il modo migliore, riflett Macrone. Si potrebbe farla franca, date tutte le altre ecchimosi.
Una gola tagliata avrebbe scoperto il gioco. Strangolarlo sar stato veloce e silenzioso.  quello che
avrei fatto io.
E l'hai fatto?. Catone abbozz un sorriso.
Avevo cose migliori da fare che sprecare tempo con un invertebrato coglione come Nepone. E
grazie tante per l'insulto al mio buon carattere.
Be', qualcuno l'ha strangolato.
Macrone sbuff. Ah, andiamo, Catone. Non facciamola tanto lunga.  chiaro, questa  opera di
Pulcro.
Perch Pulcro?
Perch  quello che fa lui.  da lui che vanno i pesci pi grossi quando vogliono qualcuno
morto.  stato cos in Gallia e scommetto che  sempre stato cos sin da allora. Gli di sanno quante
persone sono morte per mano sua.
Macrone, sono solo congetture. Non abbiamo prove.
Fidati,  stato Pulcro a fare questo. Se non lui, allora chi? Dimmelo.
Catone prese in considerazione l'idea. Era verosimile. Pulcro poteva aver agito su ordine di
qualcun altro. Qualcuno che voleva il procuratore morto. Ma, d'altro canto, era possibile che uno degli
uomini si fosse introdotto nella stanza con la speranza di rubare qualcosa di valore, svegliando il
procuratore. Ma, in tal caso, sarebbe stato buio e l'eventuale ladro avrebbe potuto fuggire senza rischio
di essere identificato. No, chiunque aveva ucciso Nepone l'aveva fatto di proposito. Per una ragione. E
forse Macrone aveva ragione ad affermare che Pulcro aveva ricevuto l'incarico da qualcuno. Ma, a quel
punto, chi poteva volere il procuratore morto? E perch?
Macrone lo stava osservando, seguendo la propria linea di pensiero. Pulcro  stato mandato a
ucciderlo. Ecco perch Pulcro  con noi.  il motivo per cui  stato scelto per questa missione. E chi
l'ha scelto? Quella serpe di Vitellio, ecco chi. Stai seriamente dicendo che non c' alcun legame? Allora
la domanda : perch Vitellio vorrebbe chiudere la bocca a Nepone?.
Catone si sofferm a riflettere. Cosa sapeva di cos importante da farlo uccidere perch non
parlasse? Era bloccato in questa miniera, in questa provincia sperduta. Lontano dai posti di potere a
Roma... Perci  probabile che abbia a che fare con la miniera. Ma cosa?.
Macrone osserv Nepone per un momento e poi si strinse nelle spalle. Non ci arrivo. Ma deve
c'entrare con l'argento. Dopo tutto, cos'altro c' in questo buco dimenticato dagli di?.
Furono interrotti da un grido e dal rumore di stivali che correvano nel corridoio fuori dalla
stanza. Bussarono alla porta, che si spalanc, lasciando entrare un trafelato pretoriano che salut in
tutta fretta.
Che significa tutto questo?, volle sapere Catone, furioso per l'interruzione della loro indagine.
Nemico in vista, signore... Arrivo adesso dal posto di vedetta... L'optio dice di riferirti che 
l'esercito dei ribelli.
Cazzo, hanno i riflessi pronti, borbott Macrone.
Catone era gi diretto alla porta. I miei ossequi all'optio. Digli che arriviamo subito.
S, signore!. Il pretoriano salut, fece dietrofront e si precipit nel corridoio.
Catone corse al suo alloggio e si affrett a infilare gli stivali. Lasci detto a Metello di
raggiungerlo con la corazza e le armi e poi lasci la casa del procuratore, correndo davanti a Macrone
mentre si dirigevano al quartiere degli schiavi e alle cisterne d'acqua e al posto di vedetta al di l.
L'optio di guardia si trovava sulla piccola piattaforma e si strinse da una parte quando i due ufficiali
salirono sulla scala per raggiungerlo. Non c'era bisogno che l'optio indicasse la posizione del nemico.
Una grande nuvola di polvere segnava il loro passaggio sulla pianura mentre si dirigevano alla miniera.
Piccole bande di uomini erano visibili ai bordi di quella nuvola e la luce del sole si rifletteva su corazze
e armi, come a creare delle increspature di un fiume lontano. Davanti all'armata nemica, cavalcava una
cortina di cavalieri, in ricognizione. Catone calcol che i pi vicini fossero a non pi di quattro miglia
di distanza. I ricognitori avrebbero raggiunto la miniera entro un'ora, mentre il resto dell'esercito
sarebbe arrivato poco dopo mezzogiorno. Il tempo scarseggiava.
Optio, torna al quartier generale. Riferisci agli ufficiali che il nemico si abbatter sulla miniera
entro la fine della giornata. Voglio che le difese siano pronte prima di allora. Gli uomini del centurione
Musa dovranno cominciare i lavori dell'ultimo muro immediatamente. Va'.
Mentre l'optio scendeva la scaletta e superava di corsa le cisterne d'acqua, Macrone studi il
nemico in arrivo, cercando di fare una stima dei numeri. Che pensi? Cinque, anzi no... diecimila?
Difficile dirlo con tutta quella polvere. Potrebbero essere di pi. Catone osserv il nemico
ancora per un po' e poi si gir a guardare verso est. Non credo che possiamo sperare che Vitellio
raggiunga la miniera in tempo. Sta a noi, Macrone. La Seconda coorte dovr sbrigarsela da sola.
Macrone annu e sput. O morire nel tentativo.
...
.
...
CAPITOLO 25.
...
.
...
Cosa pensi faranno per prima?, domand Macrone.
Accanto a lui, Catone stava studiando l'esercito nemico che si accampava a un quarto di miglio
oltre le rovine annerite dell'insediamento. La precedente stima fatta da Macrone era per lo pi giusta,
calcol. Pi di diecimila, molti dei quali, a un esame pi attento, si rivelarono donne e bambini al
seguito del campo. Tuttavia, superavano di gran lunga i pretoriani e il successo della rivolta doveva
averli ispirati. Il morale sarebbe stato alto e la paura delle conseguenze di una sconfitta sufficiente a
motivarli a combattere in maniera ancora pi fanatica. Non c'era urgenza nelle loro azioni mentre
allestivano il campo. Si erano divisi in gruppi di carri, carretti e ripari e Catone ipotizz che
rappresentassero i diversi raggruppamenti tribali. Il centro del campo era dominato da una serie di
tende militari romane, senza dubbio frutto del saccheggio dei magazzini di un avamposto conquistato
dai ribelli. Le tende erano disposte in un quadrato attorno a uno spazio aperto, al centro del quale si
ergeva la pi grande, il quartier generale di Iskerbeles.
Catone si schiar la voce. Secondo me cercher di farci la stessa offerta che ha fatto a Nepone.
Solo che stavolta temo che dovremo deluderlo.
Macrone rise. Altroch se lo faremo, cazzo. I ragazzi non vedono l'ora di menare le mani.
Catone guard da una parte all'altra del muro. A destra, gli uomini della centuria di Macrone
stavano spalla contro spalla, scudi e lance ben piantati a terra. Non c'era segno di agitazione sui loro
volti. La Seconda centuria si teneva pronta a sinistra, mentre gli uomini di Petillio e Musa costituivano
la riserva, a breve distanza dal muro, a ciascun lato del gruppo con le insegne, dove lo stendardo della
coorte si ergeva nell'aria immota. Dietro di loro, la centuria di Porcino difendeva il muro, con Pulcro al
comando della mezza centuria di Placino, fungendo da riserva. Catone si sentiva sicuro dei suoi
preparativi e si volt per continuare l'osservazione del nemico.
Non c' segno di armi d'assedio di alcun tipo, disse Macrone.
Non mi sorprende. Non ce n' stato grande bisogno in Spagna per quasi cento anni. Dovranno
cominciare da zero. Qualsiasi cosa che faccia loro perdere tempo va a nostro vantaggio. Abbiamo cibo
per venti giorni e acqua in abbondanza. Pi che sufficiente fino all'arrivo del legato.
Mai avrei pensato che sarebbe arrivato il giorno in cui avrei aspettato con ansia di rivedere
Vitellio.
Entrambi rimasero in silenzio per un po'. Poi, Macrone continu. Chiss se ha qualcosa a che
fare con la morte di Nepone.
Se cos fosse, ha una sfera d'azione parecchio ampia.
Non  cos improbabile, signore. Ricorda, perfino nelle regioni pi sperdute della Britannia
stiamo stati toccati dalle lotte intestine di Roma. Te lo dico, quel conflitto tra Narciso e Pallante
potrebbe segnare anche la nostra fine. Macrone si torment i denti per un momento. Ed  per questo
che dobbiamo stare attenti a Pulcro.
Ne abbiamo gi parlato, ribatt Catone. Non ci ha dato alcun motivo per sospettare di lui da
quando siamo con la coorte.
Solo che adesso Nepone  morto. Qualcuno ha assassinato il procuratore. E scommetterei la
vita che  stato Pulcro.
Indagher sulla morte di Nepone non appena ne avr la possibilit. In questo momento
abbiamo entrambi questioni pi urgenti. Guarda laggi. Catone alz una mano per indicare un
cavaliere che si faceva strada tra le rovine, diretto alle porte. L'uomo si ferm ai margini
dell'insediamento e, sollevato un corno, suon tre forti note; poi continu verso il muro.
Dunque Iskerbeles vuole parlare, disse Macrone. Se pensa di poter fare lo stesso trucco due
volte, deve pensare che siamo davvero stupidi. Da' l'ordine, signore, e mander uno dei nostri uomini a
farlo fuori non appena arriva a portata di mano.
No. Sentiamo cos'ha da dire. Qualsiasi cosa pur di guadagnare tempo, Macrone.  cos che
dobbiamo giocare con questi ribelli.
Come desideri, signore.
Il messaggero emerse dall'insediamento, si ferm a cinquanta passi dalle porte e suon di nuovo
il corno, poi scroll le redini. Aveva fatto appena qualche passo quando Catone si port le mani alla
bocca e grid: Fermo l!.
Il messaggero rallent ma venne avanti comunque.
Fermo l, ho detto! O ti faccio uccidere!.
Stavolta l'uomo tir le redini e non avanz oltre. Guard altezzoso le facce che bordavano il
terrapieno e poi indic gli ufficiali nel corpo di guardia.
Voi, romani! Iskerbeles fa sapere che desidera parlare con l'ufficiale al comando della
miniera.
Il latino dell'uomo era eccellente. Era alto e robusto, con una corazza di cuoio. I capelli scuri
erano scostati dalla fronte da un'ampia fascia di pelle.
Sono io il comandante, replic Catone. Di' al tuo capo di venire di persona se desidera un
colloquio con me.
Dice che dovresti essere tu ad andare da lui. Ti offre un salvacondotto attraverso le sue linee.
Non credo proprio. Ho visto cosa succede a quelli che si fidano della parola di Iskerbeles.
Digli che se vuole parlare, allora venga al corpo di guardia. Gli parler laggi. Catone indic la zona
morta tra il fossato esterno e il confine dell'insediamento.
E perch Iskerbeles dovrebbe fidarsi della tua parola, romano?
Perch io sono un romano, replic con semplicit Catone. Un soldato e ufficiale romano. E
la mia parola basta per qualsiasi uomo, perfino per il tuo Iskerbeles.
Il ribelle rise. Molto bene, riferir il tuo messaggio al mio capo.
Diede uno strattone alle redini e gir il cavallo, per poi tornare indietro tra le rovine. Macrone
annu soddisfatto. Ben detto, signore. Quei bastardi di ribelli hanno bisogno di imparare cosa significa
onore.
Catone guard il ribelle raggiungere il confine del campo nemico e conferire con un gruppetto
di cavalieri in attesa laggi. Un manipolo di essi part al galoppo verso il cuore del campo. Poco dopo,
nella calura del sole di met pomeriggio, una colonna di circa cinquanta uomini lasci il campo, seguita
dal gruppo di cavalieri. Mentre si avvicinavano, Macrone scambi un'occhiata interrogativa con
Catone.
Chiss cos'ha in mente. A meno che non gli piaccia condurre tutte le sue conversazioni in
gruppo.
Quella deve essere la sua guardia personale, forse, ipotizz Catone. Se  cos preoccupato
per la propria incolumit, allora devono esserci divisioni tra i suoi seguaci. Qualcosa di cui potremmo
approfittare se capita l'occasione.
La colonna si fece strada tra le rovine e, man mano che si avvicinava, Catone e Macrone videro
che solo gli uomini in testa e in coda erano armati. Quelli in mezzo, una trentina, indossavano stracci
ed erano in catene.
A che gioco sta giocando?, domand Macrone.
Catone scosse il capo. Al tempo stesso avvert un brivido alla schiena nel pensare alla sorte dei
prigionieri che i ribelli costringevano a procedere. Iskerbeles intendeva usarli per mostrare la propria
spietatezza? Una lezione per dimostrare che i nemici dei ribelli non potevano aspettarsi misericordia?
Quando gli uomini in testa alla colonna raggiunsero il limitare delle rovine, spinsero i
prigionieri in avanti disponendoli in una linea e li costrinsero a procedere verso il corpo di guardia
pungolandoli con le lance e fermandosi a non pi di dieci passi dal ponte levatoio sul fossato esterno. Il
messaggero e un altro uomo tirarono le redini e smontarono. Il compagno del messaggero era ancora
pi grosso e indossava una lorica squamata e un elmo da centurione, con lunghe piume rosse al posto
della cresta di crini originale. Si incamminarono verso la linea dei prigionieri, che fungeva da scudo
umano, fermandosi appena dietro di loro mentre il messaggero apostrofava Catone.
Iskerbeles ha fatto come hai domandato. Adesso ti chiede di scendere dalla tua torre per
discutere le condizioni.
Condizioni?, ripet a bassa voce Macrone. Resa, vorr dire.
Immagino di s. Ma sentiamo cos'ha da dire. Vieni, Macrone.
Scesero la scaletta e Catone chiam Musa. Il centurione lo raggiunse. Signore?
Voglio quattro sezioni della tua centuria in formazione chiusa dietro le porte, nel caso il
nemico cerchi di assaltarle. E mandami Cimbro. Come hai sentito, Macrone e io usciamo a negoziare
con i ribelli. Se ci sono problemi, non voglio atti eroici. Chiudi le porte pi velocemente possibile.
S, signore.
Bene, andiamo a vedere cosa vogliono i bastardi. Catone fece strada sotto la torre fino alle
porte e Macrone lo aiut a sfilare la sbarra quel tanto che bastava per aprire la porta destra. Attesero
che Musa e i suoi uomini si schierassero dietro di loro e che Cimbro li raggiungesse.
Ho bisogno che ascolti, Cimbro. Non dire niente e non mostrare alcuna reazione a ci che
senti.  chiaro?
S, signore.
Bene. Catone fece un respiro profondo. Andiamo.
Tir la porta verso l'interno, abbastanza per lasciar passare un solo uomo, poi usc dall'ombra
sotto al corpo di guardia e nella vivida luce del pomeriggio. Con Macrone al suo fianco, e Cimbro due
passi indietro, avanz lentamente verso la linea di prigionieri, che si scostarono con un sordo
sferragliare di catene. L'istinto sugger a Catone di fermarsi mezzo passo fuori dal varco mentre il capo
dei ribelli e il messaggero restavano fermi ad aspettarli.
Pi avanti non veniamo, annunci Catone. Nel caso in cui stessi pensando di tenderci una
trappola.
L'araldo finse un'espressione dispiaciuta mentre incassava l'accusa. Romano, questi uomini
sono prigionieri. Servono come scudi umani, nel caso i tuoi soldati sul muro tentino di usare giavellotti,
fionde o frecce contro di noi. Vedo che sospetti che non siano quello che sembrano. Ecco, lascia che ti
dimostri la mia buona fede. Il messaggero sguain un pugnale dalla cintura e fece qualche passo per
raggiungere uno dei macilenti malcapitati in catene.
Attento, ragazzo, sibil Macrone mentre le dita della mano destra si chiudevano attorno
all'impugnatura della spada. Tieniti pronto.
Catone annu con discrezione. Al mio via - se necessario.
Il messaggero tir indietro il braccio e affond con violenza la lama tra le scapole del
prigioniero. La testa dell'uomo scatt all'indietro e la bocca si spalanc mentre l'impatto gli spingeva
l'aria fuori dai polmoni. Toss violentemente e goccioline di sangue sprizzarono in aria. Poi si accasci
sulle ginocchia, boccheggiante. Lott per respirare e si afflosci in avanti, ansimando mentre il sangue
gli riempiva la bocca e cercando di schiarirsi la gola.
Il messaggero lo guard, inespressivo. Visto? Se quest'uomo significasse qualcosa per me, non
avrei fatto questo. Ma  un nemico, un romano, e perci non significa niente. Lo ucciderei con la stessa
facilit con cui ucciderei qualsiasi altro parassita. Perci, come puoi vedere, questa non  una trappola.
Ma se tenti di fare del male a me o ai miei compagni prima che ci siamo allontanati dal raggio d'azione
degli archi, allora i tuoi concittadini saranno i primi a morire. Hai capito, romano?
S. Catone si rifiut di guardare il moribondo. La sua voce era calma e fredda quando replic:
Ho capito che siete spietati criminali barbari. Non potete sfidare Roma. Alla fine sarete soggetti alla
nostra giustizia.
Noi stiamo combattendo per la giustizia. Non siamo criminali, lo corresse il messaggero.
Combattiamo per la libert dai romani che ci hanno ridotto in schiavit e trattati come cani.
Cosa volete qui?, domand Catone. Chiedi al tuo padrone di parlare.
Il messaggero pul dal sangue il pugnale con i capelli dell'uomo che aveva appena accoltellato e
poi gli sferr un calcio alla schiena, mandandolo a finire riverso a terra. Il prigioniero giacque su un
fianco, gemendo piano mentre il sangue fiottava dalla ferita e schiumava sulle labbra e la barba.
Il mio padrone?. Inclin la testa da un lato con aria divertita. Tipico di un romano. Io scelgo
di servire la mia causa. Nessun uomo  il mio padrone.
Catone indic la figura con l'elmo piumato che era rimasta in silenzio, guardando lo scambio
con aria imperiosa. Voglio discutere con Iskerbeles, non col suo portavoce.
Il messaggero sorrise. Stai discutendo con Iskerbeles....
Catone serr le labbra in una linea sottile, disprezzandosi per aver tratto conclusioni cos in
fretta. Un uomo che si lasciava ingannare da un trucco tanto semplice era un pericolo per se stesso e,
peggio ancora, per coloro che guidava. Il capo ribelle lo stava guardando con attenzione, cercando di
seguire i suoi pensieri.
Un piccolo inganno, nel caso stessi pensando di tendermi qualche trappola mentre venivamo
qui. Ma poich hai dimostrato carattere uscendo dal riparo del muro, posso risparmiarti l'inganno. Sono
Iskerbeles, capo della rivolta. E tu sei?
Non hai facolt di chiedere il mio nome, ribelle. Io sono il prefetto al comando della Seconda
coorte pretoriana. E ho abbastanza carattere per tutti e due. Cos' che devi dirmi?
Ah, la consueta combinazione romana di franchezza e arroganza. Molto bene, dritto al punto.
Ti chiedo la miniera e la resa della tua coorte. Se fai come dico, allora risparmier la vita a te e ai tuoi
uomini.
Risparmiarci? Come hai risparmiato la guarnigione della miniera? Come hai trattato Nepone?
Allora era diverso. Nepone era il procuratore responsabile della miniera. Immagino che tu
abbia visto le condizioni all'interno della miniera.  un posto che nessun uomo dovrebbe patire. Quante
migliaia di persone del mio popolo sono state ridotte in schiavit e portate qui a morire? Per mano del
procuratore e dei suoi uomini. Hanno rinunciato al diritto alla misericordia tanto tempo fa. Tu e i tuoi
uomini siete soldati. Fate il vostro dovere. Questo lo capisco. Ed  per questo che sono disposto a
lasciarvi andare via dalla miniera in pace e tornare a Tarraco.
Con le nostre armi?.
Iskerbeles scosse il capo. Ho bisogno delle vostre armi e corazze per i miei seguaci. Hai la mia
parola che tu e i tuoi uomini avrete un salvacondotto, sotto la mia protezione, fino a Clunia.
Capisco.
La tua parola?, rise Macrone. La tua parola  merda.
Macrone..., ringhi Catone mentre si voltava a fulminarlo con lo sguardo.
Vedo che il tuo centurione manca di fiducia. Che peccato. Allora che si fidi di me quando dico
questo: potete scegliere di arrendervi o di essere distrutti, e quelli tanto sciocchi da farsi prendere vivi
avranno una morte lenta e dolorosa.
Macrone emise un verso di scherno.
Catone fece una pausa, come se riflettesse, e poi replic: Anche se decidessi di arrendermi,
non potrei accettare queste condizioni. I miei uomini e io manterremo le armi. Non le consegnerei a te
in nessuna circostanza.
Non sei nella posizione di fare richieste simili, prefetto.
Penso di avere una posizione per contrattare molto pi forte di quanto pensi. Ho un'intera
coorte delle migliori truppe che si possono trovare in tutto l'impero. Le nostre difese sono formidabili,
mentre tu hai una marmaglia e neanche una macchina d'assedio. Io ho cibo e acqua per un mese. Perch
mai dovrei anche solo pensare di arrendermi?. Catone prosegu in tono pi duro. Perci, ecco le mie
condizioni, Iskerbeles. Tu e i tuoi seguaci vi arrendete a me. A eccezione di te e dei tuoi luogotenenti,
consentir agli altri di fare ritorno ai rispettivi villaggi. A loro do la mia parola che non ci saranno
ripercussioni. Tutti quelli che erano schiavi saranno restituiti ai loro padroni. Ti do fino a domani
all'alba per avere una risposta. Dopo di che non posso garantirti che quelli tanto sciocchi da seguirti
saranno risparmiati.
Il capo dei ribelli guard Catone come se fosse pazzo. La tua spavalderia  malriposta,
prefetto. Tuttavia, io sono un capo degli Asturi. La nostra  una trib fiera e i nostri uomini sono i
guerrieri migliori di tutta la Spagna. Ammiriamo l'audacia, perci sono disposto a lasciarvi andare con
le vostre armi. Non potete portare via altro dalla miniera. Compreso il procuratore, ammesso che sia
ancora vivo.
Catone fece del suo meglio per mantenere un'espressione neutra. Perch vorresti che lasciassi
qui Nepone?
Perch quell'uomo ha le mani sporche di sangue, si affrett a replicare Iskerbeles. Migliaia
di schiavi sono morti qui da quando lui ha avuto la gestione della miniera. Molti di quelli che
combattono con me ora sono stati liberati da Argentium. Vogliono la sua testa.
Allora perch non hai dato loro ci che volevano quando hai preso la miniera, mi chiedo?.
Il capo dei ribelli strinse impercettibilmente gli occhi. Poteva valere qualcosa se avessimo
chiesto un riscatto. Adesso ho con me sufficiente bottino da non averne pi bisogno. Perci lo offrir ai
suoi ex schiavi e lascer che si vendichino.
Prima dovrai passare su di me e i miei uomini, replic con decisione Catone.
Rimasero a fissarsi per un momento, poi Iskerbeles parl. Ho detto che ammiro l'audacia,
prefetto. Tuttavia, disprezzo la stupidit. Sai che non siete in grado di difendere la miniera. Perci, per
rispetto nei confronti del tuo coraggio, ti dar fino all'alba per considerare le mie condizioni. Scegli in
modo saggio.
Si volt bruscamente e l'enorme luogotenente and ad affiancarlo. Parlarono a voce bassa
mentre si avviavano ai cavalli, montavano in sella e facevano ritorno al campo dei ribelli. Gli uomini
armati spinsero i prigionieri in una colonna e si allontanarono dal corpo di guardia. Catone aspett che
non fossero pi a portata di orecchio e si rivolse a Macrone a bassa voce.
Deve sapere dei lingotti. Gli  stato riferito oppure l'ha capito da solo. Ecco perch vuole
Nepone. Per finire di estorcergli la verit.
Allora  arrivato troppo tardi.
S, ma lui questo non lo sa. E far tutto il possibile per prendere la miniera e costringere
Nepone a dirgli dove sono nascosti i lingotti. Il che fa esattamente al caso nostro.
Macrone lo guard scettico. S?
Certo. Fintanto che i ribelli sono impegnati a cercare di riconquistare la miniera, non
diffonderanno la rivolta. E daranno a Vitellio il tempo per raggiungerci. L'abbiamo portato dove
volevamo.
Buffo. A me sembra che sia il contrario.
Catone ghign. Pensavo di essere io quello dell'anfora mezza vuota. Andiamo, sar pi
felice quando avremo messo le porte tra noi e i ribelli.
Mentre si accingevano a superare il ponte sul fossato, Cimbro si schiar la voce. Signore....
Cosa c'?
Ho sentito qualcosa mentre Iskerbeles e il suo amico se ne tornavano ai cavalli.
Ebbene?
Solo qualche parola, signore. Quello pi grosso ha chiesto qualcosa e Iskerbeles ha risposto:
Lo scopriranno molto presto stasera.
Catone fece un respiro profondo e annu lanciando un'occhiata al capo dei ribelli che si
allontanava al galoppo. Molto bene, allora. Stanotte sia, amico mio. Fa' del tuo peggio. Noi ti
aspettiamo.
...
.
...
CAPITOLO 26.
...
.
...
Non posso dire di essere molto colpito dal senso dell'onore del nostro amico, brontol
Macrone mentre lui e Catone stavano sulla torre del corpo di guardia. Dice che ci dar fino a
domattina per considerare l'offerta, solo per cercare di fregarci mentre noi stiamo riflettendo... Deve
avere sangue greco, non credi?.
Catone sorrise. Forse. E se gli di vorranno, allora scopriremo di che  fatto il suo sangue
quanto prima.
Oppure sar lui a scoprire cosa abbiamo noi nel sangue.
Uhmmm, replic Catone.
Come conseguenza dell'avvertimento di Cimbro, aveva dato ordine all'intera coorte di tenersi
pronta a respingere eventuali attacchi quella notte. Dieci uomini stavano sul muro, con una visuale
completa del nemico, mentre i loro compagni erano nascosti dietro al parapetto. Due centurie erano di
guardia al muro e gli uomini restanti costituivano la riserva ai piedi della rampa. Il prefetto aveva dato
severi ordini di non fare alcun rumore e cos gli uomini erano seduti o distesi a terra. I veterani ne
approfittarono per riposarsi, o addirittura dormire, mentre i compagni meno esperti avevano lo sguardo
fisso nel vuoto o armeggiavano con cinghie o parti dell'equipaggiamento, cercando di trovare una
forma di conforto o distrazione in attesa dell'attacco. Cataste di ramoscelli erano state legate con stracci
imbevuti di olio e le improvvisate fascine erano state disposte in mucchi lungo il muro. Bracieri erano
posti a distanza di sicurezza tra una fascina e l'altra, con le fiamme tenute basse in modo che la loro
luce non tradisse la presenza di uomini dietro al muro e al terrapieno. L'acre odore della pece scaldata
aleggiava sul corpo di guardia, proveniente dal calderone messo a bollire su un altro piccolo braciere
nella parte posteriore della torre.
Peccato non avere neanche un tribolo, riflett Macrone. Non c' niente come i triboli per
fare una brutta sorpresa a chiunque tenti un attacco notturno.
Non potremmo essere pi pronti. Catone stava con la schiena dritta, cercando di trasmettere
una rassicurante calma agli altri uomini sulla torre. Al tempo stesso, la mano si apriva e si chiudeva
ritmicamente attorno all'impugnatura della spada e, resosi conto del movimento, si accigli,
imponendosi di abbassare la mano lungo il fianco. Nonostante la qualit degli uomini sotto il suo
comando, c'erano aspetti dell'equipaggiamento dei pretoriani che rappresentavano uno svantaggio in
situazioni come quelle. Laddove le legioni portavano giavellotti e combattevano con spade corte, i
pretoriani erano armati di lance, in aggiunta alla spada. Pi pesanti dei giavellotti e non progettate
altrettanto bene per penetrare scudi e infilzare gli uomini dietro di essi, le lance erano utili solo quando
il nemico era vicino. La riserva di giavellotti, archi e altre armi che la guarnigione della miniera doveva
aver posseduto era stata ripulita dai ribelli. Alcuni uomini erano armati di fionde, che usavano per
cacciare, e le uniche altre munizioni a disposizione erano i piccoli cumuli di pietre e rocce lungo il
terrapieno. Sarebbe stato insufficiente per impedire al nemico di avvicinarsi troppo al muro prima di
subire perdite.
Ormai sar la sesta ora della notte, disse Macrone. Se quei bastardi ci mettono ancora molto,
sar l'alba quando arriveranno in prossimit del muro.
Catone lo guard alla fioca luce delle stelle e della falce di luna che sembrava un'incisione nel
firmamento. Se sapessi che non  cos, penserei che tu sia un tantino nervoso.
Col cazzo, bisbigli risentito Macrone. Sono solo impaziente. Prima cercano di assaltarci,
meglio sar, per quanto mi riguarda. Ho bisogno di darmi da fare.
Detto da qualsiasi altro uomo, Catone l'avrebbe ritenuta la spacconata di uno troppo sicuro di
s. Ma Macrone diceva sul serio mentre aguzzava vista e udito alla ricerca di segni del nemico. I ribelli
sembravano non avere alcuna fretta. Al calare della sera, dal loro campo erano risuonati i canti e le
grida di incitamento agli uomini che si sfidavano a lottare o a fare a pugni, circondati da fitti capannelli
di compagni. Fu solo quando i fuochi cominciarono a spegnersi che i suoni si affievolirono, sovrastati
dal frinire dei grilli.
L!. Catone si protese un pochino oltre il parapetto, voltando la testa verso il suono che il suo
udito acuto aveva individuato: il leggerissimo frusciare di piedi scalzi tra le ceneri dell'insediamento.
Difatti, un momento dopo, gli parve di vedere ombre scure guizzare da un riparo all'altro in mezzo alle
rovine. Aspett ancora un istante per esserne certo, invece di rischiare l'umiliazione di un falso allarme
davanti ai suoi uomini. Poi si rivolse a uno dei soldati sul retro della torre, la cui faccia era appena
visibile alla fioca luce di una piccola lampada a olio, che ardeva in un supporto di ferro inchiodato al
montante d'angolo.
Da' il segnale.
Il pretoriano agguant la torcia ai suoi piedi e la accost alla piccola fiamma. Gli stracci
inzuppati di olio avvolti attorno alla torcia presero subito fuoco. Non appena la fiamma divamp, il
pretoriano si sporse dalla balaustra in fondo alla torre e allung il braccio, muovendo la torcia da una
parte all'altra. All'istante, i centurioni e gli optiones si misero in moto lungo le linee delle rispettive
centurie, scrollando, prendendo a calci e scuotendo gli uomini. Altri cominciarono ad attizzare i fuochi
nei bracieri e ad aggiungere altro combustibile, sprigionando piccoli vortici di faville nell'aria scura.
Gli uomini nascosti dietro al parapetto impugnarono le armi e si prepararono a difendere il terrapieno.
Catone e Macrone erano ancora in ascolto quando una voce proruppe nella notte e il rumore di
piedi divenne un trambusto; figure che correvano emersero bruscamente dall'oscurit, come se fossero
spuntate dal suolo. Si lanciarono in avanti lungo tutto il muro, serrando con forza le armi.
Eccoli che arrivano!, esclam Catone. Cornicen, suona l'allarme!.
Il soldato scambi un rapido cenno con Macrone, che si precipit gi per la scaletta per
raggiungere i suoi uomini.
Il cornicen serr le labbra, gonfi le guance e soffi forte nel bocchino. Una nota secca esplose
dal corno e riecheggi sulla falesia. All'istante, gli uomini nascosti dietro al parapetto appoggiarono le
lance al camminamento e si alzarono, sollevando gli scudi e stringendo in mano sassi da scagliare sui
ribelli in arrivo. A quelli con le fionde fu lasciato spazio a ciascun lato per roteare le armi prima di
spingere il braccio in avanti e rilasciare il proiettile sui ranghi ammassati balzati fuori dall'oscurit della
notte. Era impossibile vedere la caduta del proiettile, o se fosse andato a segno, ma Catone non credeva
che fosse possibile mancare il bersaglio in mezzo all'orda fremente che andava all'attacco verso di lui.
Forza con le fascine!, grid Catone ai pretoriani dietro al muro. Gli uomini infilzarono i
fagotti con la punta delle lance e li incendiarono sui bracieri, prima di disporsi lungo la cima del muro.
Poi, tirarono indietro le lance, contrassero i muscoli e scagliarono le fascine in fiamme al di l del
muro. Con un breve arco ardente sul fossato, piombarono gi, esplodendo sul terreno, sulle teste e le
spalle degli aggressori pi vicini, mentre illuminavano la scena lungo la facciata anteriore del muro. Il
bagliore rosso fece risaltare i ribelli, la loro accozzaglia di armi e corazze, le selvagge espressioni di
bellicosa rabbia e lo sconcertato terrore di quelli travolti nel corso della loro prima azione.
Catone si port le mani alla bocca. Sassaiola!.
Un istante dopo, i difensori stavano bersagliando di pietre i ribelli. Alcune caddero senza fare
danni, mentre altre si abbatterono su scudi e rimbalzarono su elmi, ma per lo pi andarono a segno,
lacerando carne, schiantando ossa o semplicemente stordendo il nemico. Quelli che caddero
scomparvero nella marea di corpi che assaltavano il muro. A quel punto Catone vide le scale che
portavano con s.
Le frecce e le fionde dei ribelli piombarono sui difensori prima ancora che questi se ne
accorgessero. Schegge volarono via dalla ringhiera vicino alla mano di Catone; il prefetto sent
l'impatto del proiettile di piombo che, rimbalzando sull'elmo, gli era finito sulla spalla. Altri non furono
cos fortunati e le prime vittime pretoriane ruzzolarono gi dal muro, alcune con frecce che spuntavano
da braccia e collo. L'aria si riemp dello schiocco degli impatti e del sibilo dei dardi che sfrecciavano
rasente le teste dei difensori per cadere a poca distanza dietro al muro.
Scudi!, grid Catone. Levate gli scudi!.
Sollev il proprio, coprendosi il petto e quanto pi possibile del volto senza ostacolare la
visione generale della battaglia. Attorno a lui e lungo il muro, i pretoriani tenevano gli scudi ovali in
alto e intanto continuavano a bombardare di sassi il nemico. Mentre il furioso scambio di colpi
continuava, i ribelli sciamarono oltre il bordo del fossato esterno e scesero lungo il pendio, verso gli
ostacoli piazzati sul fondo. Tratti di fossato erano illuminati dalle fascine cadute troppo presto e che
adesso fornivano abbastanza luce agli assalitori per farsi strada tra i pali aguzzi. Altri non furono cos
fortunati e vi finirono addosso, o vennero impalati spinti com'erano dai compagni pi indietro. I ribelli
continuarono ad avanzare, sradicando gli ostacoli e abbattendoli, per poi raggiungere il pendio pi
ripido ai piedi del terrapieno. Adesso sul loro cammino c'erano pi ostacoli. Pali affilati e conficcati nel
terrapieno, con le punte rivolte verso il basso per rendere impossibile una scalata del muro. I portatori
di scale raggiunsero il fossato e cominciarono a sollevare i propri carichi cos che la parte superiore
ricadesse contro il muro. All'istante gli uomini si precipitarono sui pioli, aggirando i pali che
spuntavano in mezzo e preparando gli scudi una volta in prossimit della cima del muro, dove i romani
li stavano aspettando.
Lo sferragliare di fionde e frecce cess quando i ribelli non poterono pi continuare per timore
di colpire i propri uomini. Nonostante il venire meno del fuoco di fila, Catone tenne lo scudo alzato
mentre osservava lo svolgersi dell'attacco dal corpo di guardia. Adesso era tempo che i pretoriani
approfittassero della gittata delle lance. Sporgendosi tra le merlature, gli uomini sul muro affondarono
le armi in direzione dei nemici che avevano raggiunto la cima delle scale.
Macrone prese scudo e lancia dal suo optio e avanz tra due dei suoi uomini, proprio davanti al
signifer della centuria. Il muro era stato eretto soprattutto per tenere i briganti lontano dalla miniera e
impedire tentativi di fuga degli schiavi, perci le merlature erano pi basse e distanziate di quanto non
lo sarebbero state in un forte militare. Senza dubbio, l'appaltatore l'aveva fatto costruire cos per
risparmiare sulle spese e aumentare il proprio margine di profitto. Di conseguenza, Macrone e gli altri
soldati sarebbero stati esposti a un rischio maggiore. Tre dei suoi uomini erano gi stati abbattuti, due
colpiti in faccia da tiri di fionde, uno dei quali morto, mentre il terzo si era preso una freccia proprio
sotto la gola. Tutti e tre erano gi distesi ai piedi del terrapieno, dove il chirurgo e i suoi assistenti
stavano curando le ferite dei vivi meglio che potevano.
Conoscete le regole, ragazzi!, url Macrone con tutta la voce che aveva. Non lasciate che i
bastardi mettano piede sul nostro muro!.
Alcuni uomini ebbero il tempo di rispondere con un'acclamazione prima che le scale si
sollevassero e sbatacchiassero contro le merlature. I pretoriani alzarono le lance e rivolsero le punte in
basso mentre i ribelli salivano verso di loro. Nell'udire il rumore del legno che sbatteva contro la
muratura vicino a lui, Macrone gir di scatto la testa a destra. La parte superiore di una scala spunt a
poca distanza e prese a tremare sotto il peso dei ribelli che stavano salendo. Macrone appoggi lo scudo
al muro e spinse la lancia verso l'uomo alla sua sinistra. Reggi questa.
Poi afferr l'estremit della scala e spinse, ma l'angolazione e il peso erano eccessivi per
scostarla dalla merlatura. Cos la stratton mentre si sporgeva a guardare l'espressione terrorizzata di un
ribelle sei piedi pi in basso. Lo slancio fu sufficiente a rovesciare la scala, che si abbatt da un lato,
portando gi con s due uomini, i quali piombarono sui loro compagni e li scaraventarono in fondo al
fossato.
Ah!, ringhi soddisfatto Macrone mentre riprendeva scudo e lancia. Un'occhiata a ciascun
lato rivel che i suoi stavano riuscendo a spingere via alcune scale e a sbarazzarsi di quei ribelli che
stavano salendo sulle altre. Qualche piede pi oltre, un pretoriano affond la lancia nella spalla nuda di
un giovane guerriero, che agit le braccia e inarc la schiena, perdendo la presa e precipitando gi nel
fossato. L'uomo che lo seguiva sulla scala non esit a salire i pioli per sostituire il compagno abbattuto.
Vicino alla merlatura, sollev uno scudo sulla testa e il colpo del pretoriano and a vuoto.
Macrone si fece largo sul muro e, serrando con decisione l'asta della lancia, la inclin e la
spinse sotto lo scudo nell'ascella del ribelle; ne avvert il sussulto mentre una costola cedeva, lasciando
che la punta lacerasse il polmone. Macrone tir via la lancia in un fiotto di sangue e, alla luce di una
fascina che divampava proprio laggi in basso, vide il volto dell'altro deformarsi per il dolore. L'uomo
per si costrinse a salire gli ultimi pioli e si spinse oltre la merlatura, ruzzolando sul camminamento e
buttando a terra il pretoriano che si trovava l. I soldati a ciascun lato lo colpirono svariate volte mentre
cercava di rimettersi in piedi, poi lo gettarono gi dal terrapieno dietro al muro, dove una delle riserve
lo fin. Una rapida occhiata rivel figure indistinte, illuminate di rosso dal bagliore delle fascine, che
combattevano lungo il muro, ma nessuno dei nemici l'aveva ancora varcato. Romani e ribelli si
scambiavano colpi in una lotta impari, dal momento che i primi avevano tutti i vantaggi della posizione
elevata e riparata da cui combattevano. Corpi cadevano con regolarit dalle scale, schiacciando i
compagni o abbattendosi direttamente al suolo e rotolando gi nel fossato. C'era una manciata di
vittime romane, colpite da un'arma o da sassi lanciati dal basso. Ma Macrone era soddisfatto
dell'andamento dello scontro. Il muro avrebbe retto e lo spirito del nemico avrebbe vacillato,
costringendolo alla ritirata. Molto probabilmente quella sarebbe stata l'unica azione della notte.
Tenete a bada quei bastardi, ragazzi!.
Poi not un gruppo di uomini che si muovevano insieme emergere dalla scura massa delle
rovine, facendosi strada tra i compagni mentre si dirigevano verso il corpo di guardia. Poco dopo
distinse la lunga forma del palo rinforzato che reggevano. Raggiunto il fondo del camminamento,
Macrone si iss la lancia in spalla e chiam a gran voce. Prefetto Catone!.
Chiam due volte prima che uno degli uomini sulla torre lo udisse e attirasse l'attenzione di
Catone. Non appena il prefetto apparve, Macrone spinse una mano in direzione del pericolo imminente.
Hanno un ariete!.
Catone si precipit alla parte anteriore della torre e subito scorse il gruppetto di uomini, a una
cinquantina di piedi dalle porte.
Signore!, lo chiam Metello. Tieni gi quella dannata testa!.
Pass un breve istante prima che Catone reagisse all'avvertimento e gi una freccia aveva
colpito il bordo del suo scudo, andando in frantumi davanti alla sua faccia. Avvert un violento bruciore
all'occhio sinistro e sbatt le palpebre mentre, istintivamente, arretrava incespicando. La palpebra era
impigliata in qualcosa che spuntava dall'orbita. Catone alz una mano e, delicatamente, si pass le dita
lungo la guancia fino a quando tocc sangue e sfior una scheggia, lunga circa due pollici.
Immediatamente nel bulbo oculare esplose un intenso dolore e Catone strinse i denti, emettendo un
gemito gutturale. Poi si ricord dell'ariete e abbass la mano, girandosi di scatto.
Rovesciate la pece dalla torre! Voi due. Svelti.
I pretoriani misero gi scudi e lance e presero i manici di legno con cui terminavano le sbarre di
ferro a ciascun lato del calderone che ribolliva. Quanto entrambi furono pronti, lo issarono e
attraversarono con cautela la torre, mentre Catone e gli altri si tenevano alla larga, nel caso i due
inciampassero e la pece bollente si versasse, provocando terribili lesioni a quelli vicini. Quasi accecato
dal dolore, Catone si ripar dietro allo scudo, tornando alla parte anteriore della torre. Non essendoci
tentativi di scalare il corpo di guardia, era l'unico bersaglio a cui i ribelli potevano mirare senza colpire
i compagni e adesso vi si dedicarono con spirito di rivalsa, mentre gli uomini con l'ariete
raggiungevano il ponte sul fossato e si dirigevano alle porte.
Catone segnal con una mano gli uomini che portavano la pece. Copriteli! Svelti!.
Sollevati gli scudi, i soldati li tennero di traverso perch fornissero pi riparo possibile mentre il
gruppo prendeva posizione nella parte anteriore della torre. Catone arrischi un'occhiata oltre la
merlatura proprio quando un proiettile di fionda si abbatt sull'arrotondato guardamano di ferro. Venti
piedi pi in basso, vide che gli uomini con l'ariete indossavano tutti elmi e corazze romane. Da un lato
c'era un grosso guerriero che incitava i compagni. L'uomo alz lo sguardo proprio in quel momento e,
incrociato quello di Catone, grid un ordine nella sua lingua. Catone riconobbe il guerriero con cui si
era presentato Iskerbeles. Poi il dolore della scheggia lo assal di nuovo, come se nell'occhio fosse
conficcato uno spillo incandescente. Ogni volta che sbatteva la palpebra il dolore sembrava peggiorare,
facendogli perdere lucidit.
No!, sibil a se stesso, lottando contro l'impulso di svenire. Non in quel momento. Non
quando i suoi uomini avevano bisogno di lui. Con un ruggito di rabbia e agonia, strapp la lancia al
pretoriano pi vicino e la sollev prendendo di mira il guerriero. La scagli gi con tutte le sue forze,
mandandola dritta verso il bersaglio. Ma la reazione del guerriero fu altrettanto rapida; il ribelle si gett
da un lato e la punta della lancia affond nelle spesse assi del ponte, tremolando. Catone si rifugi
dietro alla merlatura mentre due frecce balenavano nel varco.
Preparatevi a rovesciare la pece, al mio via!.
I due pretoriani si accovacciarono accanto al muro mentre i loro compagni continuavano a
ripararli con gli scudi. Poi la torre trem sotto i piedi di Catone. Ci fu una breve pausa e poi di nuovo
l'impatto. Stavolta Catone sent il tonfo dell'ariete contro le porte. Era tempo di agire. Represse il
tormento che gli dava la ferita e si sforz di pensare lucidamente. Fatto un respiro profondo, indic gli
uomini con la pece.
Pronti.
I soldati contrassero i muscoli e puntellarono i piedi mentre si preparavano ad affrontare lo
sforzo.
Voi altri, ascoltate. Non appena la pece va gi, vi alzate e usate lance, sassi, tutto quello che
potete, sul resto degli uomini con l'ariete. Uccideteli tutti. Avete capito?.
Ci furono dei cenni di assenso. Alcune facce erano in ombra ma Catone vide la loro prontezza
ad agire. Impugn con forza lo scudo, guard gi e vide il guerriero asturico dondolare piano il braccio
e imporre il ritmo. Poi l'ariete venne di nuovo avanti, abbattendosi sulle porte di legno.
Ora!.
I pretoriani si alzarono veloci, continuando con le braccia il movimento verso l'alto e verso
l'esterno del piccolo calderone e, alla massima estensione, lasciarono il manico pi vicino alla
merlatura e il denso liquido fumante sgorg verso gli uomini sul ponte. Catone non vide il momento
dell'impatto ma ogni uomo per cinquanta passi a ciascun lato ud le urla che penetrarono perfino il
frastuono della battaglia. La parte anteriore dell'ariete cadde e quelli in fondo mantennero la presa
mentre i compagni ustionati barcollavano urlando di dolore. Non ci fu tregua per i feriti poich i
pretoriani fecero seguire immediatamente una scarica di lance e poi di sassi. Due uomini furono trafitti
dalle lance, un altro fu colpito alla testa da un sasso e cadde privo di sensi sul ponte. Altri ancora
rimasero feriti dalla sassaiola e quelli in fondo all'ariete mollarono la presa e si diedero alla fuga.
Il loro capo era scampato alla pece bollente e, furioso con i suoi uomini, si mise a correre sul
ponte per trascinare avanti altri ribelli. Ma la pioggia di proiettili dalla torre aveva minato il loro
coraggio. Tuttavia, tale era la paura che avevano di lui, che ben presto raccolse un nuovo gruppo
attorno a s e si fece largo per tornare all'ariete. Sotto la torre, la parte anteriore dell'ariete e il ponte
erano schizzati di liquido fumante.
Sbarazzatosi dello scudo, Catone corse al braciere usato per scaldare la pece e si strapp il
focale dal collo. Avvolse la stoffa attorno alla base del braciere e lo sollev dalle assi. Attento a non
inclinarlo, torn al suo posto e lo rovesci al di l della merlatura. I tizzoni avvamparono arancioni e
bianchi mentre cadevano atterrando davanti all'ariete. Fiamme si levarono dalla pece, propagandosi
rapide sull'ariete e il ponte. Uno dei feriti, che fremeva sulle assi, prese fuoco per via degli indumenti
inzuppati di pece. Si affann ad alzarsi e con un gemito disumano corse via dalle porte, attraverso il
ponte, come l'essere di un incubo terrificante, agitando le braccia mentre disegnava un sentiero ardente
tra i compagni e le rovine.
L'impeto dell'assalto si spense poich tutti gli sguardi erano puntati sul fuoco e nessun ribelle
era pronto a salire sulle scale. La paura pervase le loro fila e, quasi come un sol uomo, cominciarono ad
arretrare, risalendo dal fossato e ritirandosi dietro alle fascine ancora in fiamme, per poi rifugiarsi
nell'ombra, lasciando i corpi di morti e feriti disseminati lungo il fossato davanti al muro.
Uno dei pretoriani li schern, imitato subito dai compagni che lanciarono insulti sprezzanti ai
ribelli. Fino a che non riprese una scarica di frecce e colpi di fionda, mandando i pretoriani a rifugiarsi
dietro alla merlatura.
Una volta che Catone ebbe la certezza che l'attacco era finito, torn barcollante sul retro della
torre e fece segno a Metello. Fa' buona guardia. Potrebbero riprovarci pi tardi. Ma ne dubito.
S, signore. L'espressione preoccupata dell'optio era inequivocabile. Vado a chiamare il
medico, signore?
No, ce la faccio.
Catone si fece animo per scendere dalla scaletta e si diresse con passo quanto pi fermo
possibile all'infermeria, che il medico aveva allestito a poca distanza.
Signore!.
Si volt e vide Macrone arrivare a grandi passi dalla base del terrapieno con un enorme ghigno
stampato sul volto.
Hai visto come sono fuggiti? Come dannate pecore con un lupo alle calcagna!. Poi, quando
scorse la faccia di Catone alla luce del braciere pi vicino, la baldanza di Macrone si spense. Oh...
cazzo.
Sono messo cos male?. Catone si costrinse a sorridere. A quanto pare non sar famoso per
il mio bell'aspetto quando torneremo a Roma. Cammina con me, Macrone.
Mentre si avviavano dal chirurgo, Catone fece del suo meglio per nascondere il dolore. Devo
farmi medicare. Prendi tu il comando per adesso. Tieni il nemico lontano dal muro e fa' spegnere il
fuoco, prima che raggiunga il corpo di guardia. Poi voglio il conto delle vittime. Chiaro?
S, signore.
Macrone esit e Catone gli diede una manata sulle spalle. Me la caver. Non  la prima volta
che mi entra qualcosa in un occhio. Hai i tuoi ordini, centurione.
Macrone annu e si diresse al corpo di guardia, chiamando Petillio e i suoi uomini perch si
preparassero a spegnere il fuoco.
Catone prosegu verso l'infermeria e aspett che il medico finisse di estrarre una freccia dal
braccio di un pretoriano. Poi questi lo affid alle cure di uno dei suoi assistenti, si asciug il sangue
sulle mani con un pezzo di stoffa e si gir verso Catone.
E cosa abbiamo... Oh, sei tu, signore. Osserv con fare esperto braccia e gambe di Catone
prima che il suo sguardo tornasse sulla faccia del prefetto. Cosa? Ah, adesso vedo. Quaggi, dove la
luce  migliore.
Condusse Catone a un braciere e lo fece sedere su uno sgabello; poi esamin con attenzione la
ferita.
Brutta... davvero brutta. Fa male?.
Catone sospir. Tu che dici? Tirala fuori e mettimi una benda.
Il chirurgo inclin la testa da un lato. Far male, signore. Cercher in tutti i modi di non fare
ulteriori danni. Torn agli strumenti disposti su un cavalletto e scelse un paio di pinze di ottone e un
bisturi. Con movimenti delicati, orient il pi possibile la testa di Catone verso la luce per illuminare la
ferita e si accinse a usare le pinze.
Resta fermo e guarda dritto davanti a te. Pronto, signore?
Pi pronto che mai.
Allora cominciamo....
...
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CAPITOLO 27.
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Come va l'occhio, signore?, si inform Macrone entrando nell'ufficio del procuratore. I gusti
appariscenti del defunto Nepone erano evidenti l quanto in ogni altro ambiente della casa. La scrivania
era realizzata in lucido noce e la sedia era dotata di una comoda imbottitura. Uno scaffale portarotoli
copriva quasi un'intera parete, mentre le altre erano affrescate per dare l'impressione di affacciarsi sulla
lussureggiante campagna campana, con il Vesuvio svettante sullo sfondo. Dato il reale circondario
dell'abitazione, si trattava di un meritato sollievo dal crudo spettacolo offerto dalla miniera e dal campo
che incombeva in alto.
Dopo che la scheggia era stata estratta e la ferita bendata, Catone aveva seguito il consiglio di
riposare datogli dal medico solo dopo aver valutato il danno causato dalla pece infuocata alla parte
anteriore del corpo di guardia e al ponte. Alcune assi erano carbonizzate in superficie ma non c'era
segno di lesioni strutturali. L'ariete era stato tirato dietro al muro e segato in quattro parti, usate per
puntellare l'interno delle porte. Catone era tornato alla torre e aveva tenuto gli uomini lass fino
all'alba, quando la luce aveva rivelato che non c'erano nemici appostati tra le rovine, pronti a sferrare
un altro attacco. Solo allora aveva ceduto il comando a Macrone per andare a distendersi per qualche
ora e far riposare l'occhio. Aveva lasciato disposizioni perch lo svegliassero alla quarta ora, ma il
dolore all'orbita oculare gli aveva reso impossibile dormire; cos, dopo essersi rigirato per un po', era
andato nell'ufficio e aveva chiesto cibo e vino, quest'ultimo nella speranza che potesse attenuare il
lancinante dolore all'occhio.
Sta benone, grazie, rispose Catone. Movimenti da parte del nemico?
Poca roba. Solo qualche gruppetto che recupera i feriti. Li ho lasciati fare. Ho pensato che non
valesse la pena rischiare uomini per andare a tartassarli.
Giusto, convenne Catone. Nient'altro?.
Macrone ci pens. Non che io abbia visto. Hanno mandato fuori gruppi di foraggiatori e
qualche pattuglia. Ce n' una in ricognizione lungo il bordo opposto della gola, ma ho mandato un
manipolo dei nostri a tenerli d'occhio. Se scoprono qualcosa di utile, lo faremo anche noi e sventeremo
eventuali piani per prenderci di sorpresa. Macrone fece una pausa e guard preoccupato la fasciatura
che girava attorno alla testa di Catone e copriva il tampone di lino, applicato dal chirurgo dopo aver
rimosso la scheggia e pulito la ferita. Cos'ha detto dell'occhio il medico? Ci saranno danni
permanenti?.
Catone ricord la scheggia insanguinata tra le dita del chirurgo qualche ora prima. L'estrazione
era stata la cosa pi dolorosa che avesse sofferto in tutta la vita. Era quasi svenuto nel sentire il leggero
schiocco quando l'estremit era venuta fuori dal globo oculare, e poi di nuovo quando veniva tirata
fuori dalla piega di pelle sotto l'occhio, gonfia e contusa. Quasi altrettanto doloroso era stato l'acuto
bruciore dell'aceto che il medico aveva usato per pulire la ferita e impregnare la fasciatura. Il gonfiore
gli aveva quasi del tutto chiuso l'occhio e attraverso la piccola fessura che restava vedeva tutto grigio e
sfocato. Dopo, l'occhio era stato coperto da bendaggio e fasciatura.
Il medico ha detto che dovrebbe guarire. Una volta passato il gonfiore, si far un'idea pi
precisa. Nel frattempo, dovrei riposare il pi possibile. Chiss perch, ho il sospetto che Iskerbeles non
sar tanto indulgente quanto vorrebbe il medico.
Non ci spererei, ghign Macrone. Un classico... Quel dannato chirurgo pensa che stiamo a
Roma e che i suoi pazienti possano prendersi qualche giorno di convalescenza.
Ho idea che i fatti della notte scorsa gli abbiano tolto questa illusione. Hai portato la conta
delle vittime?.
Macrone annu e tir fuori una tavoletta dalla sacca. Otto morti, venti feriti, otto dei quali sono
pronti a tornare al lavoro. Gran parte delle vittime sono state colpite da fionde e frecce. I ribelli non
hanno avuto modo di arrivare al corpo a corpo con noi.
Non stavolta, replic Catone. Direi che ce la siamo cavata con poco. Iskerbeles avr pensato
che eravamo una preda facile dopo essersi imbattuto nelle guarnigioni della provincia. Altrimenti non
avrebbe mai rischiato un assalto frontale come quello. Sar pi prudente la prossima volta.
Che venga. Noi saremo pronti. E lui e i suoi amici riceveranno lo stesso trattamento.
Ti sei fatto un'idea delle perdite nemiche?
S. Ho fatto una conta approssimativa non appena c' stata abbastanza luce. Quasi cento morti
e altrettanti feriti. Molti sono stati recuperati dai ribelli ma un bel po' sono fuori combattimento per
sempre.
Catone riflett sulle rispettive perdite. Gli uomini hanno combattuto bene. Puoi riferirlo da
parte mia. E che le prime due centurie abbiano una razione extra di vino. Dovrebbe essere un piccolo
incentivo a trovarsi sul muro al momento del prossimo attacco. Sempre che i pretoriani amino bere
quanto gli altri soldati.
Direi di s, replic ironico Macrone. Osserv per un momento le pareti affrescate prima di
guardare di nuovo Catone. Hai pi pensato a Nepone?
Ci ho riflettuto, s. Soprattutto dopo che Iskerbeles ha cos insistito che glielo consegnassimo.
Il procuratore deve valere moltissimo per lui se  disposto a farci andare via di qui con un
salvacondotto.
Non che avrebbe mantenuto la promessa. Quasi sicuramente saremmo finiti nella fossa
comune come gli altri.
Forse, ma ho la sensazione che avrebbe potuto mantenere la parola. In fondo,  Nepone che
vuole. O, piuttosto, quello che il procuratore sa.
Dei lingotti d'argento, intendi?
Certo. Iskerbeles deve aver capito che Nepone li ha nascosti. Ecco perch voleva mettere le
mani sul procuratore quando ci ha proposto le condizioni della resa.
Allora si incazzer sul serio quando scoprir che Nepone  morto. E a quel punto, non credo
proprio che ci lascer andare per la nostra strada. Penser che sappiamo dove si trova l'argento e
subiremo lo stesso trattamento di Nepone. A cominciare da te.
Proprio cos. Catone incroci le braccia. Non ho particolarmente voglia di affrontare una
cosa del genere. Perci la resa  fuori questione. Non abbiamo niente con cui contrattare, solo che
sappiamo che i lingotti sono sepolti in una galleria crollata. Potremmo dirlo a Iskerbeles ma 
improbabile che ci lasci andare fino a che non avr controllato che si trova dove diciamo noi. E
comunque, i nostri ordini sono di fare in modo che i ribelli non mettano le mani sull'argento, a ogni
costo.
Rimasero a guardarsi per un momento, poi Macrone fece spallucce. Siamo comunque fottuti,
allora.
Si potrebbe dire cos. Io preferisco il pi benaugurante Vittoria o morte.
Macrone si diede una manata sulla coscia e scoppi a ridere. L'ho sempre detto che sapevi
usare la lingua meglio della migliore puttana della Suburra.
Non il pi lusinghiero dei paragoni, ma ti ringrazio lo stesso, fratello. Catone sorrise, poi
cedette e scoppi a ridere insieme all'amico. Quando la risata si spense, Catone fece un respiro
profondo. Ne avevo proprio bisogno.
 passato un po' dall'ultima volta che ti ho visto divertirti per qualcosa. Da quando siamo
tornati a Roma. Macrone indic una delle sedie di fronte a Catone. Posso?
Accomodati. Ma risparmiami la paternale sul lutto.
Macrone esit prima di sedersi. Non ho intenzione di farti la paternale. Voglio solo che tu
sappia che capisco quale grande perdita sia stata Giulia. Dannata splendida ragazza. Bella e
intelligente. Sarebbe stata un'ottima madre e la moglie che ogni uomo....
Basta!, lo interruppe con durezza Catone. Hai sbagliato su tutta la linea....
Non riusc a dire altro. Quanto poteva sopportare di rivelare a Macrone? La verit? Certo non
tutta quanta. Non finch Cristo serviva al loro fianco. Sarebbe stato un fardello troppo grande per
Macrone, come gi lo era per lui.
Cosa intendi?. Macrone era confuso. Catone, ragazzo, cosa c'?.
Qualcosa dentro Catone si ribell all'idea di condividere il proprio dolore. Non era solo
orgoglio, aveva a che fare con il suo grado e la responsabilit che ne conseguiva. Era al comando della
coorte. Cinquecento uomini guardavano a lui come il loro capo. Non aveva alcun diritto di rivelare loro
le sue debolezze. Di sgravarsi l'anima. Neanche con Macrone, che conosceva e del quale era amico da
quando Catone si era presentato alla fortezza della Seconda Augusta, magro e tremante ragazzo che
amava i libri e non aveva mai impugnato una spada in tutta la sua vita. Erano grandi amici da tanti anni,
prima quando Catone era un umile optio, poi centurioni insieme e infine quando lui era stato promosso
a un rango pi alto. Era consapevole di quanto fosse debitore all'amico pi caro che avesse mai avuto.
Eppure era riluttante a confessare eventuali debolezze davanti a lui.
Non sono addolorato per Giulia. Non pi. Non da quando ho scoperto che vedeva un altro
uomo mentre io, mentre noi, eravamo in Britannia.
L'espressione di Macrone si afflosci e il centurione scosse la testa. Lo sapevo che c'era
qualcosa sotto. Ma questo? Non ci credo, ragazzo. Non Giulia.
S, Giulia, replic Catone a bella posta. Non ci sono dubbi. Ho visto le prove con i miei
stessi occhi. Amava un altro e me l'avrebbe detto se fosse vissuta abbastanza per esserci al mio ritorno.
Sono stato tradito da Giulia, Macrone. Adesso sai tutto. Be', per lo meno ne sai abbastanza.
Mi dispiace moltissimo. Non ne avevo idea. Dovevi dirmelo.
Cosa potevo dire?, replic con voce stanca Catone. Ero traumatizzato. Era come se
qualcuno mi avesse aperto un buco nel petto e strappato cuore e viscere. E mi vergognavo. Mi sentivo
umiliato. Capisci perch non sono riuscito a dirtelo? Faceva troppo male per parlarne. Perfino con te,
amico mio.
Immagino di s. Macrone si sofferm a riflettere. Ma io avrei saputo esattamente cosa fare.
Bisognava portarti fuori a bere per affogare ogni pensiero riguardante Giulia. Ci avrei pensato io.
Questo ti avrebbe aiutato.
Quello che non ti uccide, ti d una sbornia tremenda....
Macrone rise. Giusto, dannazione! Gli di solo sanno che razza di infelice stronzo sei stato da
quando siamo tornati, e adesso so perch. Povero fottuto bastardo. E adesso sar ancora peggio.
E perch?
Gi avevi quella cicatrice sulla faccia. Adesso potresti finire con una benda sull'occhio. Ti
avverto, Catone, farai meglio a mettere gli occhi su una donna cieca, la prossima volta, perdona il gioco
di parole. Nessun'altra ti vorr, a meno che non la paghi.
Grazie per le parole di conforto.
Oh, andiamo. Siamo intrappolati qui, con una massa di ribelli assetati di sangue dietro a quel
muro, che non vedono l'ora di tagliarci la testa e infilzarla su una lancia perch tutti la vedano.
Potremmo essere salvati. Probabilmente no. Perci, metti le cose in prospettiva. Giulia non c' pi. Ti
avrebbe abbandonato comunque. Meglio lasciarti alle spalle ci che non puoi cambiare e fare i conti
con quello che ti aspetta, direi.
Catone lo fiss. E questo dovrebbe tirarmi su di morale?
No, ma smettila di comportarti come il classico cornuto di quelle commedie da due soldi che
mettono in scena a Roma. Riprenditi, ragazzo. Gli uomini hanno bisogno di te. Macrone si alz dalla
sedia. Sar meglio andare a controllare cosa fanno i ribelli e capire cos'hanno in mente. Se ce la fai,
signore.
Catone spinse indietro la sedia e si alz. And ai ganci dietro la porta e si mise in spalla la
cintura della spada. Andiamo, centurione.
Mentre lo seguiva fuori dall'ufficio, Macrone si concesse un piccolo sorriso soddisfatto. Parole
dure. Non era stato facile dirle ma erano ci che richiedeva la situazione e, ancora pi importante, ci
di cui pi aveva bisogno l'amico. Il sorriso sbiad quando riflett sul tormento che Catone doveva aver
patito sin dalla scoperta della verit. Nessun uomo avrebbe dovuto subire una cosa del genere. C'era
anche delusione nei confronti di Giulia. Macrone aveva creduto di conoscerla meglio. Questa era la
dimostrazione che non si poteva mai dire di conoscere veramente qualcuno. Guard la schiena del
prefetto che lo precedeva attraverso il cortile della casa del procuratore. Be', concluse, qualcuno s.
Era tarda mattina quando ebbero concluso l'ispezione delle difese, che comprendeva un giro
lungo il ciglio della gola che si estendeva nella zona di scavo. La profondit e l'impetuosit del fiume
che scorreva sui massi cinquanta piedi pi in basso precludevano una facile traversata l sotto. Cos
come le ripide falesie a ciascun lato. Tuttavia scorsero una pattuglia nemica che procedeva lungo il
corso del fiume dalla parte opposta della gola, alla ricerca di un guado.
Buona fortuna, disse Macrone.
Catone annu concorde e rimase a osservare i ribelli ancora per un po'. Poi uno di essi alz lo
sguardo e vide i romani. Richiam l'attenzione dei compagni sui loro osservatori e gridarono qualcosa
che si perse nel fragore della corrente. Ma i gesti di accompagnamento erano inequivocabilmente ostili.
Malgrado il temibile aspetto del fiume che scorreva nel burrone, Catone non voleva lasciare
nulla al caso. Voglio che la gola sia sorvegliata costantemente.
Macrone gli scocc un'occhiata interrogativa e poi replic: Come desideri, signore. Due
uomini dovrebbero bastare. Non ci metteranno troppo a coprire il tratto.
No. Un manipolo, disposto a intervalli regolari.
S, signore.
Catone rivolse un'ultima occhiata ai ribelli che gesticolavano e si diresse al muro, dove le
riserve di Pulcro erano di guardia mentre le altre centurie riposavano. I tre ufficiali si salutarono e
Catone e Macrone raggiunsero Pulcro sulla torre.
Segni di pericolo?, domand Catone.
No, signore. Tranquilli come agnellini. Penso che dopo la scorsa notte abbiano perso il
coraggio di combattere. Non ci riproveranno tanto in fretta.
Speriamo. Catone and alla parte anteriore della torre e osserv il terreno aperto davanti
all'insediamento. Malgrado il nemico avesse recuperato i feriti, i morti giacevano ancora nel fossato e
gi l'aria bollente vibrava del ronzio delle mosche. Diversi avvoltoi volteggiavano in alto e altri si
aggiravano tra i cadaveri, martoriandoli con i loro becchi affilati.
Vuoi che mandi uomini a rimuovere i corpi, signore?, domand Macrone.
No. Lasciali fuori. Cos il nemico sapr cosa lo aspetta se far un altro tentativo.
S, signore. Ma con questo caldo saranno un tantino fastidiosi. Tempo qualche giorno, e questo
posto puzzer peggio di una conceria.
Allora speriamo che il vento soffi dalla miniera. La puzza contribuir ad affossare il loro
coraggio.
Al di l delle rovine, si estendeva caotico il campo nemico e una nuova colonna, in arrivo da
sud, stava andando a raggiungere i ribelli, lasciandosi dietro una nuvola di polvere.
Cosa pensi che faranno adesso, signore?, domand Pulcro.
Catone riflett. Potrebbero cercare di prenderci per fame. Ma a noi sta bene. Il tempo  dalla
nostra parte. Non dalla loro. Pi restano qui, pi cedono l'iniziativa a Vitellio e alle altre forze che
abbiamo in Spagna. Iskerbeles non pu non saperlo. Dubito che aspetteremo molto prima di un nuovo
tentativo. Al posto suo, proverei con un altro ariete, coperto stavolta. Se lo fa, allora distruggeremo il
ponte. A quel punto dovr riempire il fossato prima di poter procedere con l'ariete... Misure e
contromisure, centurione.  cos che funziona l'assedio. Ne ho visti abbastanza per saperlo.
Macrone guard l'altro centurione. Ma tu cosa puoi saperne, no? Visto che hai servito nella
guardia pretoriana, a parte quel breve periodo in cui hai fatto la spia e l'assassino in Gallia.
Pulcro tenne lo sguardo dritto davanti a s, senza battere ciglio. Stavo facendo il mio dovere e
obbedendo agli ordini, come qualsiasi altro soldato.
Solo che i tuoi ordini non erano affatto come quelli di ogni altro soldato, dico bene?.
Macrone si volt verso di lui. Sono curioso: quali sono esattamente i tuoi ordini adesso?.
Pulcro serr le labbra e tir su col naso. In che senso?
Nel senso che mi chiedo cosa sai della morte di Gaio Nepone.
Pulcro affront Macrone senza mezzi termini. Mi stai accusando di essere coinvolto in questa
faccenda?.
Macrone non si scompose. Non tanto coinvolto quanto responsabile, a dire la verit.
Capisco. E hai prove a sostegno di questa accusa? No, non ne hai. Perci, sii gentile e tieniti
per te le tue assurde congetture... signore.
Ti conosco, Pulcro. So che tipo di uomo sei e di cosa sei capace. E siamo molto lontani da
qualsiasi posto in cui un regolare processo abbia valore.
Pulcro atteggi le labbra in una smorfia di scherno. Signore, se davvero credi a ci che dici, e
che sono capace del tipo di cose che pensi, allora non sarebbe pi saggio lasciarmi in pace, eh?.
Catone ebbe un moto di disappunto. Basta cos, signori. Avremo tempo in abbondanza per
indagare sulla morte del procuratore, una volta respinto il nemico. Il quale, mentre voi eravate
impegnati a chiacchierare, si  messo in movimento.
Tutti e tre si voltarono a guardare al di l della merlatura in direzione del campo avversario.
Una colonna di uomini stava procedendo verso le rovine, accompagnata da svariati carretti. Non
sembravano avere fretta n c'era traccia di scale da assedio o arieti.
Cos'hanno in mente?, domand Macrone.
Lo sapremo presto. La colonna super l'insediamento e si ferm, lontano dal raggio d'azione
delle fionde. Mentre un manipolo tracciava un quadrato di una quarantina di passi per lato servendosi
di pali, il resto scaric gran parte degli arnesi che portava e torn all'insediamento bruciato. Subito
dopo, i primi tornarono con dei blocchi di pietra e cominciarono a erigere i lati del quadrato.
Dall'insediamento giunse rumore di seghe e l'occasionale schianto di detriti che cadevano, opera di un
numero sempre maggiore di uomini che emergevano tra le rovine per fare scorta di legname.
Staranno tirando su una specie di barriera protettiva, concluse Catone. La domanda : cosa
proteggeranno? Una torre d'assedio, forse?
Oppure una catapulta, disse Pulcro. O la copertura per un altro ariete.
Mentre continuavano a guardare, altri uomini della coorte salirono sul muro per osservare il
nemico al lavoro. Poco per volta, un terrapieno sorse attorno al quadrato, con pietre alla base e sopra
terra compattata. Un altro gruppo di ribelli cominci a scavare un fossato per circondare la piccola
fortificazione, mentre altri costruivano un grosso riparo di legno all'interno.
I tre ufficiali continuarono a osservare i lavori che proseguirono per tutto il pomeriggio, fino al
tramonto. Fu allora che Pasterico sal sulla torre e, raggiunto Catone, salut.
Signore, posso?
Cosa c'?
So cosa sta facendo il nemico. L'ho gi visto prima. Un sacco di volte. Proprio qui.
Catone inarc un sopracciglio. Allora?
Stanno scavando una galleria. Quel riparo nel mezzo  l'imboccatura della galleria, signore.
Catone e i due centurioni si voltarono a esaminare i lavori. In effetti, c'erano uomini che
emergevano dal riparo portando ceste di vimini che andavano ad aggiungere al terrapieno. Catone si
infuri con se stesso per non aver visto l'ovvio prima. Aveva dato per scontato che il terreno scavato
fosse destinato alla fortificazione.
Ha ragione, disse Macrone. Ecco cosa stanno facendo. E perch no, dato che hanno qualche
migliaio di schiavi esperti minatori? Merda, dovevamo prevederlo.
Catone annu. Gi immaginava cosa aveva in mente il nemico per loro. La galleria si sarebbe
diretta verso il corpo di guardia, per poi minarlo. Una volta pronti, avrebbero dato fuoco ai puntelli
sotto le fondamenta e l'intera struttura sarebbe crollata, creando un'enorme breccia attraverso la quale i
ribelli si sarebbero riversati a migliaia.
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CAPITOLO 28.
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Era una notte senza luna, tre giorni dopo che i ribelli avevano cominciato a scavare la galleria e
Catone diede un'ultima occhiata alla fortificazione nemica, distante meno di un centinaio passi. Le
torrette sul muro che dava sul corpo di guardia si stagliavano sullo sfondo dei fuochi da campo
dell'esercito dei ribelli, mezzo miglio pi in l. C'era una sentinella su ogni torretta, altre due sul muro e
regolari pattugliamenti davanti alla miniera. Il tenue chiarore dei bracieri attorno all'entrata della
galleria offriva illuminazione a quelli che lavoravano di notte, scavando in direzione del corpo di
guardia. Le voci degli schiavi al lavoro si propagavano nello spazio aperto, oltre al rumore delle seghe
e altre voci in mezzo alle rovine sulla sinistra, dove sembrava che i ribelli stessero raccogliendo la
maggior parte del legno destinato a puntellare la galleria.
La nauseabonda puzza di decomposizione che saliva dai corpi gonfi nel fossato era
misericordiosamente meno oltraggiosa nelle ore pi fresche della notte. Tuttavia, Catone storse il naso
quando un refolo di vento sollev l'aria dai piedi della torre di guardia. Scacci dalla mente il pensiero
dei morti che giacevano all'esterno del muro.
Secondo Pasterico, i minatori ribelli erano in grado di scavare fino a cinquanta piedi di galleria
al giorno. In tal caso, erano gi a met strada dal loro obiettivo. Poich era probabile che Vitellio
avrebbe impiegato forse dieci giorni ad arrivare, era tempo di mettere fine alla cosa, concluse Catone.
Aveva resistito alla tentazione di attaccare prima. Meglio lasciar sgobbare il nemico per qualche giorno
prima di distruggere il suo lavoro e costringerlo a ricominciare daccapo.
Trasal alla fitta di dolore che gli trapass l'occhio. Il medico aveva esaminato la ferita ogni
sera, dichiarandosi soddisfatto del suo decorso. Il versamento di pus era alquanto normale, affermava, e
l'assenza di cattivi odori dalla fasciatura era segno che la ferita non si era infettata.
Una bella ferita pulita, aveva sorriso l'uomo quella sera mentre scrutava attentamente l'occhio
di Catone. E, se posso permettermi, un'estrazione da manuale della scheggia con un minimo trauma
come conseguenza.
Facile per te dirlo, aveva tirato su col naso Catone. Dalla mia parte di scheggia  stato
parecchio traumatico, te lo garantisco.
Il medico si era finto ferito. Ti sfido a trovare qualcuno che avrebbe saputo eseguire
un'estrazione migliore alla luce di un braciere, signore.
Dammi tempo. Catone non riusciva a vedere bene con l'occhio sinistro una volta tolto il
bendaggio. Uno spesso velo grigio sembrava oscurare gran parte dei dettagli del mondo attorno a lui e,
quando sbatteva la palpebra, sentiva come un sassolino ruvido sotto la pelle. Torner a vedere bene?.
Il medico si era tirato su e si era grattato la guancia.  possibile. Difficile dirlo. Molte ferite
come la tua portano alla cecit. Ma il fatto che tu riesca a vedere qualcosa  un buon segno. Potrebbe
esserci qualche lesione permanente. Penso che tu sia stato molto fortunato, signore.
Fortunato?
Certo. Se la scheggia ti avesse colpito alla pupilla, o addirittura nell'iride, allora probabilmente
avresti perso la vista a quell'occhio per sempre. Invece  entrata attraverso la pelle sotto l'orbita, prima
di penetrare il muscolo sotto l'occhio.
Mi sento cos fortunato.
Il medico aveva ignorato il sarcasmo mentre preparava un nuovo bendaggio e lo applicava con
cautela sull'occhio. Poi aveva legato una nuova fasciatura attorno alla testa di Catone. Certo,
consiglierei riposo a volont, signore. Ma so che non  possibile date le circostanze. Perci cerca di non
irritare l'occhio sfregandolo o stancandoti.
Catone l'aveva guardato con l'occhio buono. Siamo sotto assedio, sai.
S, signore. Ma sono tenuto a darti il mio parere, come tuo medico. Se vuoi, puoi ignorare il
mio consiglio, ma la mia responsabilit termina l.
Vorrei fare il tuo lavoro.
Il medico aveva fatto un passo indietro, rivelando il grembiule macchiato di sangue che
indossava sulla tunica. Davvero, signore?.
Adesso, era quasi mezzanotte, in base ai calcoli di Catone, ed era tempo di concretizzare il suo
piano. Scese gi dalla torre e raggiunse la massa scura di uomini che aspettava in silenzio a breve
distanza dal corpo di guardia. Sopra di essi incombeva la curva del muro interno che i pretoriani si
stavano affannando a costruire a forma di arco attorno al retro delle porte. Era la regolare contromisura
quando si prevedeva una breccia. Se il nemico riusciva, allora si sarebbe arrampicato sulle rovine solo
per trovarsi davanti il muro interno. Una volta portato a termine, li avrebbe contenuti almeno per un
po', sperava Catone, ma non sarebbe stato forte quanto il muro esistente. E il tempo era poco. La scorta
di blocchi di pietra era gi stata esaurita con la costruzione del secondo muro e per questa nuova
impresa avevano dovuto usare le rocce irregolari e i massi che costellavano la base della falesia sopra
al campo della miniera. Trasportarle gi era stato gravoso e, fino ad allora, il muro era poco pi che un
parapetto. Se non facevano niente per disturbare l'avanzata della galleria del nemico, allora il muro
interno sarebbe servito solo a ritardare i ribelli per pochissimo tempo prima di esserne travolto.
Macrone stava aspettando a qualche passo dai soldati al lavoro. Si era tolto la corazza e
indossava una tunica, stivali e cintura della spada. Faccia e arti erano anneriti con un miscuglio di
cenere e grasso, cos da risultare invisibile.
Centurione Macrone, bisbigli Catone. Se non avessi saputo che eri l, non ti avrei mai
notato.
Lo scopo  quello, signore. Macrone ghign e i suoi denti spiccarono nell'annerito ovale del
volto.
Tu e i tuoi uomini siete pronti?.
Macrone accenn verso un gruppo di venti uomini leggermente discosti dagli altri. Anch'essi
indossavano la tunica e portavano solo le loro spade. Sono pronti, signore.
Centurione Secondo?
Signore?. Un'altra figura venne avanti e salut.
Sai cosa devi fare nel momento in cui viene dato il segnale?
S, signore.
C'era una figura accanto al centurione. Avvicinandosi, Catone riconobbe il tribuno Cristo.
Che significa questo, tribuno?
Ho pensato di offrirmi volontario, signore. Adesso che i miei servizi di magazziniere non sono
pi richiesti.
Catone non riusc a trattenere un piccolo sorriso davanti al risentimento dell'uomo. Non
sottovalutare mai l'importanza di quel ruolo, tribuno. Detto ci, credo che tu possa essere esentato da
tali compiti per il momento.
S, signore.
Puoi combattere con la Seconda centuria fino a che l'assedio sar finito. Basta che tu faccia il
tuo dovere e quello che ti dice il centurione Secondo.
S, signore.
Catone guard le figure in ombra di fronte a lui. Molto dipendeva dalla riuscita dell'impresa
notturna. Tutti gli ufficiali avevano ripassato i dettagli e gli uomini avevano l'attrezzatura necessaria:
asce, corde, vasetti di olio e scatola con esca e acciarino. A differenza della squadra di Macrone, gli
uomini della Seconda centuria avevano la corazza e l'equipaggiamento extra era caricato su diversi dei
carretti a mano della miniera. Sugli uomini aleggiava un silenzio carico di tensione e Catone sapeva
che un po' di incoraggiamento sarebbe stato utile. Si schiar piano la voce e cominci in tono
sommesso.
Neanche un fiato, ragazzi. Non fino a quando entrate in azione. Quando comincia lo scontro,
potete fare tutto il rumore che volete. E anche di pi. Qualsiasi cosa per confonderli e mandarli nel
panico. Dateci dentro come le Furie e fate rimpiangere ai ribelli il giorno in cui hanno sognato di
sfidare Roma e il nostro imperatore... Ma non deludete me n il resto della coorte. Quella galleria  a
pochi giorni dal muro. Se stanotte fallite, allora perderemo la nostra prima nonch migliore linea di
difesa. Si ferm per lasciarli riflettere sull'importanza del loro compito. Perci andate gi duro.
Distruggete tutto quello che potete e poi tornate qui il pi velocemente possibile nell'istante in cui
sentite il richiamo. Siete gi eroi. Non dovete dimostrarlo morendo per Roma inutilmente. Chiunque
disubbidisca all'ordine di ritirata sar punito e messo ai lavori pesanti fino alla fine dell'assedio. Sono
stato chiaro?.
Scorse l'ombra di qualche sorriso sulle facce scure degli uomini pi vicini.
Non temere, signore, replic a bassa voce Secondo. Faremo la nostra parte.
Bene. Catone gli strinse l'avambraccio. Possano gli di essere con voi.
Grazie, signore.
Catone si gir verso Macrone, non sapendo bene cosa dire essendo preoccupato per l'incolumit
dell'amico. Macrone lo trasse d'impaccio rivolgendogli un rapido cenno di commiato e rivolgendosi ai
suoi uomini.
Forza, ragazzi, con me. E non fate un dannato rumore.
Avanzarono silenziosi lungo il muro e furono ben presto inghiottiti dalle tenebre. Catone rimase
a guardarli per un momento, poi torn al corpo di guardia e sal sulla torre, aguzzando l'occhio buono
per scorgere eventuali segnali di pericolo che potessero mettere ulteriormente a rischio Macrone e gli
altri. Ma il nemico non dava segno di essere in allarme. Nel campo vedeva minuscole figure che si
stringevano davanti alle centinaia di piccoli fuochi e un gruppo pi folto attorno a un grosso fuoco nei
pressi delle tende di Iskerbeles e della sua cerchia pi ristretta. Catone sorrise tra s. Se tutto andava
bene, ben presto il capo dei ribelli avrebbe maledetto la propria sfortuna e i suoi seguaci avrebbero
cominciato a dubitare delle sue doti di capo.
Macrone prov la corda un'ultima volta. Il capo era fissato attorno a un palo, a sua volta
conficcato nel terrapieno dietro al muro. La corda non cedette e il centurione tenne in mano il resto
arrotolato in anelli mentre sbirciava cauto dietro la merlatura, all'estremit del muro che confinava con
la falesia. Le rocce incombevano alla sua destra e si stagliavano nella notte, pronte a riecheggiare ogni
rumore. Era questo il motivo per cui Macrone si muoveva con deliberata lentezza e cautela. Lanci
un'occhiata allo spazio aperto che arrivava fino al confine delle rovine, ma l'unico segno di movimenti
era parecchio distante, vicino all'entrata della galleria dei ribelli. Numerosi uomini procedevano lungo
la linea del muro, appena oltre il raggio d'azione di eventuali dardi scagliati dai romani.
Andiamo, mormor ai suoi uomini. Cal la corda lungo la facciata anteriore del muro,
facendola scorrere fino a quando non fu tesa. Scavalcato il parapetto, Macrone strinse la corda con
entrambe le mani e cominci a scendere adagio nel fossato. L'attacco alla miniera di qualche giorno
prima si era concentrato sul corpo di guardia e le parti di muro vicine. Macrone era contento che non ci
fossero corpi sul lato che costeggiava la gola o l, sotto la falesia. L'ultima cosa che voleva era mettere
il piede sulle viscere decomposte di qualcuno, rischiando che la puzza gli restasse addosso e tradisse la
loro posizione quando si fossero avviati alla fortificazione nemica attorno all'entrata della galleria.
Sent le suole degli stivali toccare il terreno e si cal gi con delicatezza. Il cuore gli batteva forte
quando si guard attorno per assicurarsi di essere solo nel fossato. Poi, accertatosi che gli altri non
correvano rischi a raggiungerlo, diede due strattoni alla corda e si fece da parte mentre cominciava a
muoversi nel buio e il primo dei suoi compagni scendeva accanto a lui. Macrone lo sped dritto alla
cima del fossato per sorvegliare la situazione e fece segno all'uomo successivo.
Quando furono tutti nel fossato, Macrone diede l'ultimo strattone e la sentinella sul muro ritir
la corda oltre la merlatura.
State vicini, ragazzi, bisbigli Macrone. Non voglio che nessuno di voi si perda nel buio.
Tenete gli occhi fissi sull'uomo che vi precede e non perdetelo mai di vista. Per adesso aspettate qui.
Quando vi do l'ordine, seguitemi in fila per uno.
Risal il versante esterno del fossato e and ad accovacciarsi accanto all'uomo di guardia.
Visto niente?
No, signore. Nessun movimento. Per lo meno non tra noi e la galleria.
Macrone aguzz la vista e scrut lo spazio aperto davanti a loro. Aspett ancora un po' per
avere la certezza che non ci fosse traccia del nemico sul loro cammino, poi si volt per chiamare
sottovoce gli uomini nel fossato. Andiamo.
Si tir su e fece qualche passo furtivo prima di controllare che gli altri lo seguissero. Nonostante
si muovessero attenti a non fare il minimo rumore, Macrone era dolorosamente conscio del leggero
rimbombo degli stivali e del tenue fruscio dell'erba secca mentre attraversavano lo spazio aperto in
direzione delle costruzioni bruciate pi vicine. Temeva che da un istante all'altro sarebbero stati
avvistati, che il nemico avrebbe dato l'allarme e a loro non sarebbe rimasta altra scelta se non fare
dietrofront e correre al muro per mettersi in salvo. Sarebbe stata la fine di ogni tentativo di danneggiare
la galleria per quella notte. E molto probabilmente il nemico avrebbe preso tutte le precauzioni per
tenere i difensori bloccati dietro alle loro difese.
Raggiunto il muro sbriciolato del primo edificio, Macrone si appiatt contro di esso e fece segno
agli uomini di prendere posizione alla sua sinistra. Una volta pronti, prosegu, fermandosi ai varchi tra
gli edifici per sbirciare dietro l'angolo, e riprendendo a muoversi solo quando era certo che la strada
fosse libera. Coprirono gran parte della distanza senza difficolt. Poi, a non pi di cinquanta passi dal
retro della fortificazione, Macrone ud delle voci l vicino e subito ferm gli uomini, facendo loro segno
di abbassarsi. Ubbidienti, si accovacciarono e rimasero in silenzio e immobili, invisibili contro gli
edifici scuri nella notte. Due ribelli armati di lance emersero dalle rovine a sei piedi da Macrone.
Parlavano come se niente fosse e il centurione non os respirare mentre estraeva piano la spada dal
fodero e faceva segno all'uomo dietro di lui di fare altrettanto; poi indic uno dei ribelli come suo
bersaglio. Contratti i muscoli, stava per balzare in avanti quando i ribelli se ne andarono nella direzione
opposta, ignari dei soldati romani alle loro spalle. Macrone li lasci andare, osservandoli mentre
superavano il retro del terrapieno e si allontanavano tra le rovine.
La piccola colonna riprese a muoversi, avanzando piano verso il muro posteriore, dove una
porta era aperta e sorvegliata da due uomini. Non c'erano trincee l dietro. Senza dubbio perch era pi
vicino ai ribelli, che avevano previsto solo un assalto frontale da parte dei romani. Il chiarore di un
fuoco illuminava gli angoli di due ruderi vicini e, quando Macrone si sporse, vide un folto gruppo di
uomini, una cinquantina, calcol. Erano seduti attorno al fuoco, una cinquantina di passi pi avanti. Le
armi erano a portata di mano e si vedeva la luce di altri fuochi in altre parti dell'insediamento. Uno alla
volta, i romani attraversarono il varco e continuarono l'avanzata. Macrone si avvicin quanto pi osava
e si ferm quando un gruppetto di uomini che indossava solo un perizoma emerse dalla porta tirando un
carretto traboccante di terra. Trascinarono il carro da una parte, dove c'era gi un grosso cumulo di terra
e, armati di vanghe, cominciarono a scaricare i detriti. Mentre lavoravano, rivolgevano la schiena a
Macrone, il quale cap che avrebbero avuto pochissimo tempo per agire prima che il carretto venisse
svuotato e i minatori tornassero alla galleria.
Voltatosi verso l'uomo che lo seguiva, bisbigli: Spirone, con me, e aspetta che colpisca io
prima di farlo anche tu. Intesi?
S, signore.
Macrone si stacc dal lato dell'edificio e fece segno al pretoriano di affiancarlo. Avanzarono
disinvolti verso gli uomini al cancello. Erano quasi addosso alle sentinelle quando furono avvistati e
uno dei ribelli impugn la lancia con entrambe le mani per fermarli. Macrone alz la borraccia con la
mano sinistra e fece finta di bere un sorso prima di offrirla ridendo al ribelle pi vicino. La sentinella
piant la lancia con una risatina nervosa e fece per prendere il vino che gli veniva offerto. Macrone
finse di inciampare e, barcollando verso l'uomo, gli conficc la spada nel ventre, sollevandola verso la
gabbia toracica. Al contempo, lasci cadere la borraccia e premette la mano libera sulla bocca del
ribelle mentre entrambi cadevano contro il terrapieno. La destabilizzante violenza dell'aggressione
sorprese l'altra sentinella che esit per un fatale istante, dopo di che Spirone gli fu addosso e gli
conficc la spada sotto il mento, trapassandolo fino al cranio. Ci fu un sommesso verso strozzato e poi
un flebile lamento, che fu presto messo a tacere.
Una rapida occhiata rassicur Macrone che gli uomini al lavoro attorno al carro non si erano
accorti della presenza degli incursori e cos il centurione fece segno al resto del gruppo di raggiungere
la porta.
Portate dentro i corpi, ordin a due uomini. Poi condusse gli altri all'interno della
fortificazione. Davanti a loro c'era l'entrata di legno della galleria, con una lampada a olio appesa a un
sostegno fissato alla traversa. Da un lato c'erano mucchi di rocce e un grosso cumulo di terra. I tizzoni
morenti di un fuoco rilucevano in un angolo, illuminando diversi uomini addormentati l vicino. Sul
lato che dava sul muro della miniera, erano visibili quattro figure, e altre due sulle torri. Macrone si
gir verso i suoi uomini.
Voi quattro, restate qui. Se quei minatori col carretto ritornano, chiudete e sprangate la porta.
Spirone, prendi dieci uomini e occupati di quelli che dormono vicino al fuoco e della sentinella nella
torre in fondo. Il resto di voi, con me.
Macrone si mosse nell'ombra lungo il lato del terrapieno mentre procedeva furtivo verso la torre
di guardia nell'angolo sinistro. Spirone e il suo gruppo si allontanarono sul lato opposto. Raggiunto il
tratto in pendenza che portava al parapetto, Macrone ordin a quattro uomini di occuparsi delle
sentinelle sul muro e cominci a salire la scaletta della torre di guardia, saggiando il proprio peso piolo
dopo piolo. La sua testa era quasi allo stesso livello del pavimento della torre quando ci fu un grido dal
muro, subito messo a tacere. La torre scricchiol leggermente quando la sentinella si spost in
direzione del grido e chiam gli uomini in basso. Facendosi coraggio, Macrone sal a gran velocit
l'ultimo tratto e si avvent sul ribelle proprio mentre questi si voltava. Il grido di allarme gli mor in
gola quando il romano si fiond sul suo diaframma e lo mand a sbattere contro il montante d'angolo.
Stordito e boccheggiante, il ribelle tent di estrarre un pugnale dalla cintura. Ma Macrone si era gi
puntellato sulle gambe e, afferrato l'uomo per una coscia, lo sollev di peso, scaraventandolo oltre la
balaustra. All'ultimo momento, il ribelle fece per afferrarsi alle braccia di Macrone ma era troppo tardi,
e riusc solo a sfiorarlo con le dita prima di precipitare nel fossato antistante il corpo di guardia della
miniera, atterrando con un pesante tonfo e rotolando in silenzio sul fondo della trincea.
Una rapida occhiata lungo il muro rivel che le altre sentinelle erano state eliminate. Poi
Macrone vide che Spirone e i suoi uomini non avevano ancora portato a termine il loro compito e
stavano per avventarsi sui ribelli addormentati vicino al fuoco. La sentinella nell'altra torre era ancora
al suo posto, tuttavia non si era ancora mossa nonostante il leggero trambusto sul muro. Macrone
poteva indovinare il perch e sorrise cupo tra s.
Il bastardo dorme....
Quello era un reato capitale nell'esercito romano, e doveva esserlo. Un uomo in servizio di
guardia era responsabile dell'incolumit dei compagni. Ma, chiaramente, non c'era il medesimo codice
disciplinare tra i seguaci di Iskerbeles. Spirone mand uno dei suoi uomini sulla torre e, poco dopo, la
sentinella addormentata pag con la vita per l'inadempienza al dovere e il suo corpo and a raggiungere
quello del compagno nel fossato. Allo stesso tempo, Spirone e il resto dei suoi uomini balzarono sui
ribelli addormentati, tagliando loro la gola e accoltellandoli nel frenetico tentativo di ucciderli prima
che potessero dare l'allarme ai compagni all'esterno del terrapieno.
Dal suo punto di osservazione nella torre di guardia, Macrone vide che i minatori avevano
vuotato il carretto e stavano tornando all'ingresso. Adesso era il momento di mettere in azione il piano
del prefetto. Portatosi una mano attorno alla bocca, grid nell'area circoscritta: Sprangate le porte!.
All'istante, quattro uomini irruppero dalle ombre a ciascun lato, chiusero le porte e calarono la
sbarra sui supporti per bloccare l'entrata. Fuori, i ribelli con il carretto si fermarono a guardare in
direzione del terrapieno. Protendendosi verso il corpo di guardia, Macrone url: Secondo! Tocca a
voi!.
Poco dopo, ud il gemito delle porte della miniera che si aprivano e il brusco comando di
avanzare. Una scura massa di uomini si lanci sul ponte del fossato e raggiunse lo spazio aperto a gran
velocit. Fu allora che i minatori con il carretto capirono che c'era qualcosa di tremendamente sbagliato
e diversi di loro corsero verso l'entrata urlando. Gli altri si precipitarono verso le rovine, chiamando
aiuto.
Salite sul terrapieno!, ordin Macrone ai suoi. Dobbiamo difendere questo posto fino che il
lavoro non sar finito!.
Secondo e i suoi uomini raggiunsero il fossato e cominciarono ad addossare le scale alla
palizzata, mentre met centuria si disponeva a ventaglio per coprire i fianchi. I primi uomini, dotati di
attrezzi e armi incendiarie, salirono veloci sulle scale e scalarono il terrapieno. Macrone scese per
andare loro incontro e guidarli all'entrata della galleria. I ribelli avevano appeso piccole lampade a olio
ai puntelli e, alla loro luce, Macrone e gli altri corsero gi per una ripida pendenza, dopo di che la
galleria tornava in piano e si dirigeva verso il corpo di guardia. Il soffitto superava di poco Macrone e
gli uomini pi alti furono costretti a chinare la testa. Avevano fatto solo un breve tratto quando
arrivarono a un punto morto e Macrone fiss sorpreso il muro di terra e roccia.
Dovevano essere due volte pi avanti di cos, a sentire Pasterico.
Secondo si fece da parte mentre i suoi uomini cominciavano a picconare gli spazi vuoti dietro ai
puntelli. A quanto pare la libert non giova cos tanto alla produttivit. Forse Iskerbeles si star
chiedendo se non sarebbe stato meglio evitare di liberare tutti i minatori.
Macrone esamin in fretta la galleria. Prendi tu il comando qui. Abbattete tutto il possibile e
poi bruciate la catasta di puntelli qua fuori. Non appena avete finito, riporta i tuoi uomini al corpo di
guardia. Noi vi seguiamo a ruota.
S, signore.
Mentre Macrone si avviava all'uscita, ud i primi tonfi dei puntelli che cadevano e il cupo
rimbombo del soffitto e dei fianchi della galleria che cedevano. Emerso nella notte, si precipit al
bastione posteriore e si arrampic sulla palizzata. I minatori erano corsi alle porte e stavano tentando di
aprirle con la forza bruta. Era uno sforzo inutile e cost loro due uomini, abbattuti dalle rocce scagliate
dal parapetto. Mentre la terza vittima incespicava all'indietro con una mano alla testa, gli altri
arretrarono e portarono i feriti al riparo della strada tra gli edifici pi vicini.
Tra le rovine era stato dato l'allarme. Le note di un corno risuonarono nella notte e, poco dopo,
segu la risposta di un altro corno dal campo dei ribelli. Uomini si riversarono dalle tende nel cuore del
campo, dove Iskerbeles aveva eretto il suo quartier generale, e ben presto sciamarono oltre i fuochi,
diretti all'insediamento e al terrapieno. Avrebbero impiegato poco ad arrivare sulla scena in numero
sufficiente a travolgere gli incursori. Ma il pericolo pi immediato era rappresentato da un gruppo di
uomini armati di lance che apparve a un'estremit della strada sulla quale si aprivano le porte. Si
lanciarono alla carica verso Macrone con urla rabbiose, seguiti da altri uomini.
Il centurione si guard rapidamente attorno e, vedendo che non c'erano minacce ai muri laterali,
tir il fiato e grid: Con me! E portate delle rocce!.
Gli altri e gli uomini di Spirone corsero ai mucchi di rocce e poi andarono a schierarsi lungo la
palizzata mentre Macrone puntava la spada verso i ribelli in arrivo. Diamogli ci che meritano,
ragazzi!.
Non ci fu bisogno di ulteriori incoraggiamenti e gli uomini scaricarono una sassaiola contro i
lancieri, abbattendone uno e ferendone altri mentre bersagliavano i loro corpi. La carica raggiunse un
punto di stallo e i ribelli si fermarono, accovacciandosi con le mani alzate per proteggersi il capo; poi si
mossero da un lato per andare a rifugiarsi tra gli edifici. Alcuni si chinarono a raccogliere sassi che
lanciarono a Macrone e i suoi uomini. Buona parte rimbalz contro i pali di legno della palizzata, ma
uno degli incursori fu tanto sfortunato da essere colpito dritto alla fronte. L'uomo si allontan
barcollante dalla palizzata e cadde privo di sensi dal terrapieno.
Basta cos per adesso!, ordin Macrone.
Colpi secchi e schianti provenivano dall'imboccatura della galleria, intervallati dallo
scricchiolio del legno e dal crollo di terra e roccia. Poi, il centurione Secondo apparve alla luce di una
delle lampade. La tir gi e poi insieme a Cristo condusse alcuni uomini al mucchio di legno
accatastato in un angolo del terrapieno. Sui ciocchi furono anche fracassati alcuni vasetti di olio per
lampade.
Ricoprite tutto di pece e andate a prendere i ramoscelli vicino ai bracieri!.
Mentre gli uomini di Secondo preparavano il fuoco, l'attenzione di Macrone fu attratta dalla
strada al di l delle porte. Altri uomini erano comparsi all'estremit opposta e stavolta in testa c'erano
ribelli armati di scudi, levati e pronti a deviare i proiettili dei pretoriani che difendevano il retro del
terrapieno. Un movimento scorto con la coda dell'occhio riport lo sguardo di Macrone al carretto che i
minatori avevano tirato poco tempo prima. Un gruppetto di uomini era andato a recuperarlo e lo stava
trascinando al mucchio di terra. Lo stavano caricando di terra alla luce del fuoco che continuava a
bruciare l vicino. Macrone indovin il loro scopo un momento pi tardi, quando un ribelle url un
ordine e indic le porte. Non c'era pi molto tempo per portare a termine il lavoro, si rese conto. Si
volt verso dove Secondo e i suoi uomini stavano accatastando piccoli pezzi di legna da ardere vicino
ai pali impregnati di pece.
Accendete il fuoco. Pi veloci che potete!, url Macrone.
Secondo annu e, accovacciatosi con la lampada a olio, accost la piccola fiamma dello
stoppino al mucchio di trucioli. La delicata scintilla lamb il combustibile e poi si fece strada famelica
fino al mucchio, dove le fiamme raggiunsero la pece con un armonioso flusso azzurrino di spettrali
lingue di fuoco. L'aria aliment le fiamme e il legno cominci ad annerire man mano che il fuoco
prendeva piede, proiettando un vivido cono di luce sull'interno del terrapieno. Ben presto il ruggito e il
crepitio delle fiamme divennero fragorosi.
I ribelli trascinarono il carretto fino alle porte pi veloce che potevano, ma furono accolti da una
scarica di rocce e dovettero fermarsi ad aspettare che alcuni compagni armati di scudo li proteggessero
nell'ultimo tratto. A quel punto capovolsero il carretto e, prendendo la rincorsa, lo usarono a mo' di
ariete contro le porte, facendo quasi sobbalzare la sbarra dai suoi supporti. Macrone vide il pericolo
all'istante e si precipit a tenerla al suo posto appena prima che il carro colpisse di nuovo, scuotendogli
violentemente le braccia.
Secondo! Fa' uscire gli uomini dalla galleria. Fate crollare l'entrata e porta gli uomini fuori da
qui!.
Il centurione corse all'imboccatura della galleria e chiam quanti erano di sotto. Poco dopo, i
suoi uomini vennero fuori, trafelati e sporchi di polvere e terra. Si misero all'opera sulle travi attorno
all'entrata, ne fecero crollare una, poi l'altra e tirarono gi i lati, lasciando un piccolo cratere al centro
del terrapieno.
Bene, andiamo!. Secondo fece loro segno di raggiungere il lato opposto, dove li aspettavano
le scale. Lasciate l'attrezzatura. Correte!.
I pretoriani gettarono via gli arnesi e fuggirono lasciando i secchi di pece dov'erano. Uno dopo
l'altro scesero dalle scale che si estendevano sul fossato e corsero al corpo di guardia, dove le porte si
spalancarono e Catone fece loro segno di raggiungerlo.
All'interno del terrapieno, Macrone tenne gi la sbarra mentre il carretto si abbatteva di nuovo
sulle porte, stavolta aprendo uno squarcio tra due assi. Non avrebbe retto a lungo e Macrone sentiva le
voci di altri uomini in arrivo, che incitavano i compagni e sbattevano le armi sul bordo degli scudi in
una cacofonia crescente. Si volt a cercare Spirone e lo vide sul bastione al rossastro chiarore delle
fiamme mentre scagliava un altro sasso.
Spirone! Spirone! Quaggi, con due uomini, presto!.
Una volta che il soldato lo ebbe raggiunto, Macrone gli mostr la sbarra. Tenetela gi.
Difendete le porte ancora per un po'.
S, signore.
Macrone corse al pi vicino secchio di pece, ma era vuoto, cos come quello successivo. Il terzo
e ultimo, per, era ancora pieno a met. Lo agguant e si precipit ai bordi del rogo che divorava la
catasta di puntelli. Il calore gli aggred la pelle scoperta con la potenza di un violento colpo. Stringendo
i denti, afferr l'estremit di un sottile pezzo di legno e si ritrasse immediatamente, con i peli del
braccio strinati. Corse di nuovo alle porte, che cosparse di pece, e poi infil la spada tra il legno e la
sbarra, per tenerla bloccata. Le porte sussultarono di nuovo sotto l'impatto del carretto e la breccia nelle
assi si allarg abbastanza per vedere le facce degli uomini dall'altro lato. Scorto Macrone, i ribelli
lanciarono un ruggito di trionfo e trascinarono indietro il carretto per la carica successiva. Macrone
spinse l'estremit ardente del pezzo di legno contro le porte cosparse di pece fino a che le fiamme si
propagarono e lambirono fameliche le assi.
Ecco fatto! Ritirata. Si port la mano attorno alla bocca e url al resto degli uomini.
Ritirata!.
Quelli sul terrapieno lanciarono gli ultimi sassi e andarono a recuperare il compagno svenuto
prima di correre dietro a Secondo e al suo gruppo. Macrone ferm uno dei compagni di Spirone e gli
requis la spada rima di mandarlo via. Diede un po' di vantaggio al resto dei suoi uomini e si guard
attorno, notando il rogo, l'entrata devastata della galleria e i corpi dei ribelli che giacevano vicino al
fuoco in un angolo.
Il carretto si abbatt di nuovo contro le porte, allargando lo squarcio abbastanza perch un uomo
potesse infilarvi un braccio. Difatti, un braccio si insinu nell'apertura e fece per spostare la spada che
bloccava la sbarra. Ma trov invece le fiamme e fu rapidamente tirato via con una sonora imprecazione.
Macrone si volt e si avvi al muro posteriore dove gli ultimi del suo gruppo stavano scendendo
dalle scale per seguire gli altri alla miniera. Secondo aveva raggiunto la mezza centuria a guardia dei
fianchi e li stava schierando in formazione chiusa, con gli scudi su tutti i lati. Fu un'azione tempestiva
perch gi i primi ribelli stavano facendo il giro del terrapieno per bloccare la fuga agli incursori.
Quando Macrone raggiunse la scala, le porte cedettero e il carretto irruppe tra le fiamme, continuando
la sua corsa per un breve tratto; gli uomini si riversarono attraverso il varco, correndo per superare le
fiamme che divoravano i pali di legno e le assi fracassate delle porte. Macrone fece un respiro profondo
per gridare il suo commiato. Ecco cosa succede quando rompete il cazzo a Roma!.
Poi rinfoder la spada e si lanci sulla scala, scendendo pi in fretta possibile. Gi gruppi di
ribelli stavano tagliando la strada a Secondo e ai suoi soldati e il centurione diede l'ordine di muoversi
nell'istante in cui Macrone fu dentro al quadrato e i suoi uomini ebbero di nuovo serrato i ranghi.
Quando Secondo impose il ritmo, i pretoriani avanzarono senza esitazioni verso il corpo di guardia. I
ribelli pi vicini li aggredirono, lanciandosi alla carica e menando colpi e fendenti contro gli scudi in un
vano accesso di frustrazione. Quelli che si avvicinarono troppo provocarono il contrattacco dei
pretoriani, che affondarono le lance in tutto quello che entrava nel loro raggio di azione.
Macrone ud la voce di Catone nell'oscurit; il prefetto stava ordinando agli uomini che avevano
raggiunto la miniera di schierarsi appena dietro al ponte sul fossato, cos da tenere le porte aperte per
gli ultimi uomini che tornavano dall'incursione. Nel frattempo, altri ribelli si stavano riversando dal
buio per attaccare Secondo e la sua mezza centuria. Furono costretti a rallentare, senza per fermarsi,
fino a che si unirono a Catone e ai suoi uomini, ritirandosi finalmente al di l del ponte e sotto al corpo
di guardia. I ribelli fecero un ultimo disperato tentativo per tenere le porte aperte e Macrone si spinse
nel fronte di combattimento, distribuendo violenti colpi con la spada. L'esempio del feroce centurione
provoc l'esitazione degli uomini pi vicini e, lanciato un incomprensibile grido di guerra, Macrone
balz all'indietro mentre i pretoriani richiudevano le porte e abbassavano la sbarra.
All'istante le assi tremarono sotto l'assalto dei ribelli, che presero a tempestare le porte con le
armi e a mani nude. Pulcro ordin agli uomini sul muro di scagliare sassi sugli aggressori che, nel giro
di poco tempo, fecero dietrofront e si ritirarono nel buio.
Catone cerc l'amico e sorrise quando, alla luce della torcia che tremolava in un supporto vicino
alle porte, ne scorse la faccia annerita, i capelli strinati e la tunica bruciacchiata.
Com' andata?.
Macrone si lecc le labbra e deglut mentre riprendeva fiato. Come speravamo. La galleria 
distrutta e abbiamo bruciato tutti i puntelli.
Allora abbiamo guadagnato parecchi giorni. Ottimo lavoro, Macrone. Catone rise sollevato.
Tanto perch l'amico era tornato illeso quanto per il danno provocato al nemico. Adesso dimmi che
non ti sei divertito l fuori.
Divertito?. Macrone scosse la testa. Hai uno strano senso del divertimento, amico mio.
Se lo dici tu. Ecco, qualcosa per te. Catone gli mise in mano un otre di vino. Il centurione
tolse con impazienza il tappo e se ne vers nella bocca aperta una generosa dose. Per via del buio,
all'inizio manc il bersaglio e il liquido gli schizz la faccia. Poi regol il tiro e bevve a fondo,
chiedendosi se il vino avesse mai avuto un sapore cos buono o fosse stato cos meritato.
...
.
...
CAPITOLO 29.
...
.
...
Nei giorni successivi i romani poterono godere di una certa soddisfazione e di un senso di
sicurezza mentre i ribelli erano impegnati a riparare i danni. Il rumore delle seghe dai resti
dell'insediamento riprese, data la necessit di raccogliere altro legno e materiali per sostituire quelli
perduti nel corso dell'incursione. Il mattino seguente, Macrone aveva presentato un dettagliato rapporto
e Catone era rimasto sorpreso dagli scarsi progressi della galleria dei ribelli, considerato il calcolo di
Pasterico. Ma la cosa giocava a loro vantaggio, aveva concluso. Pi lenti procedevano, pi tempo dava
al legato Vitellio di arrivare con la colonna principale. Ma Catone non voleva starsene con le mani in
mano e dare per scontato l'arrivo di Vitellio. I lavori sul muro interno a poca distanza dal corpo di
guardia continuavano, raggiungendo gradualmente l'altezza di quello esterno. In questo modo ci
sarebbe stato un piano di riserva pronto se la galleria dei ribelli fosse riuscita a raggiungere le
difese.Catone aveva deciso inoltre di puntare su un altro approccio, pi aggressivo, per vanificare gli
sforzi nemici. Due giorni dopo l'incursione, aveva tracciato un quadrato tra il corpo di guardia e il muro
interno, spiegando a Macrone: Scaveremo una contro-galleria. Partendo da qui, profonda venti piedi
per poi andare dritta verso il terrapieno del nemico. Se cominciamo adesso, dovremmo incontrare la
loro galleria prima che raggiungano il fossato esterno e a quel punto potremmo distruggere la loro
ultima impresa. Questo dovrebbe servire a scoraggiarli dal continuare a scavare sotto di noi.
Macrone non parve convinto. Sar una faticaccia, signore. I pretoriani non hanno alcuna
esperienza di come si scavano le gallerie;  un lavoro massacrante, oltre che pericoloso.
Il pericolo possiamo ridurlo il pi possibile assicurandoci che il pozzo e la galleria siano
puntellati da quanti pi sostegni possiamo usare. C' legno in quantit nei magazzini, tagliato apposta, e
possiamo prenderne altro dalle gallerie esistenti, se necessario.
Vero, ammise Macrone. Ma  proprio necessario? Se i ragazzi di Iskerbeles scavano con la
stessa lentezza di prima, Vitellio sar arrivato molto prima che riescano a buttare gi il corpo di
guardia. In tal caso i nostri uomini avranno sprecato tempo e avranno corso un bel rischio.
Correremo meno rischi possibile, replic Catone. Iskerbeles metter i suoi ai lavori forzati
per scavare sotto di noi. Sono disposto a scommettere che da ora in poi i loro progressi saranno in linea
con la stima di Pasterico. In ogni caso, dar ai pretoriani qualcosa da fare mentre aspettano i soccorsi.
Uhmmm.
Lo dici tu stesso, l'ozio non fa bene ai soldati. E se non hanno fatto questo tipo di lavoro prima
d'ora, allora sar un'esperienza utile. Considerala formazione sul campo. A loro far bene e, chiss?
sar anche una precauzione necessaria nel caso Vitellio arrivi tardi, per qualsiasi ragione, buona o
cattiva.
Pensi che intenda farci del male, signore?
Tu no? Lui ne esce bene da questa storia, qualunque sia l'esito. Se ci raggiunge in tempo per
salvarci prima che Iskerbeles possa riprendersi la miniera, allora potr riferire di aver messo in salvo la
coorte. Se la coorte viene spazzata via, allora lui ci vendicher e la sua reputazione ne giover.
Preferirei non cedere l'iniziativa n a lui n a Iskerbeles. Ce la teniamo per noi e una contro-galleria  il
modo migliore per farlo. Avr bisogno di uno schema delle squadre di minatori. Diciamo cinque per
scavare e quindici uomini per rimuovere i detriti a ciascun turno. Possiamo usare i detriti per rinforzare
il muro interno. Naturalmente, dovremo farlo con cautela. Non ha senso allertare il nemico che stiamo
facendo il suo stesso gioco. Inoltre abbiamo tutti gli attrezzi necessari qui alla miniera.
S, signore. Provvedo alle disposizioni del caso.
Catone annu, soddisfatto del proprio piano. Era sensato pensare a quante pi eventualit
possibile, riflett. Vitellio avrebbe dovuto essere in grado di raggiungerli prima che la galleria fosse
terminata. Anche se il nemico riusciva ad abbattere il corpo di guardia, allora avrebbe dovuto vedersela
col muro interno. E se quello cadeva, c'era il secondo muro e poi l'ultima difesa in cima alla pista che
portava alla miniera. Nel frattempo, c'erano buone probabilit che la contro-galleria sventasse un nuovo
tentativo da parte dei ribelli. S, riflett Catone, aveva tutti i motivi per essere soddisfatto del modo in
cui stava conducendo la difesa della miniera.
Come Macrone aveva previsto, gli ordini del prefetto furono accolti con sdegno e irritazione dai
pretoriani, ma ben presto la disciplina si riafferm e i soldati si dedicarono al nuovo incarico in modo
fattivo anche se non entusiasta. Con indosso solo il perizoma, gli uomini maneggiavano picconi e badili
per due ore di fila prima di ricevere il cambio. Quando raggiunsero una profondit tale che la luce del
sole non arriv pi, lavorarono al fioco chiarore delle lampade a olio. Quelli che smontavano risalivano
in superficie coperti di sporcizia e sudore e bramosi di acqua per spegnere la sete. Scavare in verticale
fu abbastanza semplice e per rinforzare entrambi i lati del pozzo furono usate assi di legno. Una volta
raggiunta la profondit richiesta, tracciarono un percorso dritto verso la galleria scavata dai ribelli. La
luce scarsa e l'aria stantia rendevano il lavoro massacrante. Catone si accert che la galleria dei
pretoriani fosse puntellata con molta pi cura di quelle che penetravano la falesia della miniera. I detriti
venivano portati via durante la notte per evitare che eventuali ribelli appostati sulle colline vicine
capissero cosa avevano in mente i difensori.
Entrambe le fazioni continuarono a guardarsi con diffidenza man mano che i giorni passavano e
gli scavi proseguivano. Il bastione dei ribelli fu portato a un'altezza maggiore e furono apportate
aggiunte esterne per evitare che si ripetessero incursioni come quella che aveva vanificato i loro sforzi
precedenti. Sia di giorno che di notte, le pattuglie ribelli furono rinforzate e rese pi numerose e, ben
presto, arrivarono a coprire tutta la lunghezza del muro che difendeva la miniera. Nel frattempo, la
putrefazione dei cadaveri nel fossato continuava e alcuni pretoriani fecero ricorso a strisce di stoffa
imbevute di oli e profumi saccheggiati nella casa del procuratore che applicavano sul naso durante il
turno di guardia. Faceva ben poca differenza e i romani dovettero sopportare il fetore e la vista di
avvoltoi e altri animali che si ingozzavano dei tessuti molli dei cadaveri putrefatti sotto il muro.
Ogni mattina e al tramonto, Catone si sottoponeva alle cure del medico della coorte, che
cambiava il bendaggio, puliva eventuali secrezioni di pus e poi esaminava la ferita. Si dichiarava molto
soddisfatto della ripresa della rima palpebrale e della piccola trafittura sul fondo del globo oculare. Era
pi ottimista di Catone riguardo la possibilit di vedere meglio da quell'occhio. Dopo cinque giorni, la
fasciatura fu rimossa e Catone us una benda per tenere il bendaggio al suo posto. La cosa divert
immensamente Macrone, che propose all'amico di cambiare mestiere e chiedere il trasferimento nella
marina imperiale, o perfino di mettersi in affari per conto suo come pirata.
Poi, al tramonto del quinto giorno dopo l'incursione, Catone e Macrone erano impegnati nella
consueta ispezione serale delle difese, attraversando l'area della miniera, quando l'urlo di un pretoriano
richiam la loro attenzione verso la falesia. Un fiume di acqua argentea stava sgorgando oltre la cengia
lungo la parete della falesia, lavando via terra e rocce.
Per tutti gli inferi, cosa succede lass?, domand Macrone mentre l'acqua schizzava ai piedi
della falesia e cominciava a seguire il corso pi facile attraverso gli scavi in direzione della gola.
C' solo un modo per scoprirlo, rispose Catone, che si mise a correre verso la cengia. Quando
ebbero raggiunto le cisterne d'acqua al di l del quartiere degli schiavi, il flusso d'acqua era calato a un
lento fluire che attraversava la cengia diretto alla falesia. Il centurione Porcino stava accanto alla
cisterna pi vicina al terreno zuppo, insieme a Pasterico, mentre altri sguazzavano nel fango. Stavano
parlando ma l'optio si interruppe per salutare.
Cos' successo?, volle sapere Catone.
Una perdita nella cisterna, signore.
Penso che ci saremmo arrivati da soli, replic Macrone, scalciando un po' del fango verso
Pasterico per sottolineare meglio il concetto.
Mostramela, ordin Catone e Porcino lo condusse all'angolo della cisterna dove un po' del
contrafforte di terra era stato spazzato via. La muratura interna era crollata e un ininterrotto filo d'acqua
continuava a scorrere. Porcino indic la falla. Pasterico dice che si tratta del rivestimento di cemento.
A volte si crepa per via del calore. In genere non  un problema, dal momento che le cisterne vengono
esaminate ogni giorno e le riparazioni sono effettuate sul momento. Ma questo non succede da un po'
e.... Accenn all'ampia distesa di fango e rivoli che copriva la cengia fino alla falesia.
Catone esamin il danno, non troppo preoccupato dalla perdita di acqua dal momento che la
cisterna era ancora piena per met e, in ogni caso, c'era acqua in abbondanza nelle altre cisterne, ancora
intatte. Tuttavia, era prudente saperne di pi. Pasterico, con quale frequenza le cisterne necessitano di
riparazioni?  probabile che la cosa si ripeta all'incirca nel prossimo mese?.
L'optio scosse la testa. Non  proprio il mio campo, signore. Ma l'ho visto succedere solo
un'altra volta. Crea un bel pasticcio, ed  per questo che usano quei canali rivestiti quando iniziano il
processo di eduzione. Ovviamente, usano sempre una sola cisterna alla volta.
Eduzione?. Macrone aggrott la fronte. Ti dispiace spiegare?
 quando rilasciano l'acqua per esporre i filoni d'argento nel fianco della collina, signore.
Macrone annu. Eduzione? Che nome stupido.
Non  colpa mia, signore. Io mi limito a lavorare qui.
Catone sal sul bordo della cisterna e osserv il danno dall'alto. Bene, cerchiamo di evitare che
si ripeta. Porcino, d'ora in poi hai l'incarico di ispettore delle cisterne. Voglio che vengano controllate
eventuali perdite all'alba e al tramonto. Se trovi qualche falla, allora deve esserci materiale per le
riparazioni nei magazzini della miniera. Organizza subito una squadra di lavoro.
S, signore. Ma forse Pasterico non sarebbe pi adatto per questo? Conosce il posto meglio di
me.
Ho dato l'incarico a te, centurione. Fine della questione.
S, signore.
Allora prendi degli uomini, cerca ci che ti serve e mettiti al lavoro.
S, signore.
Si salutarono e Catone e Macrone tornarono indietro attraverso la distesa di fango. Il centurione
non riusc a trattenere un ghigno divertito. Questo terr Porcino in movimento e gli far bruciare un
po' di quel grasso.
Immagino di s, replic assente Catone. Poi si ferm a guardare le cisterne. Non c'era traccia
di perdite dalle altre e ancora una volta si meravigli della competenza degli ingegneri che avevano
costruito la miniera. C'era un enorme volume d'acqua raccolto l. Sufficiente per i bisogni della
guarnigione e di tutti quegli schiavi che prima lavoravano sotto le falesie, oltre che a lavare porzioni
della parete rocciosa e portare allo scoperto i metalli preziosi che si nascondevano sotto la terra.
Eduzione, tir su col naso. Hai ragione,  un termine stupido. Puoi stare certo che non 
opera di un soldato.
Macrone alz lo sguardo verso il velluto sempre pi scuro del cielo. Sar meglio continuare
con l'ispezione, signore. Presto far buio. E ancora non si vede segno di Vitellio....
Catone fu svegliato da Metello un'ora dopo mezzanotte. L'optio reggeva una lampada sopra il
letto mentre scrollava con decisione la spalla del superiore. Catone fece una smorfia mentre si
riscuoteva. Era nel pieno di un brutto sogno, che lo aveva riportato a casa sua e nel quale Giulia era
viva. All'inizio era stato sopraffatto dalla gioia di rivederla ma poi lei gli aveva detto di Cristo e aveva
fatto i bagagli, pronta ad abbandonare lui e il loro figlio per andare a vivere con l'amante. Catone la
stava implorando di restare quando l'optio l'aveva svegliato e ci volle un momento prima di lasciare
l'agonia del sogno e tornare alla realt.
Cosa? Cosa  successo?
I rispetti del centurione Musa, signore. Dice che dovresti andare a raggiungerlo nell'atrio.
Immediatamente, signore.
Perch?
Non l'ha detto, signore. Ha detto solo che era urgente.
Catone torn lucido. Che ore sono?
Manca poco alla quinta ora della notte, signore.
Presto ci sarebbe stato il cambio della guardia ma Musa doveva ancora essere con i suoi uomini
sul muro. Catone si mise a sedere di scatto e si infil gli stivali. Li allacci in fretta e indoss una
tunica prima di seguire Metello fuori dalla camera e nel corridoio che portava all'atrio della casa del
procuratore. Una serie di lampade fornivano luce agli uomini che lo aspettavano. Il centurione Pulcro e
il suo optio erano in procinto di entrare in servizio e si stavano aiutando a vicenda con le cotte di
maglia. C'erano anche Musa e quattro dei suoi uomini, e con essi un altro individuo, vestito come uno
dei ribelli ma con gli inconfondibili capelli corti di un soldato romano. Era in condizioni pietose, con
tagli ed escoriazioni sulla pelle scoperta. Catone era stato sul punto di esigere il motivo per cui
l'avevano disturbato e di punire Musa per aver lasciato il suo posto prima del cambio di Pulcro, ma la
sua attenzione fu attratta dall'uomo che era con loro.
Questo chi ?.
Musa salut. Afferma di essere l'optio Colleno della Quarta coorte della guardia, signore. Dice
di essere stato inviato dal legato Vitellio per consegnarti questo. Il centurione gli porse un sottile tubo
di cuoio, sigillato a entrambe le estremit con lo stemma che riconobbe come quello di Vitellio. Catone
lo prese e scrut con l'occhio buono l'uomo davanti a s.
Cosa ci fai qui? Anzi, come sei arrivato qui? E dov' Vitellio?.
L'uomo che si faceva chiamare Colleno era ormai sfinito ma tir su la schiena per rispondere al
suo superiore. Il legato  sulle colline, a non pi di venti miglia da qui, signore. Intende attaccare il
campo dei ribelli all'alba di dopodomani e ti manda i tuoi ordini. Ha scelto me per portarteli. Ho
lasciato il campo un giorno fa e mi sono fatto strada tra le linee nemiche per arrivare alla miniera. C'
voluto un po' per convincere il centurione a lasciarmi entrare.
Bene, disse Catone. Portate a quest'uomo da mangiare e da bere.
Musa annu e mand uno dei suoi uomini alle cucine mentre Catone rompeva il sigillo e tirava
fuori il sottile rotolo. Avvicinatosi alla luce di una delle lampade, lo apr e cominci a leggere. Le
istruzioni del legato erano piuttosto brevi. Avrebbe sferrato l'attacco il giorno che aveva detto Colleno.
Catone e la sua coorte avevano l'ordine di fare una sortita dalla miniera e attaccare per primi il campo
dei ribelli. Una volta tenuto occupato il nemico, convinto di avere la vittoria in pugno, Vitellio avrebbe
attaccato con la massima potenza e i ribelli sarebbero stati schiacciati tra due forze. Era un piano
alquanto audace, ammise Catone mentre riponeva il rotolo nella sua custodia, ma quella stessa audacia
gli provoc un istantaneo disagio. E se l'attacco di Vitellio fosse arrivato troppo tardi per soccorrere la
Seconda coorte? Immagin una possibilit pi cupa. E se fosse stato quello il vero piano? L'uccisione
di Catone e Macrone per mano dei ribelli, prima che, a loro volta, venissero sgominati da Vitellio e le
sue forze. Questo avrebbe risolto le cose per il legato nel migliore dei modi. Ma a costo della coorte.
Era difficile credere che perfino uno come Vitellio potesse essere tanto spietato. C'era un per, pens
Catone. E se quel messaggio non venisse affatto da Vitellio? E se fosse stato uno stratagemma di
Iskerbeles per attirare la coorte fuori dalle difese? Colleno, se quello era il suo nome, parlava latino, ma
quello poteva dipendere da una serie di motivi. Poteva essere un criminale, forse un ex soldato,
condannato alle miniere. Tagliarsi i capelli era il tocco finale per farsi passare per un soldato.
Catone si rivolse a Musa. Riconosci quest'uomo?
No, signore. Mai visto prima. Ma ci sono migliaia di uomini nella guardia.
Lo conosco io, intervenne Pulcro. Li raggiunse per guardarlo meglio.  proprio Colleno. Ho
dovuto punirlo per essersi azzuffato in caserma mentre era di servizio qualche mese fa.  uno di noi.
Catone riflett un momento e poi annu. Va bene. Allora, Colleno, dimmi, come ha fatto il
legato ad arrivare qui cos in fretta? Non lo aspettavo almeno per qualche altro giorno.
A marcia forzata, signore. Poi ci siamo lasciati dietro il convoglio con le macchine d'assedio,
che ha proseguito per conto suo, mentre cavalleria e fanteria sono andate avanti. Non posso dire che
non sia stata dura, signore.
Gli altri uomini nella stanza si scambiarono un sorriso d'intesa e Pulcro ringhi. Ancora non
hai visto niente, raggio di sole.
Il soldato mandato in cerca di cibo torn con mezza pagnotta di pane secco, un pezzo di maiale
stagionato e un otre e pos tutto quanto su un tavolo. Colleno guard il cibo e si lecc le labbra.
Rimpinzati. Te lo sei meritato, annu Catone.
Colleno non se lo fece dire due volte e bevve un bel po' d'acqua prima di passare al pane.
Centurione Musa.
Signore?
Ti sarei grato se in futuro non lasciassi pi il tuo posto per nessuna ragione prima della fine del
tuo turno di guardia. Manda un uomo al tuo posto. Ma non lasciare mai pi la posizione.
S, signore. Il centurione parve mortificato.
Sar nell'ufficio del procuratore se avrete bisogno di me.
Mentre Catone si avviava a grandi passi verso il corridoio, Pulcro and dal nuovo arrivato e,
dandogli un buffetto sulla schiena, gli rivolse qualche parola sottovoce per congratularsi per la sua
impresa; poi condusse i suoi uomini al muro per dare il cambio a Musa e alla sua centuria.
...
.
...
CAPITOLO 30.
...
.
...
Be', non mi piace, disse Macrone il mattino seguente mentre facevano il giro della miniera e
ispezionavano le difese. Non abbiamo ragione per fidarci di Vitellio. Non dati i nostri trascorsi con
lui. Quell'uomo  un infido bastardo. Qualunque cosa faccia o dica, possiamo essere certi che agisca
per i suoi interessi, di solito a scapito di qualcun altro. Se schieriamo la coorte e marciamo fuori da qui
per dare battaglia, che garanzia abbiamo che lui far la sua parte? Nessuna. Proprio nessuna. Ci sono
buone probabilit che andremo incontro alla morte e, quando le nostre teste decoreranno la punta della
lancia di qualche stronzo, solo allora lui si far vedere.
Proprio cos, convenne Catone. Hai dato voce ai miei pensieri alla perfezione.
Allora cos'hai intenzione di fare? Restare nel forte e aspettare che sia lui a fare la prima mossa
contro i ribelli? Io farei cos.
Catone risucchi un respiro tra i denti.  esattamente quello che dovrei fare. Ma i suoi ordini
sono molto espliciti. Devo attaccare prima io, per attirare Iskerbeles fuori dal suo campo e distrarlo
abbastanza a lungo perch Vitellio tenda la sua trappola. Se vedono per primo Vitellio, i ribelli avranno
il tempo sufficiente a raggiungere la pianura e fuggire. E in tal caso, io sar ritenuto responsabile.
Perci, ancora una volta, siamo fottuti se facciamo e fottuti se non facciamo.
Pi o meno.
Merda.... Macrone digrign i denti. Ma perch non si tratta mai solo di fare i soldati? Perch
c' sempre qualche bastardo che complotta dietro le quinte?
Perch  sempre stato cos, Macrone.  solo che pi saliamo nella catena di comando, pi ce
ne rendiamo conto.
Allora vorrei essere rimasto soldato semplice. Facevo il mio dovere e cercavo di essere un
buon soldato. La vita era pi semplice allora.
No,  solo un'impressione. E poi tu sei nato per essere centurione e Roma riceve un servizio
migliore dopo che ti ha promosso al centurionato. Roma, l'esercito e gli uomini che comandi. Hanno
tutti bisogno di te. E anche io. Andare in battaglia senza te al mio fianco sarebbe impensabile.
Macrone scosse la testa e rise imbarazzato. Stronzate. Te la cavi bene con o senza di me.
Con  meglio. Fidati, concluse Catone mentre raggiungevano il pozzo che portava alla
contro-galleria. Due uomini manovravano un grosso mantice collegato a un tubo di cuoio per pompare
aria fresca nella galleria e consentire ai minatori che vi lavoravano di respirare, oltre che per impedire
alle lampade di spegnersi. Un'improvvisata gru era stata eretta sopra l'apertura e un cesto di detriti
emerse dal buio. Fu fatto oscillare da un lato e vuotato in un carretto; poi terra e rocce andarono ad
aggiungere spessore al bastione dietro al muro. Il centurione Petillio era appena salito in superficie e si
stava asciugando la fronte con il focale. Perfino coperto di terra e sudore riusciva ad apparire bello e,
nel vedere Catone e Macrone avvicinarsi, sfoggi un sorriso ammaliante.
Come procede la galleria?.
Petillio si leg di nuovo il focale attorno al collo mentre rispondeva. In base ai miei calcoli,
abbiamo superato il corpo di guardia e il fossato esterno di circa venti piedi. Non vinceremo premi per
la velocit del nostro lavoro ma siamo in tempo per intercettare la loro galleria prima che raggiunga le
nostre difese. Ormai potrebbe essere da un giorno all'altro.
Allora dovremo tenerci pronti. Macrone, prendi appunti. Fa' disporre una mezza centuria nei
paraggi. Entreranno nella galleria nell'istante in cui avvistiamo il nemico.
S, signore. Macrone tir fuori dalla sacca tavoletta e stilo e scrisse tutto quanto.
Adesso passiamo alla parte divertente, borbott Catone senza un briciolo di allegria mentre si
posizionava sulla scala e cominciava la discesa nel pozzo. Gi sentiva l'agitazione opprimerlo al
pensiero dell'angusta galleria sottostante. Non c'era alcun bisogno di imbarcarsi in un'impresa del
genere, ma era importante mostrare agli uomini che lui sopportava quello che sopportavano loro.
Trovarsi in quello spazio ristretto gli riemp il cuore di terrore che il soffitto crollasse seppellendolo
vivo. Nonostante la cura con cui la galleria era stata realizzata e l'utilizzo di pi puntelli del necessario,
nelle occasioni in cui aveva ispezionato la miniera in prima persona, Catone si era aspettato che
cedesse da un momento all'altro. Era irrazionale, si diceva. E perci doveva vincere il terrore, nel nome
della ragione, e dimostrare a se stesso di essere in grado di superare quella paura.
Dovette fermarsi a met strada, quando il cesto vuoto gli pass accanto per essere caricato dei
detriti da portare in superficie. Guardando in basso, vide lo spazio fiocamente illuminato in fondo al
pozzo. Due pretoriani aspettavano il cesto con un secchio di detriti in ciascuna mano. Si fecero da parte
quando Catone scese dalla scala nello spazio angusto. Sopra di lui, Macrone cominci la discesa,
borbottando irritato che non si era arruolato nell'esercito per diventare una dannata talpa. L'aria era
appiccicosa e Catone scrut tra le solide assi a sostegno del tunnel che si inclinava in direzione del
muro. Lampade a olio fissate ai puntelli bordavano il percorso e illuminavano a malapena l'ambiente
circostante. La galleria era larga abbastanza per permettere il passaggio contemporaneo di due carretti,
ma poco pi di cinque piedi in altezza, perci tutti dovevano chinare la testa e camminare curvi.
Macrone raggiunse il fondo e insieme superarono gli uomini con i secchi, mentre Catone faceva
strada lungo la pendenza. Poco pi avanti, la strada tornava in piano e l'aria, calda e umida, puzzava di
muffa.
Non posso dire che mi mancher questo posto quando tutto sar finito, osserv Macrone.
Non  naturale per un uomo stare sottoterra.
Catone non replic e, a denti stretti, lott per tenere sotto controllo la paura. Era determinato a
non darla a vedere. C'era movimento pi avanti e altri due uomini con i secchi si avvicinarono;
tenevano strisce di stoffa legate attorno alla fronte per impedire che il sudore colasse negli occhi.
Rivolsero loro un rapido cenno col capo a mo' di saluto e li superarono in tutta fretta. L'aria era
leggermente migliore quando giunsero in prossimit della fine della galleria, dove il ticchettio dei
picconi aument di volume. Puntelli giacevano da un lato, in attesa di essere piantati al loro posto
tutt'intorno all'area dei lavori, prima che i successivi due piedi di terra e roccia venissero scavati e il
processo ripetuto, facendo cos avanzare poco per volta la galleria. Poi, pi avanti, Catone scorse la
piccola squadra al lavoro, i corpi luccicanti di sudore mentre maneggiavano gli attrezzi meglio che
potevano nello spazio angusto. Tre staffette di due uomini si davano il cambio quando si stancavano.
Sentendo avvicinarsi gli ufficiali, uno degli uomini lanci un'occhiata dietro di s e poi chiam i
compagni.
Il prefetto  qui!.
I pretoriani cercarono di mettersi sull'attenti in quello che a Catone parve un ridicolo sforzo di
conservare la formalit di una visita da parte dell'ufficiale in comando.
Comodi, replic Catone. Fa' riposare i tuoi uomini un momento, Sentiaco.
L'optio di Petillio annu. Grazie, signore. Avete sentito, ragazzi, gi gli attrezzi e fate una
pausa.
I pretoriani appoggiarono i picconi alle pareti della galleria e si accovacciarono, mentre Catone
parlava con l'optio.
Come procede?
Molto bene, signore. Direi... pi di dieci piedi nel nostro turno. Molto meglio di quello che
hanno fatto i ragazzi di Porcino prima di noi.
Ottimo. Catone era contento che gli uomini lavorassero in competizione, come spesso
facevano i soldati perfino nelle circostanze pi impegnative. Ogni sfida era l'occasione per dimostrare il
proprio valore. Lavoro eccellente, ragazzi. Se riuscite a fare altri due piedi prima che vi diano il
cambio, per voi ci sar una razione extra di vino.
I pretoriani esausti mostrarono di apprezzare e Catone si avvicin alla parete per esaminarla da
vicino. La roccia mescolata alla terra era maggiore rispetto al giorno prima e questo avrebbe reso pi
difficile scavare, si rese conto. Sentiaco e i suoi uomini avevano davvero fatto un ottimo lavoro.
Zitti!. Macrone interruppe la conversazione sommessa dei pretoriani che riposavano.
Ascoltate.
Catone si volt di scatto verso l'amico.
Shh. Zitto e ascolta.
Catone rimase immobile, come gli altri, tendendo l'orecchio e cercando di ignorare il raspare
del proprio respiro e il ritmico sibilo del tubo dell'aria. Catone stava per arrendersi e chiedere
spiegazioni a Macrone quando sent il flebile suono di attrezzi all'opera su terra e roccia, e poi stralci di
voci attutite. I pretoriani afferrarono i propri attrezzi e i due ufficiali sguainarono le spade.
 il nemico, ma da dove vengono quei rumori?, bisbigli Catone.
Gli uomini rimasero in ascolto e Sentiaco indic la parete alla quale stavano lavorando.
Dovrebbero venire da l.
Catone ascolt di nuovo e scosse la testa. Pi da questo lato, penso.
Tocc il lato sinistro della galleria come per sentire le vibrazioni attraverso le dita, ma non c'era
nulla. I rumori erano pi forti adesso e il suono dei picconi contro la terra pi pronunciato.
Merda..., disse piano uno dei pretoriani.
Chiudete il becco, sbott Macrone. Tutti quanti.
Poco pi indietro nella galleria ci fu una piccola cascata di terra e poi il tonfo del metallo che
affondava nel legno.
Tornate indietro, ordin Catone. Svelti!.
Sentiaco and a scuotere i suoi uomini e li spinse davanti a s, in direzione del pozzo. Catone e
Macrone li seguirono. Avevano appena superato un puntello quando una zolla di terra esplose da un
lato, colpendo Catone alla testa. La punta metallica di un piccone fece capolino nella terra e poi venne
tirata via, lasciando un buco attraverso il quale riluceva un chiarore arancione. Altra terra precipit
nella galleria man mano che il buco cresceva, diventando ben presto abbastanza largo per infilarci un
braccio. Qualche altro colpo dal lato opposto e la parete tra due puntelli croll, rivelando un folto
gruppo di uomini nerboruti, illuminati da candele tremolanti infilate in supporti di ferro, fissati a loro
volta a puntelli. Catone vide che stavano lavorando a una galleria pi ampia di quella romana,
perpendicolare a quest'ultima e a una profondit leggermente inferiore. Adesso tutti guardarono
sbigottiti il terreno crollato tra le due gallerie.
Ci fu un momento di paralisi su entrambi i lati e Catone vide all'istante che erano in inferiorit
numerica. Indic il pretoriano pi vicino. Va' a cercare aiuto! Corri!.
Mentre l'uomo si precipitava lungo la galleria verso il pozzo, i minatori ribelli si misero al
lavoro per spazzare via gli ostacoli rimanenti tra i due tunnel, in modo che ci fosse spazio per
raggiungere i romani. Poi il primo di essi cerc di spingersi nel varco tra i due puntelli. Sentiaco fece
un passo avanti brandendo il piccone e la lunga punta smussata colp il ribelle sotto lo sterno,
squarciandogli la carne cedevole e gli organi. Sentiaco spinse lo stivale contro l'inguine dell'uomo e
strapp via l'attrezzo, per poi sferrare una testata in faccia all'avversario, facendogli perdere i sensi. Il
ribelle si accasci a terra, bloccando lo spazio tra i due puntelli. I nemici capirono all'istante cosa
dovevano fare e cominciarono a scavare il terreno alla base dei puntelli, gettandosi di peso contro i pali
per sradicarli. Una cascata di terra piovve addosso ai romani quando la trave in alto si spost.
Via di l!, li avvert Sentiaco, e gli ufficiali e gli uomini si gettarono da un lato tenendo pronte
le armi. Catone sent le grida urgenti dell'uomo che aveva mandato a chiamare i soccorsi.
Dobbiamo tenerli lontani pi a lungo possibile, ragazzi.
Uno dei puntelli cadde nella galleria romana e la trave sul soffitto cedette insieme a esso,
rilasciando una pioggia di terra e sassi nel varco tra le travi confinanti. I romani scrollarono via i detriti
dalle teste mentre i ribelli si facevano strada attraverso la breccia tra le due gallerie. Ingobbiti,
respirando aria fetida e alla fioca luce di lampade e candele, le due fazioni si contesero brutalmente lo
spazio ristretto. Per un istante, Catone si sent gelare le ossa per via dell'incubo in cui era intrappolato.
Poi il momento di sospensione si infranse quando vide i pretoriani seminudi e i ribelli avventarsi l'uno
contro l'altro. Non c'era spazio per brandire con forza le armi e furono costretti a usare i picconi a mo'
di mazze, spingendo le estremit di ferro e le aste di legno contro arti, torsi e teste, boccheggiati e con
la pelle sporca luccicante di sudore. Alcuni gettarono via le armi e lottarono a mani nude, strozzando e
graffiando.
Pur essendo in numero maggiore, i ribelli non potevano mandare pi di qualche uomo alla volta
attraverso la breccia, dove i romani piombavano su di loro in una violenta lotta per la sopravvivenza.
Non c'era tempo per riflettere sul selvaggio orrore della situazione mentre Catone veniva avanti,
sferrando un colpo di spada alla coscia dell'uomo che emergeva dalla breccia. La punta affond nel
muscolo e rimbalz sull'osso e Catone rigir la lama a destra e a sinistra prima di strapparla via. Il
ribelle si gir dalla sua parte, barcollando in mezzo a lui e la lampada pi vicina, cos che i suoi
lineamenti erano invisibili. Ma Catone ud il selvaggio ringhio dell'uomo che spinse in fuori il piccone
e spicc un balzo verso di lui. L'asta lo colp al petto, mandandolo a finire all'indietro; inciamp in uno
dei puntelli a terra e cadde sul pavimento della galleria con il ribelle addosso a lui. Sent l'alito
dell'avversario sulla guancia, poi la dura pressione dell'asta che dal petto scivolava verso la gola
quando il ribelle tent di schiacciargli la trachea. Mancava lo spazio per usare la spada e cos Catone ne
sbatt il pomolo contro le costole dell'altro, inutilmente. Preso dalla disperazione, spinse in alto la testa
ma non c'era abbastanza slancio perch il colpo andasse a segno. Tuttavia si fece un'idea chiara di dove
i lineamenti dell'uomo si trovassero rispetto ai propri. Catone apr la bocca, tir indietro le labbra e
affond i denti nel naso del nemico, azzannando carne e cartilagine e sentendo il sangue caldo colargli
nella bocca, scivolargli sulla lingua e finirgli in gola. Diede un violento scrollone alla testa e, udito un
sommesso scricchiolio, si tir indietro con un grosso pezzo di cartilagine calda tra i denti, che sput. Il
ribelle lanci un urlo straziante e stacc una mano dall'asta del piccone per portarsela alla faccia
devastata. Catone tir su un ginocchio e spinse via l'uomo, per poi attaccarlo con la spada,
infliggendogli una serie di colpi brevi e poco profondi che lo paralizzarono.
Rimettendosi in piedi, Catone vide altri tre corpi che fremevano sul pavimento della galleria, il
pi vicino sotto a Macrone; il centurione era inginocchiato sullo stomaco dell'avversario, premendogli
la spada sul petto con entrambe le mani e tutta la sua forza. Quando i movimenti del ribelle si fecero
pi flebili, Macrone si alz, spinse lo stivale accanto alla ferita e tir via l'arma, per poi voltarsi
all'istante verso la breccia. Catone vide bene che non potevano resistere ancora a lungo. Bisognava fare
qualcosa.
Sentiaco! Trattienili. Quando do l'ordine, tu e gli uomini vi ritirate.
L'optio annu e poi sferr un altro colpo di piccone. Catone arretr per dieci passi e diede una
manata a uno dei puntelli pi sottili.
Questo andr bene. Aiutami, Macrone.
Il centurione lo raggiunse. A fare cosa?
A spostare questo. Dobbiamo far crollare la galleria qui. Prima di perdere tutto quanto.
E i ragazzi?
Usciranno in tempo. Aiutami.
Catone si mise furiosamente all'opera sulla terra in cima al palo, mentre Macrone scavava
attorno al fondo. Per tutto il tempo i grugniti e le grida della lotta a breve distanza aggiunsero urgenza
ai loro sforzi. Catone si appoggi al palo e lo sent cedere.
Basta scavare. Spingi!.
Macrone si alz e accost la spalla al puntello, mentre Catone spingeva in alto. Solleva.
Il palo si stacc da terra e la cima raggiunse il bordo della trave.
Basta cos!, ordin Catone. Il prossimo!.
Ripeterono il processo e, tornati al primo puntello, Catone grid nella galleria: Ritirata!
Svelti!.
Il primo pretoriano lo super correndo, poi un altro, tenendosi una mano sulla ferita al fianco,
mentre un terzo uomo gli copriva le spalle. Restavano solo l'optio e un altro pretoriano. Alla debole
luce, Catone vide che entrambi erano stati feriti. Il braccio sinistro di Sentiaco era maciullato e le ossa
sporgevano dall'avambraccio, ma l'optio continuava a brandire il piccone nella mano buona, sferrando
colpi come un forsennato ai ribelli che gli sbarravano la strada. L'altro pretoriano fece per fuggire,
zoppicando lungo la galleria per qualche passo, ma un ribelle lo raggiunse, lo spinse di faccia in avanti
e gli conficc il piccone nella schiena con una forza brutale.
Sentiaco! Corri!.
Nel momento stesso in cui gridava, Catone cap che era troppo tardi. Due dei ribelli avevano gi
superato l'optio e stavano avanzando lungo la galleria, mentre altri si accingevano a seguirli. Sentiaco
alz lo sguardo, vide i due ufficiali pronti a far crollare la galleria e url: Fallo, signore!.
Non c'era tempo per riflette, solo agire, e Catone spinse il suo peso contro il puntello. Con un
sussulto, il palo si stacc dalla trave che, prontamente, croll davanti a lui e a Macrone. La valanga di
terra e roccia che venne gi seppell i due ribelli che correvano verso di loro e nascose alla vista
Sentiaco, proprio mentre questi si lanciava in mezzo al nemico.
Indietro!, ordin Catone e si ritirarono al puntello successivo mentre il ribelle pi vicino si
rialzava dalla terra caduta e arrancava scuotendo la testa. Il secondo crollo ebbe un effetto maggiore,
portando gi un tratto di galleria pi vasto e seppellendo vivo sotto terra e roccia il ribelle. Catone
trascin Macrone indietro per diversi passi, fino a che furono lontani dai detriti. L'aria si riemp di
polvere soffocante e i rumori della battaglia dall'altro lato della sezione crollata cessarono. L'unico
rumore era il tossire dei romani che si precipitavano lungo la galleria verso la luce che penetrava
dall'alto.
Quando furono vicini al pozzo, Petillio e una manciata di uomini avevano cominciato a
scendere.
Troppo tardi, ansim Catone. Ho dovuto far crollare la galleria...prima di perderla... Manda
i tuoi uomini l sotto. Assicurati che i ribelli non si scavino una via d'uscita.
S, signore.
Catone e i sopravvissuti della squadra di lavoro si premettero contro le pareti della galleria per
consentire il passaggio ai pretoriani armati di tutto punto. Quando la strada fu libera, raggiunsero il
fondo del pozzo. Catone lasci che altri dieci soldati andassero dietro a Petillio e poi ordin agli uomini
di Sentiaco di tornare in superficie, seguendoli insieme a Macrone. L'aria all'aperto era calda, asciutta e
meravigliosa da respirare e gli uomini coperti di terra e sudore si sedettero o si piegarono in due,
cercando di riprendere fiato.
Non appena riusc a respirare senza fatica, Catone si costrinse a stare dritto. Macrone si volt a
guardarlo.
A quanto pare abbiamo trovato la loro galleria.
No, sono stati loro a trovare la nostra, replic amareggiato Catone. Dovevo saperlo che
avrebbero previsto una contro-galleria. Non sottovaluter pi Iskerbeles.
Di cosa stai parlando, signore?. Macrone si alz in piedi e si sfreg la base della schiena,
stiracchiandosi.  stata solo sfortuna. Dannazione, hanno lavorato in fretta stavolta.
No... No, non credo. Catone rievoc accigliato i particolari dell'azione di poco prima. Sono
venuti da noi dalla direzione sbagliata. Da sinistra, laggi. Indic il muro accanto alla torre. Come se
volessero di proposito incrociare la nostra galleria. O passarvi sopra o sotto per arrivare al corpo di
guardia.
Macrone si sofferm a riflettere.  possibile. Ma per adesso li abbiamo bloccati. Abbastanza
per fermarli fino a che Vitellio cominci l'attacco, per lo meno.
Catone si pass la mano tra i capelli e, trovandoli pieni di detriti, cerc di darsi una pulita
mentre continuava a pensare. Quando i nemici avevano sfondato il soffitto della galleria, aveva visto il
loro tunnel che, illuminato da piccole lampade e candele, si estendeva per un lungo tratto parallelo al
muro. Non aveva senso cominciare una nuova galleria che si dirigeva verso il muro solo per poi tornare
indietro verso il corpo di guardia. Se Iskerbeles aveva avuto intenzione di intercettare lateralmente la
galleria romana, poteva scegliere una linea di approccio pi diretta. In ogni caso, i nemici dovevano
aver lavorato come diavoli per scavare quella nuova galleria... A meno che... Sent un velo freddo
posarsi sulla mente nel rendersi conto che era stato ingannato dal nemico. Completamente fuorviato e
umiliato.
Signore!.
Catone alz lo sguardo in direzione del richiamo e vide un pretoriano sulla torre che si
sbracciava per attirare la sua attenzione.
Cosa c'?
Il nemico, signore. Si stanno muovendo dal campo.
Quanti sono?.
Ci fu una breve pausa e poi la sentinella scosse la testa. Non lo so, signore. Sembrano tutti
quanti.
Catone sfrecci alla scaletta e sal sulla torre, con Macrone alle calcagna. Precipitatosi alla
merlatura, Catone guard al di l delle rovine e vide un vasto tratto di paesaggio coperto da figure che,
dal campo, si muovevano verso la miniera. Svariate migliaia.
Macrone comparve al suo fianco, trafelato. A quanto pare non aspetteranno che Vitellio arrivi.
Per lo meno questo ci evita di decidere se ci fidiamo del bastardo oppure no. Spero solo che saremo
ancora nei paraggi quando il resto dei pretoriani si unir alla battaglia.
Catone annu e si rivolse alla sentinella che aveva dato l'allarme. Suona la chiamata alle armi.
L'uomo prese il corno d'ottone appoggiato in un angolo della torre. Accostandoselo alle labbra,
fece un respiro profondo, strinse le labbra attorno al bocchino e suon tre note acute, fece una pausa e
ripet il richiamo numerose volte. Gli uomini della centuria in servizio dietro al muro agguantarono
l'equipaggiamento e corsero a disporsi sul camminamento, mentre i primi uomini delle altre centurie
accorrevano lungo la pista dalla miniera, alcuni gi armati di tutto punto, altri che si affannavano a
indossare la corazza.
Non riesco a credere che Iskerbeles voglia tentare un altro assalto frontale, disse Macrone.
Non in pieno giorno. Non senza prima abbattere il corpo di guardia.
Catone non replic e continu a guardare l'orda ribelle che si avvicinava. Non aveva senso
attaccare adesso, come aveva detto Macrone. Come potevano mai sperare di riuscire quando prima
erano stati respinti senza troppe difficolt?
Gli uomini della coorte erano in posizione molto prima che l'avanguardia dei ribelli emergesse
dalle rovine e si schierasse di fronte al muro, appena al di fuori della gittata delle fionde. La coorte
adott la stessa disposizione della volta precedente, con le prime due centurie a presidiare il muro, la
terza dietro al corpo di guardia e la quarta e la sesta in riserva dietro al muro, insieme a Pulcro, mentre i
rimanenti uomini della quinta restavano nelle retrovie come ultima risorsa. Petillio e i suoi uomini
erano stati tirati fuori dalla galleria, cos come la scaletta, nel caso in cui il nemico fosse riuscito a farsi
strada nel tunnel crollato.
Mentre i ribelli si schieravano, Catone not che c'erano poche scale d'assedio e che numerosi
uomini portavano fascine fatte di legno e sterpaglia per riempire punti di attraversamento del fossato
esterno. Il corpo principale della linea nemica sembrava essere alla sinistra dei romani, di fronte al
muro presidiato da Secondo e i suoi uomini.
Metello sal sulla torre per consegnare a Catone calotta, elmo e scudo.
Grazie.
Mentre Catone agganciava la cinghia, Metello borbott: Cosa aspettano?.
Catone ignor la domanda. Potevano esserci diverse spiegazioni. Poi dall'armata nemica
risuon un corno e due cavalieri vennero avanti. Catone riconobbe all'istante Iskerbeles e il suo enorme
luogotenente. Quest'ultimo sollev un corno e suon di nuovo mentre facevano avanzare adagio i
cavalli. Entrambi portavano scudi, pronti a proteggersi nel caso i romani tentassero di colpirli con
frecce o fionde.
Catone li lasci avvicinare ancora un po' e poi, portatosi le mani attorno alla bocca, grid:
Fermi l!.
Obbedienti, i cavalieri tirarono le redini.
Cosa vuoi?, domand Catone.
Iskerbeles si erse sulla sella e rispose in latino. Romani. Questa  la vostra ultima possibilit
per arrendervi. Fatelo adesso e sar misericordioso. Sarete risparmiati e rimandati a Tarraco. La scelta
sta a voi. Arrendetevi adesso o morirete... Qual  la vostra risposta?.
Macrone scoppi in una risata di scherno. Sta scherzando? Oppure  ubriaco? O solo pazzo?.
Catone scosse la testa. Non lo so....
Dopo una lunga pausa, Iskerbeles chiese di nuovo: Ebbene, romani?.
Catone si port di nuovo le mani attorno alla bocca per rispondere. Ho bisogno di tempo per
pensarci. Ti dar la mia risposta domani a mezzogiorno.
Iskerbeles fece un cenno di diniego. Mi hai gi dato la tua risposta, prefetto. Hai scelto la
morte. E sia.
Iskerbeles fece segno al compagno e, girati i cavalli, tornarono al trotto tra le loro linee. I
difensori rimasero in un silenzio carico di tensione, aspettando che l'attacco avesse inizio. Non c'erano
movimenti dal lato dei ribelli. I loro uomini erano immobili, sotto il sole, anch'essi in attesa...
Che cazzo avranno in mente adesso?, domand alla fine Macrone. Stanno cercando di
annoiarci a morte?.
Fu il leggero rimbombo a rivelare per primo le intenzioni del nemico. Un suono cupo, come un
tamburo in sordina, in lontananza, a sinistra, e Catone e Macrone si spostarono sul lato della torre per
indagare. A met strada lungo il muro, i pretoriani si stavano agitando e guardavano il terreno
sottostante. All'improvviso, una sezione di camminamento e terrapieno parve tremare e cominci a
sprofondare nel terreno, portandosi dietro gli uomini. Una breccia si stava aprendo, sempre pi larga.
Poi la stessa cosa parve accadere pi avanti e poi pi vicino alla torre. Gli uomini sui tratti non
interessati cominciarono a ritirarsi dal muro in preda al panico.
Per l'Ade, cosa sta succedendo?, domand sgomento Macrone.
Catone aveva gi capito. Santi numi... C'era un'altra galleria! La prima era solo un diversivo.
Ecco perch i lavori procedevano a rilento. Quel bastardo mi ha ingannato come un vero idiota. Per
tutto questo tempo hanno scavato per minare il muro, non il corpo di guardia.
Prima che finisse di parlare, il corno risuon di nuovo dai ranghi serrati del nemico. Una lunga,
chiara nota di sfida. Stavolta i ribelli lanciarono un terrificante e assordante ruggito di trionfo e corsero
alla carica verso il muro colpito e gli uomini storditi che erano sopravvissuti alle sezioni crollate,
lasciando ampie brecce perch il nemico potesse riversarsi a migliaia.
...
.
...
CAPITOLO 31.
...
.
...
Catone si precipit sul retro della torre e chiam in basso. Porcino! Petillio! Mandate avanti le
vostre centurie a difendere le brecce! Veloci!.
Si rivolse a Macrone. Pare che vogliano ignorare la nostra parte di muro, perci prendi met
dei tuoi uomini e va' a sostenere gli altri.
S, signore. Macrone si cal sulla scaletta e scese sul camminamento pi in fretta che poteva.
Catone pens alla svelta. Iskerbeles aveva gestito l'assedio in modo geniale, ingannando i
romani e distruggendo la migliore linea di difesa in un colpo solo. Il muro interno, attorno al corpo di
guardia, non era affatto completo e adesso si ergeva come muto e inutile tributo all'astuzia dei ribelli.
Le tre brecce coprivano pi di un centinaio di piedi e i tratti di muro ancora in piedi mostravano crepe e
segni di cedimento. Met degli uomini a difesa di quella sezione di muro erano finiti gi con essa e i
sopravvissuti si affannavano a emergere dai detriti, mentre i compagni illesi salivano sui mucchi di
muratura, terra e roccia per andare a soccorrerli.
Catone capiva bene che ogni tentativo di difendere il primo muro sarebbe senz'altro fallito. La
coorte doveva ritirarsi al secondo muro e la manovra doveva essere gestita con cura perch non si
trasformasse in una disfatta e nella distruzione completa dei pretoriani.
Gi i primi ribelli avevano raggiunto il fossato davanti alle brecce e stavano lanciando le fascine
sopra i detriti. Il nemico si ammass al di l delle brecce, esultando rumorosamente in vista della
vittoria. Ben presto avrebbero realizzato sul fossato dei passaggi praticabili e sarebbero stati pronti ad
assaltare le brecce. A quel punto a poco sarebbero valsi gli sforzi dei pretoriani: a decidere la questione
sarebbe stata la travolgente superiorit numerica. Catone si volt per chiamare in basso il comandante
dell'ultima riserva.
Centurione Pulcro! Pulcro!.
Il robusto ufficiale alz lo sguardo. Signore?
Prendi i tuoi uomini, portali al secondo muro e tenete le porte aperte per noi.
Il frastuono creato dalle grida di scherno e di trionfo dei ribelli cresceva e calava come un'onda
e Pulcro, portatosi una mano all'orecchio, scosse la testa impotente.
Cazzo, borbott tra s Catone. Si riemp i polmoni e, portandosi le mani attorno alla bocca,
ritent. Ho detto: prendi i tuoi uomini e ritiratevi al secondo muro!.
Stavolta Pulcro ud l'ordine e si gir a riferirlo agli uomini.
Ritirata!, grid un'altra voce e Catone volt di scatto la testa verso le brecce, dove il
centurione Musa puntava la spada verso le retrovie e ripeteva il comando. Ritirata!.
No!, url Catone, ma c'era gi troppo rumore. Troppe voci che chiamavano aiuto, urlavano
ordini, si gridavano incoraggiamenti a vicenda, soffocando la sua. Gi i pretoriani della Terza centuria
si stavano allontanando dal nemico, facendosi strada sulle macerie e andando a cozzare contro gli
uomini di Catone, i quali stavano correndo a rinforzare i soldati che avrebbero dovuto difendere le
brecce.
La difesa della miniera stava crollando sotto lo sguardo di Catone, che doveva fare subito
qualcosa prima che i ribelli si lanciassero sui camminamenti e piombassero addosso agli impreparati
soldati della coorte pretoriana. Si rivolse agli altri uomini sulla torre. Via! Al secondo muro!.
Un'occhiata al di l del parapetto rivel che il nemico non stava facendo alcun tentativo di attaccare il
muro a destra della torre. Catone chiam uno degli uomini ancora con lui sulla torre. Va' da Petillio e
Porcino, voglio che i loro uomini si schierino a met strada tra qui e il secondo muro. Svelto!.
Catone ordin al trombettiere di seguirlo. Poi si cal sulla scala, scendendo due pioli alla volta e
coprendo l'ultimo tratto con un salto. Si precipit verso la breccia pi vicina mentre gli uomini di Musa
cominciavano a ritirarsi attraverso lo spazio aperto in direzione del secondo muro. Era gi troppo tardi
per fermare quelli in testa e Catone si rese conto che tanto valeva avere quanti pi uomini possibile
dietro alla seconda linea di difesa, pronti a ricevere quelli che sopravvivevano al primo assalto nemico
sulle brecce. Il centurione Musa stava ancora urlando ai suoi di ritirarsi quando Catone lo afferr per
una spalla e lo fece voltare.
Che cazzo stai facendo, razza di sciocco?
Signore?. Musa parve interdetto. Hai dato tu l'ordine di ritirata....
L'ordine era per Pulcro. Catone agit la mano in direzione degli uomini che abbandonavano
le macerie. Rimandali alla breccia.
Musa indic i soldati gi diretti al secondo muro. E gli altri?
Troppo tardi per loro. Manda avanti gli altri prima di farci uccidere tutti quanti!. Catone lo
spinton verso la sezione pi vicina del muro crollato. Difendi quella breccia.
Musa si riscosse e annu, poi si diresse a grandi passi alla breccia, urlando ai suoi uomini di
seguirlo. Catone continu a correre e trov Macrone che schierava la sua mezza centuria.
Tu prendi il centro. Resisti pi a lungo che puoi. Dobbiamo guadagnare tempo per riportare un
po' di ordine. Quando senti la tromba, arretra verso Petillio, con il resto degli uomini. Quando la coorte
sar insieme, ci ritiriamo al secondo muro. Chiaro?
S, signore. Possano gli di proteggerci.
Catone annu e, con il trombettiere che lo seguiva a ruota, corse all'ultima breccia, dove gran
parte dei sopravvissuti della Seconda centuria si erano radunati attorno allo stendardo, una cinquantina
in tutto. Cristo era insieme a loro, coperto di polvere e a stento riconoscibile.
Dov' il centurione Secondo?.
Cristo indic verso il muro crollato. Andato, signore. Sepolto laggi.
Dov' l'optio?
Scomparso anche lui, signore.
Merda..., borbott Catone sottovoce. La centuria aveva bisogno di qualcuno al comando.
Cristo era chiaramente troppo scosso per quel ruolo. Catone fece per prendere lo stendardo. Dammi
quello e cercati un'arma.
Catone prese con mano salda lo stendardo e lo sollev in alto mentre si portava alla testa degli
uomini della Seconda centuria. Seguitemi!.
Si avviarono su per la pendenza, attenti a dove mettevano i piedi sulle rocce smosse e la terra
cedevole. Davanti a loro c'era la linea irregolare dei resti del muro e, oltre, Catone vide la punta delle
lance e delle spade nemiche; poi, continuando a salire sulle macerie, furono visibili anche le creste
degli elmi saccheggiati ai soldati romani che avevano ucciso. Infine vide i ribelli stessi, una fremente
massa di uomini che urlavano e agitavano le armi nell'attesa che le ultime fascine fossero gettate nel
fossato. Il frastuono raggiunse un crescendo quando videro i pretoriani che salivano sulle macerie e
formavano una linea doppia lungo la breccia. Catone prese posto al centro della linea, al punto pi alto,
e, piantata saldamente l'asta dello stendardo, sguain la spada e diede l'ordine.
Scudi, in avanti!.
I pretoriani spinsero avanti il braccio sinistro e serrarono i ranghi, in modo da presentare al
nemico un ininterrotto muro di scudi, tenendo le lance all'altezza degli occhi, pronti a colpire. Una
pietra tracci un arco dal fronte dell'orda nemica e cozz contro lo scudo dell'uomo davanti a Catone.
Ne seguirono altre e il prefetto cap che lo stendardo lo rendeva il bersaglio pi evidente per il nemico.
Si accovacci leggermente. Non tanto da ledere la propria dignit ma sufficiente a tenere gran parte del
volto al sicuro dietro gli scudi dei pretoriani. Non dovettero sopportare a lungo la scarica di pietre:
risuon un corno e i ribelli si lanciarono in avanti con un potente ruggito. Si incanalarono verso
l'improvvisata passerella, compattandosi in un'enorme massa per attraversare il fossato e andare alla
carica dei difensori romani. Fortunatamente, la superficie irregolare del pendio interruppe lo slancio
della carica e i nemici raggiunsero gli scudi in una disordinata serie di scontri uomo contro uomo.
Tenetevi forte, ragazzi!, grid Catone con tutta la calma di cui era capace. Per Roma e per
l'imperatore!.
L'aria attorno a lui si riemp del clangore delle armi, dei tonfi e dello sferragliare di colpi che
piovevano sugli scudi. I pretoriani erano in posizione di vantaggio, avevano un raggio d'azione
maggiore ed erano molto meglio equipaggiati di gran parte dei nemici, che non portavano la corazza e
che, prima che la rivolta li trasformasse in una sorta di guerrieri, erano stati contadini o schiavi.
Tuttavia i ribelli combattevano con il fanatico coraggio dei loro avi, che avevano sfidato Roma per
quasi duecento anni. Ma il coraggio non rende un uomo immune alle ferite e cos caddero sotto gli
affondi di lancia dei meglio addestrati e disciplinati pretoriani. Corpi si ammucchiarono davanti alla
linea romana, ancora vivi, ma poi calpestati dai compagni che continuavano l'avanzata per raggiungere
il nemico. I ribelli menavano colpi alle punte delle lance o le ghermivano e tentavano di strapparle alla
presa dei romani, incalzati nel frattempo da quelli alle loro spalle, al punto che le due fazioni erano
schiacciate in una mischia serrata.
Prima linea, gi le lance!, url Catone. Sguainate le spade!.
La prima linea di pretoriani si affrett a passare le lance ai compagni dietro, sempre tenendo lo
scudo rivolto verso i nemici. Poi sguainarono le spade corte, arma pi adatta a uno scontro ravvicinato,
e presero a menare colpi e fendenti nella compatta massa di ribelli. Era impossibile sottrarsi alle lame e
a decine i nemici caddero davanti agli scudi romani, nonostante l'impeto della carica ribelle
cominciasse a spingere indietro i pretoriani, un pollice dopo l'altro.
Catone guard a destra e vide che Macrone e Musa per il momento tenevano duro. A poco pi
di cento passi dietro al primo muro, gli uomini di Petillio e Porcino stavano ancora formando una linea
sul terreno aperto tra la falesia e la gola. Dietro di loro, Pulcro stava portando i suoi uomini a gran
velocit verso il secondo muro. Catone sapeva che gli uomini attorno a lui dovevano resistere ancora
un po'. Se avessero ceduto, il nemico si sarebbe riversato nella miniera e avrebbe preso Macrone e
Musa alle spalle. Gli uomini della Seconda centuria non dovevano cedere altro terreno. Avevano
bisogno di qualcosa che ne rafforzasse la determinazione. C'era una cosa sulla quale si poteva fare
affidamento, si rese conto Catone. Un modo per incoraggiare gli uomini a tenere duro. Prepar la spada
e, divelto lo stendardo dalle macerie, si fece largo tra i soldati davanti a lui, mettendosi al centro della
prima linea. Subito i nemici pi vicini si lanciarono smaniosi verso di lui, decisi a conquistarsi la gloria
strappandogli il sacro stendardo dei pretoriani, affidato loro dall'imperatore stesso.
Catone tir su la spada e men un fendente alla testa del primo ribelle, tagliandogli l'orecchio e
squarciandogli la mascella. Strapp via la lama in tempo per spingerne la punta nella gola di un altro
nemico che stava per colpirlo con un'ascia. Grid a squarciagola, con la voce quasi incrinata dallo
sforzo.
Pretoriani! Difendete lo stendardo! Con me!.
Gli uomini della Seconda centuria puntellarono i piedi tra le macerie e si protesero negli scudi
malconci e schizzati di sangue, continuando ad abbattere nemici. Entrambi i lati combattevano assetati
di gloria e con una ferocia nata dalla disperazione, contendendosi il terreno attorno allo stendardo
romano. Catone, impacciato dal bendaggio all'occhio, continuava a guardare a destra e a sinistra per
non farsi colpire dal lato cieco. La sua spada era in costante movimento, guizzando verso ogni nemico
entro il suo raggio d'azione, a volte mancandolo, altre infliggendo una ferita superficiale, altre ancora
sferrando colpi paralizzanti che fermavano all'istante il ribelle o lo mandavano a finire barcollante tra i
compagni. Poi, un grosso guerriero con una lunga spada da cavalleria si fece largo tra i ranghi compatti.
Nell'avvicinarsi a Catone, l'uomo alz in alto la lama e la cal in un violento arco. D'istinto, Catone
sollev la spada per parare il colpo, ma il peso dell'altra arma gli spinse il braccio in basso e il romano
ebbe sufficiente presenza di spirito per ruotare il polso e deviare il colpo. La spada del ribelle gratt
rumorosamente contro quella di Catone, colpendo l'elsa e strappandogli l'arma dalla mano.
L'uomo lanci un ruggito di trionfo e agguant l'asta dello stendardo con la mano libera.
Disarmato, Catone si aggrapp disperatamente allo stendardo con entrambe le mani. I due uomini se ne
contesero per un momento il possesso e poi Catone stacc la mano destra per sguainare il pugnale e
menare un fendente alle dita del ribelle, lacerando la carne e affondando nell'osso. Sollevata la piccola
lama, Catone la affond nell'avambraccio dell'avversario. Con un ululato di rabbia e di dolore, l'uomo
tir via il braccio, mollando lo stendardo ma strappando il pugnale alla presa di Catone. Ritrovato
l'equilibrio, il ribelle alz la spada per colpire di nuovo e un crudele luccichio gli balen negli occhi
all'idea di stroncare l'inerme ufficiale romano.
Senza perdere tempo, Catone prese saldamente lo stendardo con tutte e due le mani e ne spinse
con forza l'estremit nell'inguine dell'avversario. L'uomo spalanc la bocca in un gemito e la spada
vacill nella sua presa. Catone tir via l'asta e la us per colpire l'uomo alla clavicola, facendogli
perdere l'equilibrio e mandandolo a finire addosso a un gruppetto di suoi compagni, che caddero sotto
di lui. Prima che Catone potesse fare altro, Cristo e uno dei pretoriani si fecero largo davanti a lui e
serrarono i ranghi per proteggere lo stendardo della loro unit. Catone lo iss in alto e lo sventol da
una parte all'altra mentre i romani difendevano la posizione, sfidando il nemico. In quel momento,
come per un tacito consenso, ci fu un leggero rallentamento nello scontro e i ribelli cominciarono ad
arretrare. I combattenti a ciascun lato cercavano trafelati di riprendere fiato e scrutavano diffidenti il
nemico, nell'attesa che la lotta continuasse.
Catone diede un'occhiata dietro di s e vide che Pulcro aveva raggiunto il secondo muro e i suoi
uomini erano allineati davanti alle porte. Pi vicino, anche le centurie di Petillio e Porcino erano in
posizione. Sui resti del muro, i soldati di Macrone tenevano duro ma, pi in l, Musa era stato costretto
ad arretrare, con il nemico che minacciava di aggirarlo da un momento all'altro. Era tempo di ritirarsi,
concluse Catone. Prima che gli uomini sul muro fossero travolti e fatti a pezzi.
Si volt a chiamare il trombettiere. Suona la ritirata.
Il soldato si port il luccicante strumento alle labbra e soffi una debole nota. Riprov, con il
medesimo risultato.
Per gli di, sputa!, sbott Catone. Sputa!.
Il pretoriano annu, si raschi la gola, sput da un lato e ritent. Stavolta la nota esplose forte e
chiara. Il trombettiere ripet il segnale tre volte e abbass lo strumento. Catone tir il fiato e url al di
sopra del frastuono della battaglia. Seconda centuria! Sganciatevi! Indietro con lo stendardo!.
Lungo tutto il fronte della battaglia, i pretoriani arretrarono dal nemico, lasciando i corpi
ammucchiati di morti e moribondi tra le due fazioni. I romani erano arrivati a met strada lungo la
pendenza quando un urlo si lev dai ranghi dei ribelli. Il grido fu ripreso e ripetuto, gonfiandosi in un
ruggito, man mano che i nemici scavalcavano i corpi per continuare la lotta, fermandosi solo per finire
quei romani troppo feriti per riuscire a tornare indietro. Non c'era niente da fare per loro, accett
amareggiato Catone mentre guardava i suoi uomini morire. Niente, a parte vendicarli, se ci fosse stata
l'occasione. Quanto restava della centuria, ormai non pi di quaranta uomini, raggiunse il fondo del
pendio di detriti e i fianchi si ripiegarono rapidamente per formare un serrato quadrato attorno allo
stendardo, con gli scudi rivolti verso l'esterno. Pi avanti lungo la linea del muro, Macrone e Musa
avevano fatto altrettanto e fuso le centurie, insieme all'altra meta della centuria di Macrone, che aveva
abbandonato il muro a destra del corpo di guardia ed era corsa a raggiungere i compagni. Con gli
ufficiali che davano il tempo, i due quadrati avanzarono senza sosta verso il secondo muro mentre i
ribelli sciamavano sui resti del primo, esultanti per il successo, acclamando se stessi e schernendo i
romani, come se avessero conseguito una grande vittoria.
Catone calcol la distanza tra i suoi uomini e la formazione pi numerosa, distante ormai non
pi di quaranta passi. Avrebbero avuto pi possibilit insieme che non divisi, pens.
Al mio comando, rompete la formazione e correte all'altro quadrato. Catone guard di nuovo
i ribelli e non li vide affrettarsi a inseguire i romani. A frenarli dovevano essere le perdite riportate
nell'aggiudicarsi il controllo delle brecce.
Rompete le righe!.
I pretoriani si voltarono di scatto e si precipitarono sul terreno aperto, con Catone che si reggeva
lo stendardo sulla spalla cos che non lo impacciasse nella corsa.
Il nemico reag all'istante e salut l'improvviso movimento dei romani con un'assordante scarica
di insulti. Una manciata si stacc dai compagni e li incit ad avanzare. Ne seguirono altri e poi, come
spinti in avanti da una gigantesca mano invisibile, l'orda si lanci in una carica sfrenata.
Pi avanti, Catone vide che l'altro quadrato si era fermato e aveva aperto i ranghi da un lato per
accogliere gli uomini che correvano verso di loro. Gravati dalla pesante corazza e dallo scudo, i
pretoriani non riuscivano a muoversi con la stessa velocit dei ribelli che li inseguivano, ma avevano
un vantaggio e i pi rapidi di loro si fiondarono nell'apertura lasciata per loro. Catone rallent
leggermente per guardarsi indietro: c'era un gruppetto di uomini e, a neanche venti passi, i primi
nemici.
Correte, sciocchi! Mettetevi in salvo!.
Poi super il varco, quasi buttando a terra l'uomo che si era fermato bruscamente davanti a lui.
Catone ritrov l'equilibrio, innalz di nuovo lo stendardo e si volt a guardare l'ultimo dei suoi uomini
correre disperatamente, a denti stretti. Poi il suo piede fin su un piccolo sasso, ma grande abbastanza
per slogargli la caviglia, e il soldato ruzzol da un lato sollevando una nuvola di sabbia e polvere.
D'istinto, Catone fece un passo verso di lui ma, prima che potesse andare oltre, i pretoriani chiusero di
nuovo il varco, sbarrandogli la strada. In ogni caso, era troppo tardi per salvare il soldato. Tre ribelli gli
furono addosso prima che potesse rialzarsi sulle ginocchia. Il primo lo gett di nuovo a terra con un
calcio e poi i suoi compagni lo aggredirono, uno con una spada corta, l'altro con un'ascia.
Signore, stai bene?. Macrone teneva Catone per una spalla, mentre questi cercava di
riprendere fiato e annuiva.
Rimetti in moto la formazione.
S, signore. Macrone inclin la testa all'indietro e grid: Avanzata!.
Gli uomini chiusero i ranghi, scudo contro scudo, e ripresero a marciare a passo lento, con
Catone e i sopravvissuti della Seconda centuria in mezzo alla formazione. I ribelli pi veloci caricarono
il retro del quadrato, attaccando gli scudi e cercando di farsi largo tra i ranghi dei pretoriani. Ma i
romani mantennero saldamente la posizione, abbattendo con sangue freddo i pi aggressivi tra i loro
avversari. Sempre di pi fluirono attorno ai lati del quadrato, che ben presto fu circondato da uno
sfavillante mare di lame e armi affilate, mentre l'aria soffocante si riempiva del clangore metallico e
delle grida di guerra dei ribelli. I romani erano taciturni. Volti severi e denti stretti, continuavano a
muoversi, con gli ordini e le occasioni parole di incoraggiamento dei loro ufficiali. Catone, insieme ai
vessilliferi delle altre centurie, teneva lo stendardo bene in alto. Macrone prese posto al centro del lato
frontale del quadrato, sollevando leggermente lo scudo per allinearlo a quello degli uomini pi alti ai
suoi fianchi e prendendosi un momento per maledire tra s quelli che reclutavano i pretoriani in base
alla loro altezza.
Come prima, sulle brecce, l'equipaggiamento e l'addestramento dei romani diede loro un
vantaggio immediato e poterono infliggere numerose ferite, subendone poche e lasciandosi dietro una
scia di cadaveri di nemici. Ma, mentre i numeri attorno a loro crescevano sempre pi rapidamente,
furono costretti a rallentare, costretti a penetrare tra gli uomini che li precedevano. E, man mano che i
ribelli si imbaldanzivano, certi di vincere se fossero riusciti a spezzare la formazione o, per lo meno, a
bloccarla fino a che la stanchezza dei difensori e l'impeto dei ribelli avesse finalmente stroncato i
romani, i ranghi dei pretoriani si riducevano. Catone vide uno degli uomini di Musa venire strappato
via dalla formazione quando due ribelli tirarono verso di s il suo scudo. Prima che il soldato potesse
reagire e strappare lo scudo alla loro presa, un'ascia cal e gli mozz quasi del tutto il braccio,
lasciandolo penzolare maciullato e ormai inutile. Uno dei nemici lo afferr per la corazza e lo tir via
dalla linea; l'uomo scomparve alla vista mentre i compagni chiudevano il varco e continuavano a
muoversi.
Un centinaio di passi pi in l, anche le centurie di Petillio e Porcino stavano formando un
quadrato, con i lati irti di lance. Mantenendo un passo costante, cominciarono ad arretrare verso gli
uomini di Pulcro. Catone constat con sollievo che avevano preso l'iniziativa di schierarsi in una
formazione pi difensiva prima che il nemico li raggiungesse. Ogni uomo che fosse sopravvissuto al
disastro del crollo del primo muro sarebbe stato pi che necessario per difendere il secondo.
Non ci fu tempo per ulteriori riflessioni quando un'ondata di truppe nemiche si abbatt sul retro
della formazione di Macrone. Catone ud le grida di allarme e, voltatosi, vide l'enorme guerriero che
aveva funto da luogotenente di Iskerbeles, calare la spada sulla spalla del centurione Musa, trapassando
la cotta di maglia e affondando nel petto mentre il pretoriano crollava sulle ginocchia. Mandandolo a
finire a terra con un calcio, il guerriero strapp via la lama e aggred il romano alla sua destra,
tagliandogli il braccio armato e spingendolo contro l'uomo successivo. Si apr un varco nel quadrato e
sempre pi ribelli si lanciarono avanti, allargandolo fino al punto in cui uno riusc a penetrare la
formazione, correndo dritto verso Catone.
Seconda centuria! Con me!, ordin Catone mentre puntellava gli stivali e abbassava lo
stendardo, rivolgendone la punta verso il nemico. I suoi uomini corsero ad affiancarlo. Avanti!.
Un ribelle si lanci su Catone. Portava uno scudo tondo ed era armato di un'ascia a manico
lungo, che sollev sopra la testa. Tir indietro il braccio per colpire e lanci il suo grido di guerra.
Catone venne avanti per affrontarlo poi, all'ultimo momento, abbass la punta dello stendardo e lo
conficc nella coscia destra dell'uomo. Nonostante la punta avesse una funzione ornamentale piuttosto
che pratica, si dimostr efficace quanto una lancia: l'impatto fece girare l'uomo su se stesso,
scaraventandolo a terra. Catone tir fuori la punta e la affond di nuovo, stavolta nelle costole. La
rigir con violenza, squarciando polmoni e cuore dell'avversario, e poi la estrasse, sollevando ancora
una volta lo stendardo insanguinato mentre conduceva i pretoriani a respingere il nemico e richiudere il
varco.
Il loro capo vide il pericolo e chiam quelli pi vicini perch si schierassero ai suoi lati. I
romani gettarono il proprio peso contro gli scudi e cozzarono contro i ribelli. Solo il gigante asturico
non cedette terreno e, ringhiando, spinse via il romano che ebbe l'audacia di affrontarlo, mandandolo a
finire a terra. Catone non fece in tempo a schivare il soldato e inciamp nella sua spalla. Spinse in fuori
l'estremit inferiore dello stendardo e riusc ad atterrare su un ginocchio, proprio di fronte al guerriero
nemico. Con un ruggito euforico, l'asturiano gli strapp lo stendardo con la mano libera e, innalzatolo,
lo sventol per mostrarlo ai suoi uomini.
Il suo trionfo fu anche la sua fine, poich i pretoriani indignati lo aggredirono come un sol
uomo, nel forsennato tentativo di impedire il disonore della cattura del loro stendardo. In quattro si
avventarono sull'asturiano in una tale frenesia di colpi che il guerriero non ebbe modo di difendersi
mentre arretrava verso i suoi seguaci e si accasciava, col sangue che gli sprizzava dalle labbra. Anche
cos i suoi uccisori non ebbero piet e gli affondarono le spade nella carne, spingendolo in ginocchio.
Catone gli si avvicin, gli stacc le dita dall'asta e recuper lo stendardo. La perdita del loro capo fu
motivo di esitazione per i ribelli e, prima che potessero reagire, furono spazzati via e il varco torn a
chiudersi.
Il quadrato si fece strada verso il secondo muro, dove il resto della coorte si teneva pronta dietro
a una falange di punte di lancia. Gli uomini di Pulcro si erano disposti sul terrapieno e alcuni stavano
gi usando le fionde contro la massa di ribelli che circondavano Catone e i suoi soldati. Prima che
potessero raggiungere il muro, tuttavia, corni risuonarono dal corpo di guardia principale, ormai
occupato dal nemico. All'istante i ribelli cominciarono ad arretrare e la formazione impoverita aument
il passo per raggiungere le unit intatte della coorte. Gli uomini di Porcino furono i primi a ritirarsi
dietro al muro, seguiti da Petillio e la sua centuria. I pretoriani insanguinati che avevano difeso le
brecce e si erano fatti strada lottando attraverso l'orda nemica giunsero per ultimi e a quel punto le
porte furono chiuse e sprangate alle loro spalle. Catone consegn lo stendardo a uno degli uomini della
Seconda centuria e, insieme a Macrone e gli altri ufficiali, si avvi in cima al muro.
I ribelli non davano segno di continuare l'assalto e se ne stavano tranquilli mentre i feriti
venivano portati via.
Cos'hanno in mente adesso?, domand Petillio. Perch si sono fermati?
Forse si sono persi d'animo, sugger Porcino.
S, come no, replic Macrone. Iskerbeles ha un'altra sorpresa per noi, ve lo garantisco.
Catone avvert un leggero tremore negli arti, dato dalla stanchezza e dalla tensione della
battaglia. Si aggrapp alla balaustra di legno del parapetto per non darlo a vedere e cerc di indovinare
le intenzioni del nemico. Sotto il suo sguardo, un cavaliere arriv dal corpo di guardia e i ribelli si
scostarono per lasciarlo passare. Catone riconobbe Iskerbeles. Il capo nemico smont e fece qualche
passo tra i corpi dei suoi uomini, e quelli dei romani. Si ferm e si inginocchi, sollevando un uomo per
le braccia e reggendolo contro di s. Malgrado fossero a pi di cento passi, Catone era certo che l'uomo
fosse il gigante asturiano. Un amico di Iskerbeles, dunque, uno per il quale adesso stava piangendo.
Nonostante la difficile situazione in cui si trovavano lui e i suoi uomini, Catone ebbe un moto di piet
per il suo nemico.
Cos' che sta arrivando dalle porte?. Macrone si scherm gli occhi.
Catone spost lo sguardo e scorse un convoglio di muri trainare una lunga e bassa struttura dalla
cima piegata ad angolo. Quando giunse in prossimit del corpo di guardia, Catone vide pi chiaramente
le ruote a ciascun lato ed emise uno stanco sospiro prima di rispondere.
 un mantelletto. E a breve seguir un ariete, suppongo.
Difatti, apparve una breve colonna di uomini che, servendosi di corde, trasportavano l'ariete
sospeso in mezzo a loro. C'era dell'altro. Carretti pieni di fascine e poi, in fondo, altri veicoli che
trasportavano strutture di legno.
Si sono dati parecchio da fare, osserv Macrone. Molto pi di quanto li avevamo ritenuti
capaci.
Catone proruppe in una breve risata. Proprio quando avevo giurato di non sottovalutare mai
pi Iskerbeles.  un dannato peccato che quell'uomo sia nostro nemico. Ci farebbero comodo altri
come lui nelle legioni.
O meno come lui in mezzo a quelli che ci troviamo contro, ribatt Macrone.
Gi, proprio cos. Catone pieg il collo per alleviare la tensione. Centurione Petillio.
Signore?
I tuoi uomini non hanno ancora combattuto. Li voglio sul muro. Il resto pu restare gi, per il
momento almeno. Porcino, manda la tua centuria a mettere delle rocce dietro alle porte. Le voglio ben
compattate e salde.
S, signore.
Quando i due ufficiali ebbero lasciato la torre, Macrone parl a bassa voce. Pensi che sar di
grande aiuto?
Un po'. Qualsiasi cosa ci faccia guadagnare tempo  la benvenuta. Se solo riuscissimo a
resistere fino all'arrivo di Vitellio....
Il nemico non perse tempo mentre preparava la fase successiva dell'attacco e Catone non ebbe
dubbi che Iskerbeles avesse l'esclusivo controllo della situazione. Sapeva esattamente cosa stava
facendo e aveva pianificato l'assalto finale alla miniera nei minimi particolari. Il mantelletto, un riparo
costituito da uno scheletro di legno rivestito di pelle bovina e impregnato d'acqua, era posizionato in
linea con le porte, a un centinaio di passi di distanza. Una volta sistemato al suo posto, l'ariete fu
inserito nel retro del mantelletto e appeso a una trave nella parte superiore. L'estremit spuntava per sei
piedi dal mantelletto e Catone vide che era sormontata da placche di ferro. Le porte del secondo muro
non avrebbero resistito a lungo a un arnese del genere. Una volta aperta una breccia, il nemico avrebbe
attaccato, assaltando anche il muro a ciascun lato non appena il fossato fosse stato riempito con le
fascine. L'atto finale del piano del capo ribelle fu chiaro una volta assemblate le strutture di legno.
Iskerbeles aveva sfruttato al massimo le capacit di quelli sotto il suo comando. Alcuni dei quali
dovevano aver acquisito competenze di genieri nelle miniere che aveva liberato.
Catapulte..., osserv Macrone. Non va affatto bene.
Poco dopo mezzogiorno, i preparativi dei ribelli furono completati. La squadra assegnata
all'ariete era in attesa all'esterno del mantelletto. Dietro le sei catapulte, volute di fumo si levavano
nell'aria dai piccoli fuochi accesi dalle rispettive squadre. Iskerbeles stesso venne avanti per dare il
segnale di inizio. All'istante gli uomini si gettarono di peso sulle leve e i cricchetti presero a schioccare,
man mano che i bracci delle armi venivano tirati indietro contro la tensione della matassa di tendini
attorcigliati, che forniva la torsione necessaria a scagliare pesanti rocce e altri proiettili sulle lunghe
distanze del campo di battaglia. Quando tutte le macchine d'assedio furono pronte, le squadre
caricarono dei vasi nelle fionde. Il collo di ciascun vaso era riempito di stoffa. I ribelli presero delle
torce e diedero fuoco alle micce. Iskerbeles sguain la spada e la innalz in modo che gli uomini alle
catapulte potessero vederlo.
Siano ringraziati gli di per ci che stiamo per ricevere, comment Macrone prima di urlare
un avvertimento ai difensori. Attenti ai vasi incendiari!.
Iskerbeles cal di scatto la spada, le squadre mollarono le leve che rilasciarono i bracci, i quali a
loro volta scattarono su, andando a sbattere contro i freni di cuoio in un frastagliato coro di sonori
schiocchi. Le fionde rilasciarono i proiettili e i vasi solcarono l'aria in pigri archi, evidenziati da sottili
scie di fumo, e raggiunsero l'apice prima di piombare sul secondo muro, e i disperati pretoriani che lo
difendevano.
...
.
...
CAPITOLO 32.
...
.
...
Il primo vaso colp il muro proprio sotto il parapetto. Il contenuto esplose sulla pietra grezza e il
fuoco si propag sulla pece rovesciata. Altri tre mancarono il bersaglio, disegnando ellissi
fiammeggianti, mentre gli ultimi due andarono a segno. Uno si abbatt sulla parte superiore del
parapetto, fracassando il legno e schizzando di pece ardente Cimbro, che non aveva visto la traiettoria
del colpo n seguito i compagni che invece si erano scansati. Avvolto dalle fiamme, l'uomo url e
barcoll all'indietro, rotolando gi dal terrapieno e contorcendosi a terra, prima che i compagni lo
circondassero e soffocassero le fiamme con le mani nude e i focali.
Ma fu l'ultimo colpo a creare il danno maggiore, esplodendo in mezzo all'infermeria e
investendo con il fuoco il medico, due assistenti e quei soldati le cui ferite stavano medicando. Erano
orribilmente ustionati quando furono estratti dalle fiamme e innaffiati con secchi d'acqua da uno dei
trogoli usati per dare da bere agli schiavi. Il resto dei pretoriani rimase a guardare inorridito ma tutti si
voltarono di nuovo verso il nemico nell'udire lo schiocco dei cricchetti, segno che le catapulte venivano
preparate per la scarica successiva. Fumo untuoso si sollevava dai punti di impatto, aleggiando sulla
coorte, mentre gli uomini rivolgevano silenziose preghiere agli di affinch risparmiassero loro la sorte
del medico e degli altri.
Allontanate di qui i feriti!, url Catone agli assistenti medici sopravvissuti. Svelti,
dannazione a voi!.
Mentre si precipitavano a raccogliere i feriti e a trascinarli sul fondo, Macrone scosse la testa.
Se non facciamo qualcosa per quelle catapulte, siamo fritti.
Catone annu senza replicare e si prepar a non battere ciglio quando la prima catapulta rilasci
il suo proiettile con un sonoro schiocco. Sembrava che Iskerbeles avesse rinunciato al fuoco costante,
lasciando invece che le squadre rilasciassero le catapulte a piacimento. Il bombardamento sarebbe stato
intermittente e avrebbe logorato i nervi dei pretoriani molto pi che non tramite scariche regolari. Altri
uomini furono immolati e altri fuochi si accesero sul muro, inghiottendo il parapetto. Altrove, uomini si
tuffavano per schivare la traiettoria dei vasi incendiari e tanti dovettero essere rimessi a posto sotto i
colpi dei bastoni branditi dai loro ufficiali.
Non possiamo andare avanti cos all'infinito, decise Catone.
Che scelta abbiamo, signore? Se restiamo, ci aspetta il fuoco, e non abbiamo abbastanza acqua
per spegnere i roghi. Se usciamo di qui e cerchiamo di distruggere le catapulte, saremo finiti prima
ancora di arrivare a met strada. Se ci ritiriamo alla miniera, servir solo a rimandare le cose di qualche
ora.
Catone sapeva che l'amico aveva ragione. Spegnere quei fuochi  la priorit. Abbiamo acqua a
volont nelle cisterne. Possiamo mandare uomini a portarla gi se.... Catone si interruppe e poi,
frustrato, si diede una manata sulla coscia. Che razza di sciocco!.
Si rivolse a Macrone. Prendi il comando qui. Preparati ad attaccare al momento giusto.
Catone fece per allontanarsi dal muro e Macrone gli grid dietro: Cosa? Che vuoi dire,
signore?.
Catone gli scocc un sorriso stanco. Lo vedrai.
Poi corse via, chiamando Cristo e i sopravvissuti della Seconda centuria perch lo seguissero a
tutta velocit. Macrone lo guard andare via, arrabbiato con l'amico per averlo lasciato senza
un'adeguata spiegazione. Poi, quando un'altra catapulta lanci il suo proiettile fiammeggiante,
l'attenzione di Macrone torn sull'imminente pericolo e il centurione segu la traiettoria del vaso,
provando un'ondata di sollievo nel vedere che non sarebbe atterrato sul proprio settore di muro. And
ad abbattersi invece accanto all'abbeveratoio, avviluppandolo nelle fiamme e respingendo gli uomini
addetti a spegnere gli incendi.
Proprio quello che ci serviva, ringhi Macrone.
La ripida pendenza della pista che portava alla miniera diede il colpo di grazia all'esausto
Catone, e Cristo e i suoi uomini l'avevano gi raggiunto al varco del muro semifinito che sbarrava la
parte finale della strada.
Quali sono i tuoi ordini, signore?, domand Cristo.
Catone era troppo trafelato per spiegare e si limit di fare loro segno di seguirlo mentre
superava la caserma della guarnigione e il quartiere degli schiavi, diretto alle cisterne d'acqua. Si
arrampic sul bordo della prima, quella che aveva avuto una perdita qualche giorno prima, e si liber i
polmoni dalla polvere con un colpo di tosse prima di spiegare il piano a Cristo e agli altri.
Voglio quattro uomini alle chiuse di tutte le cisterne. Quando do l'ordine, voglio le chiuse
aperte immediatamente. Tutte tranne questa. Altrimenti travolgeremo Macrone e gli altri insieme ai
ribelli, e non vogliamo mica che il centurione Macrone venga quass a sfogare la sua ira su di noi, eh,
ragazzi?.
Alcuni ridacchiarono, altri annuirono con convinzione, avendo ormai dimestichezza con il
generoso utilizzo di insulti e minacce da parte del centurione.
Non appena le cisterne saranno prosciugate, richiudete le chiuse e tornate al secondo muro.
Non fermatevi per alcun motivo. Se siamo fortunati, a quel punto le sorti della battaglia dovrebbero
essere a nostro favore. Domande? No? Allora ai vostri posti. Pi svelti che potete.
Cristo corse lungo la fila di cisterne, assegnando uomini a ciascuna. Il meccanismo delle chiuse
era piuttosto semplice. Una ruota dotata di raggi era in cima a ogni cisterna, accanto alla paratoia.
Mentre i soldati si preparavano, Catone corse al ciglio della falesia. La scena dell'attacco al secondo
muro si apr davanti ai suoi occhi, duecento piedi pi in basso. Il fumo si levava da numerosi fuochi
lungo il muro e la minuscola figura di un soldato in fiamme che usciva barcollando da una pozza di
fuoco attir per un istante l'attenzione di Catone, che pass poi a osservare il nemico. Vista dall'alto,
comprese in pieno l'entit dell'orda che schiacciava la coorte pretoriana. Almeno diecimila uomini
erano ammassati dietro le catapulte, un mare di inasprita e fanatica umanit impaziente di spazzare via
fino all'ultimo romano che difendeva la miniera. A destra di Catone c'era il muro crollato e, pi oltre,
un convoglio di figure in lento movimento dirette al campo dei ribelli: i feriti dell'azione precedente.
Nel campo stesso c'erano forse altri due o tremila dei seguaci di Iskerbeles, per lo pi donne e bambini,
e quelli troppo vecchi o malati per combattere.
Una serie di schianti riport l'attenzione di Catone sull'attacco al secondo muro; altri tre vasi
incendiari avevano raggiunto l'apice della loro traiettoria, circa cinquanta piedi sotto di lui,
consentendogli di distinguere il divampare delle fiamme all'imboccatura di ciascuno. Rimasero fermi l
per un brevissimo istante e poi precipitarono sul muro; due caddero dietro alla fortificazione,
sparpagliando gli uomini che li videro arrivare, e il terzo colp le porte e le avvolse nelle fiamme,
ammantando di fumo la torre. I ribelli diedero sfogo alla propria esultanza urlando e brandendo le armi.
Catone corse al bordo della seconda cisterna e si rivolse a Cristo e agli altri.
Al mio via....
Gli uomini impugnarono le ruote e si tennero pronti.
ora!.
Le ruote girarono con un cigolio che fu presto soffocato dallo scroscio dell'acqua che sprizzava
da sotto le paratoie. Deflu lungo i canali, correndo verso il bordo della falesia. Poi, man mano che le
paratoie continuavano a salire oltre l'abituale apertura, il flusso divenne un torrente impetuoso che
prese a turbinare oltre i bordi dei canali, riversandosi sul terreno a ciascun lato, portando via terra e
rocce mentre l'ondata schiumante ruggiva verso la falesia, riversandosi sul nemico in basso.
La parte anteriore della torre era annerita dalle fiamme e dal fumo asfissiante del rogo che
consumava le porte in basso. Macrone e gli altri uomini sulla torre erano stati costretti ad arretrare e il
centurione dovette usare il braccio per schermarsi la faccia dal violento calore.
Fuori di qui!, ordin agli altri. Abbandonate la torre. Via!.
I pretoriani non ebbero bisogno di ulteriori incoraggiamenti e si affrettarono a scendere dalla
scaletta e a sottrarsi da quell'inferno. Macrone fu l'ultimo a lasciare la struttura, quasi a occhi chiusi
mentre il calore gli strinava la testa e la pelle scoperta. Non appena si fu calato oltre il pavimento della
torre, la struttura lo protesse dalle fiamme e, quando si fu ritirato a distanza di sicurezza, vide il fuoco
avviluppare il corpo di guardia insieme ad alcuni pretoriani.
Adesso s che siamo fottuti, disse Pulcro. Quando quello si spegne, ci sar ben poco da
abbattere col loro ariete.
Questo  lo spirito giusto, replic asciutto Macrone.
Pulcro si mordicchi il labbro. Forse  tempo di pensare alla resa.
Resa?. Macrone inarc un sopracciglio. Arrendersi a quella marmaglia l fuori? Non credo.
Dubito che sarebbero interessati all'idea... A ogni modo, mi ero fatto l'impressione che la guardia
morisse ma non si arrendesse mai.
Pulcro sput da una parte. Sono solo stronzate, quelle.
In quel momento, Macrone si accorse di un cambiamento nel rumore della battaglia. Le fiamme
continuavano a ruggire ma c'era un suono diverso. Un gemito collettivo e un rimbombo scrosciante
dall'altro lato del muro. Perplesso, si arrampic sul terrapieno per raggiungere gli uomini dietro alla
palizzata, tutti con lo sguardo fisso sulla falesia alla loro destra.
Dapprima Macrone non cap bene cosa stava guardando. Acqua si riversava da diversi punti
lungo la cengia in alto, cadendo a fiotti lungo la falesia. Poi il flusso si diffondeva lungo tutta la falesia,
come se il mare stesso si fosse alzato per annegare la miniera. Enormi pezzi di terra e roccia si
staccavano dalla cengia e precipitavano insieme al torrente in piena. Fontane di acqua fangosa
esplodevano una volta raggiunti i piedi della falesia e continuavano la loro corsa verso la gola,
raggiungendo le gambe dei ribelli che, pietrificati dallo choc guardavano a bocca aperta lo svolgersi
della catastrofe in procinto di inghiottirli. L'impatto della piena li colp prima che potessero fare
dietrofront e tentare la fuga, scaraventandone a terra un gran numero e trascinandone via altrettanti.
Corpi finirono gambe all'aria. Quelli ai margini dell'orda gettarono le armi e corsero via. Alcuni
cercarono di raggiungere il secondo muro, altri il muro che avevano conquistato prima, mentre altri
ancora tentarono di precedere l'acqua che saliva, andando dritti verso il burrone, solo per rendersi conto
troppo tardi che quella direzione equivaleva alla morte certa.
Macrone guard i ribelli disperati cercare di fermarsi sul ciglio della gola ma venire travolti da
quelli che si affannavano a sfuggire alla piena.
Caddero a centinaia e le loro urla si udirono al di sopra del potente boato dell'acqua e del
crepitio delle fiamme che continuavano a divorare il corpo di guardia. Grosse porzioni di falesia
crollavano senza sosta, staccandosi dalla parete della montagna e facendo rotolare massi come se
fossero tappi di sughero nella corrente. L'acqua raggiunse le catapulte, le circond, si sollev sulle
strutture di legno e anch'esse furono travolte, mulinando pigramente, cozzando una contro l'altra e
schiacciando uomini degli equipaggi rimasti intrappolati.
Nuvole di vapore esplosero dai fuochi usati per accendere le micce e anch'esse scomparvero.
Dal suo punto di osservazione in sella al cavallo, Iskerbeles vide tutto quanto e cap che la sua
rivolta era spacciata, stroncata in un colpo solo, proprio quando era stato sul punto di conseguire una
grande vittoria. Macrone lo cap dalla postura del suo corpo, prima che affondasse i talloni nei fianchi
del cavallo e lo spronasse verso il secondo muro. Era a met strada quando l'ondata raggiunse l'animale
e tutt'a un tratto gli zoccoli presero a sollevare spruzzi d'acqua, che sal fino ai garretti, rallentandolo. Il
capo dei ribelli aveva quasi raggiunto il fossato quando l'acqua arriv al petto del cavallo, che perse la
tenuta sul terreno e cominci a scivolare e a muoversi nell'implacabile corrente nitrendo terrorizzato.
Gettandosi gi dalla sella, Iskerbeles si precipit verso il fossato e rimase bloccato nella corrente che si
rovesci dall'altro lato, travolgendolo. Fu trascinato per un breve tratto verso il lato opposto, dove si
aggrapp a uno dei pali conficcati nelle fondamenta di pietra del muro. Rest l mentre il suo corpo
veniva sballottato dalla piena. Il cavallo prosegu sbandando sulla superficie dell'acqua, agitando la
criniera e dimenando le zampe; poi raggiunse la gola e scomparve alla vista.
Macrone osserv tutto quanto con un senso di stupore e cupa soddisfazione, e perfino piet.
Piet per tutti quelli che, solo qualche momento prima, aveva considerato un nemico da distruggere e
contro il quale morire combattendo. Adesso erano esseri umani, coinvolti in un terribile disastro di una
portata tale che nessuno di loro avrebbe mai immaginato. N avrebbe mai potuto raccontare, a parte
quei pochi che forse sarebbero sopravvissuti. Il grosso della piena si stava dirigendo verso la gola, in
una fangosa marea di uomini, rocce e rachitica vegetazione. Niente poteva ostacolarla e Macrone vide
quelli vicini al ciglio del burrone restare l fermi e impotenti fino a essere inghiottiti dall'onda e
scaraventati nella gola, sfracellandosi sulle rocce in basso.
Gradualmente, il torrente che si riversava dalla falesia cominci a rallentare e il flusso si ridusse
a una sottile cortina di acqua marrone rossastro, poi una serie di piccoli ruscelli che scorrevano nei
solchi del pendio. Era crollata una parte cos imponente della cengia che Macrone vedeva i bordi di una
delle cisterne. Diverse figure scrutavano da lass la devastazione di cui erano artefici e una di esse
indossava l'elmo crestato di un prefetto.
Pulcro, accanto a Macrone, scosse la testa sbigottito. Dolce Giove....
Macrone annu e poi indic la torre. E ha spento il fuoco. Ottimo lavoro, Catone.
Poi guard al di l del muro e vide che Iskerbeles era ancora l, aggrappato al paletto. Prima le
cose pi importanti. Andiamo a mettere in catene quel bastardo.
Catone si affrett a radunare gli uomini della Seconda centuria e li condusse via dal campo per
riunirsi al resto della coorte. Mentre marciavano, lanci un'occhiata di traverso a Cristo. Il tribuno era
ancora ricoperto di polvere e sanguinava da una dozzina di graffi e ferite superficiali. L'espressione
inebetita dopo il crollo del primo muro non c'era pi, sostituita da una cupa espressione di ferrea
determinazione. Non era pi il donnaiolo della capitale, ma finalmente un soldato, provato in battaglia.
Anche se Catone non credeva che sarebbe mai riuscito a perdonarlo per la sua relazione con Giulia,
aveva, sorprendentemente, scoperto dentro di s un certo rispetto per Cristo. Col tempo sarebbe potuto
diventare un discreto ufficiale, dopo tutto. Sempre che prima non si fosse fatto uccidere da un marito
geloso.
Non appena fu tornato al secondo muro, Catone diede ordine ai rimanenti uomini della coorte di
schierarsi e tenersi pronti ad andare a recuperare i ribelli sopravvissuti. Iskerbeles, fradicio, tutte le
speranze in frantumi, sedeva in un torpido silenzio, con la faccia tra le mani. Furono lasciati quattro
uomini a sorvegliarlo mentre la coorte usciva dal carbonizzato corpo di guardia e attraversava il
fossato, ritrovandosi in un paesaggio radicalmente trasformato da quando il sole era sorto, appena
qualche ora prima. La falesia non c'era pi, seppellendo alcune gallerie e scoprendone altre. Il terreno
davanti alla minera era adesso uno spazio bagnato fatto di pozze poco profonde e collegate da piccoli
rivoli d'acqua. Anche gran parte del ciglio del burrone era stato portato via e ovunque giacevano scudi
e armi mezzi sepolti. C'erano anche corpi, alcuni ancora in vita, che si trascinavano via dal fango e
girovagavano storditi. In due o forse trecento erano sopravvissuti all'inondazione e avevano raggiunto
la salvezza del primo muro. Senza pi un capo e scioccati, osservarono la colonna romana emergere
dalle porte, poi fecero dietrofront, attraversarono le brecce e sparirono.
Per Catone, la caratteristica pi sconvolgente di quello scenario da incubo era il silenzio.
L'assordante frastuono dell'esultanza ribelle non c'era pi. Cos come il ruggito delle fiamme e lo
schiocco delle catapulte. Dietro di lui, gli stivali dei pretoriani sguazzavano tra le pozzanghere e il
fango, ma nessun uomo alzava la voce al di sopra di un mormorio. Catone arrest la colonna a un
centinaio di metri dopo il muro e diede ordine a Petillio e Porcino di prendere i rispettivi uomini e
inseguire i nemici fino al loro campo, prima di ritirarsi al muro crollato e difendere la posizione. Pulcro
e il resto degli uomini dovevano perlustrare il terreno aperto alla ricerca di sopravvissuti e portarli alle
baracche degli schiavi. I pretoriani, da soli o in coppia, si fecero strada con cautela sul mare di fango e
detriti. Macrone rimase un momento con Catone, dopo di che il prefetto and al ciglio pericolante del
burrone.
Prima, in alcuni punti, la larghezza non superava i cinquanta piedi. Adesso il divario con l'altro
lato era diventato il doppio e, da lass, i due ufficiali videro una scena di spaventosa distruzione.
Migliaia di corpi contorti giacevano in mezzo a rocce e massi, disseminati lungo il corso del fiume.
Pochi, pochissimi erano ancora vivi e alcuni erano in grado di avanzare sui mucchi di arti e torsi dei
compagni morti, in direzione dello sbocco della gola.
Vorrei quasi non averlo fatto, mormor Catone.
Macrone tir su col naso sprezzante. Be', io sono contento che tu l'abbia fatto e immagino di
parlare anche per gli altri ragazzi. Loro o noi, Catone. Come sempre. E preferisco che sia toccata a loro,
qualsiasi cosa succeda.
Anche questo?. Catone indic la scena sotto di loro.
Certo, annu Macrone.
Catone non era altrettanto convinto. Una vittoria sul campo di battaglia era una cosa. Una
distruzione di tale portata era tutt'altra.
Macrone, tu occupati dei prigionieri. Assicurati che non siano trattati troppo male e che
ricevano da mangiare prima di essere rinchiusi.
S, signore. Come desideri.
Catone si allontan, si tolse l'elmo e si incammin adagio verso le falesie, incapace di scrollarsi
di dosso l'umore cupo. Poi, quando alz lo sguardo sui pendii fangosi che restavano, si ferm
all'improvviso. Malgrado il paesaggio fosse profondamente alterato, era ancora possibile individuare la
posizione delle gallerie. Riprese a camminare, stavolta pi veloce, diretto ai cumuli di terra e roccia
dove un tempo si estendeva la base della falesia. Avanz sugli sdrucciolevoli mucchi di terreno e tra i
massi portati gi dalla cima. Qua e l si imbatteva nei puntelli e nelle travi delle gallerie che
l'inondazione aveva scoperchiato.
E infine trov quello che stava cercando. L'angolo di una robusta cassa faceva capolino dal
fango ed era anch'esso macchiato di terra. Poco pi distante, si vedeva la parte superiore di un'altra.
Catone si chin sulla cassa, grattando via la terra fino a trovare una maniglia. Mise gi l'elmo e tir la
maniglia; poi ritent con tutte le sue forze, ma la cassa rifiut di muoversi. Imprec sottovoce, poi tir
fuori la spada e cominci a scavare tutt'intorno fino a che non ebbe liberato gran parte della superficie.
Tir di nuovo e stavolta la cassa venne via con un appiccicoso rumore di risucchio, mandandolo a finire
con le natiche in mezzo al fango.
Il cuore gli batteva forte per l'eccitazione della scoperta e, ridendo imbarazzato per la caduta, si
alz per esaminare la cassa. Era chiusa a chiave ma l'impatto con un sasso ne aveva scheggiato un
angolo. Catone tir fuori la spada, ne infil la punta sotto il coperchio crepato e allent un pezzo di
legno. Lo stacc e si mise al lavoro sul tratto successivo, continuando fino a ricavare un varco
abbastanza largo per infilarci la mano. Rinfoderata l'arma, tast l'interno e le sue dita si chiusero
attorno a quelle che sembravano pietre. Sfil la mano e, aperta la cassa, ebbe la conferma che si trattava
di pietre. Niente argento.
Un'ombra si mosse sul fango luccicante accanto a lui ma, prima che potesse reagire, Catone
ricevette un violento colpo alla testa. Vide un lampo di luce bianca e, senza fiato, cadde a terra.
Gemendo e sbattendo le palpebre, si rotol sulla schiena e vide una figura stagliarsi contro il
cielo azzurro. Chiuse di nuovo gli occhi e gir da un lato la faccia per evitare il bagliore del sole.
Chi sei?.
Una mano si chin per sfilargli la spada dal fodero e poi l'aggressore si accovacci a distanza di
sicurezza. Pulcro.
Chi altri pensavi che fosse?. Il centurione gli rivolse un sorriso gelido.
Perch?
Perch adesso sai qualcosa che non dovresti sapere.
L'argento che Nepone aveva fatto nascondere dai ribelli?
Solo che non l'ha fatto. Solo pietre. Si  ripreso l'argento prima che gli uomini portassero le
casse nella miniera e facessero crollare la galleria.
Dov'?
L'argento?. Pulcro si gratt la mascella. Ormai dovrebbe aver raggiunto Tarraco e sar in
viaggio per Roma.
L'espressione confusa di Catone strapp a Pulcro una risatina. Ma l'hai gi visto, prefetto.
Ricordi il mercante di schiavi che abbiamo incrociato per strada? Quei carri che aveva con s?  l che
erano nascosti i lingotti. L'ho saputo da Nepone, prima di ucciderlo. Prima che potesse vuotare il sacco
con te.
Non capisco, disse Catone. Cosa aveva in mente Nepone?
Stava lavorando per Pallante, ma perch preoccuparsi di questo, signore? Tra un momento
sarai morto. Nasconder il tuo corpo e quando salter fuori ormai le cose saranno andate avanti e
nessuno far caso alla tua scomparsa.
Uccidermi? Perch?
Ordini del legato, signore.
Vitellio? Ma prima mi hai salvato la vita.
Allora non avevo l'ordine di ucciderti. Eri un commilitone e avrei fatto lo stesso per qualsiasi
altro uomo che combatteva al mio fianco. Ma gli ordini sono ordini. Non appena Colleno mi ha riferito
la parola d'ordine, sei stato un uomo morto. Vale, signore.
Pulcro sollev la spada di Catone e si alz in piedi.
No!, esclam debolmente Catone, con la testa che ancora gli pulsava per il colpo. Aspetta!.
Spiacente. Lo aspettavo da tanto. Eri un optio spocchioso quando ci siamo conosciuti tanti
anni fa. Ti avrei ucciso allora, se ne avessi avuto modo. Immagino che, alla fine, le cose buone arrivino
a chi sa aspettare.
Catone alz le braccia nel tentativo di difendersi. Pulcro avanz minaccioso su di lui, tir
indietro il braccio armato e fece per affondare la punta della spada nella gola di Catone. Ebbe invece un
sussulto improvviso, emise un verso strozzato e il braccio gli croll lungo il fianco. Un lungo gemito
gutturale gli sfugg dalle labbra mentre si accasciava sulle ginocchia, rivelando Macrone alle sue spalle.
Macrone strinse la spalla di Pulcro con la mano sinistra e strapp via la lama dal collo del centurione,
dove l'aveva conficcata in diagonale verso il cuore. Sangue sprizz dalla ferita.
Se hai intenzione di uccidere un uomo, ragazzo mio, allora uccidilo. Non parlare.
Pulcro croll nel fango accanto a Catone, gli occhi sbarrati e fissi, la bocca che si apriva e
chiudeva lentamente come quella di un pesce che annaspa fuori dall'acqua. Macrone aiut l'amico a
mettersi seduto e respir a fondo.
Ti verr un bel bernoccolo. Per accompagnare la cicatrice e la benda sull'occhio. Sembri un
rottame, Catone. Sul serio.
Catone gli rivolse un sorriso debole. Dovresti vedere l'altro....
Alle prime luci del mattino seguente, una colonna di cavalleria raggiunse i resti del muro e
varc le porte, entrando nella miniera devastata. Catone era stato allertato dalle sentinelle e si trovava l
per accogliere il legato e il suo stato maggiore. Gli ultimi ribelli avevano abbandonato il campo e i
rifugi durante la notte, lasciando tutto ci che non potevano portare via con s.
Vitellio si guard attorno, incapace di nascondere lo sgomento per l'entit della distruzione, e
poi si rivolse a Catone. Il prefetto stava davanti a lui, ancora sporco di terra dopo il crollo della
contro-galleria. Macchiato di sudore e sangue, il bendaggio ormai sudicio sull'occhio e una nuova
fasciatura sul taglio alla testa infertogli da Pulcro.
Per gli di, prefetto Catone! Non ti avevo riconosciuto. Quasi non mi aspettavo di vederti
ancora vivo.
Davvero, signore?.
L'espressione di Vitellio si irrigid per un istante. S, vista la devastazione dell'insediamento e
le brecce nel muro quando abbiamo attraversato il crinale all'alba. E, per gli inferi, cosa  successo alla
miniera? Non ne  rimasto niente.
A volte bisogna distruggere una cosa per poterla salvare, signore.
Dovrebbe essere divertente?
No, signore. A me sembra piuttosto azzeccato. Per Catone, la prospettiva che quella miniera
fosse chiusa per sempre e non pi un luogo di incessante sofferenza era un bene. Certo, c'erano altre
miniere, brutte o ancora peggiori di quanto lo era stato quel posto. Ma adesso ce n'era una di meno.
Quanti uomini hai perso, prefetto?
Almeno un terzo della coorte, signore. Oltre a Cimbro, i centurioni Secondo, Musa e Pulcro.
Pulcro? Come?.
Catone fece per rispondere ma Macrone lo anticip. Ucciso in azione, signore.
Capisco. Vitellio annu e ci fu un breve silenzio, come se aspettasse altri particolari. Poi si
guard di nuovo attorno. Bene, hai eseguito con successo i tuoi ordini, a quanto pare. I lingotti?
Non sono qui, signore, rispose Catone. Sembra che siano stati portati via prima dell'arrivo
della mia coorte.
Portati via?
S.
Da Nepone?
Cos pare, signore.
Sai cosa ne  stato?.
Catone lo guard senza battere ciglio. Penso di saperne quanto te, signore.
Le labbra di Vitellio furono scosse da un fremito di intesa, poi il legato cambi argomento. E i
ribelli? Dove sono?.
Catone indic il burrone. Gran parte laggi, signore. Morti.
Morti? Quanti?
Svariate migliaia, come minimo.
Gli ufficiali mormorarono tra loro increduli. Vitellio scosse la testa e rise. Stai scherzando.
Giusto?
Guarda tu stesso. Quelli che non sono morti sono fuggiti ai loro villaggi.
Hai scelto di non inseguirli?
Non con cos pochi uomini rimasti, signore. E poi, eravamo troppo esausti per condurre un
inseguimento. La rivolta  stata schiacciata.  finita. Meglio concentrarsi sulla ricostruzione della
regione e lasciare che la gente si lasci il passato alle spalle. I ribelli rimasti si sono sparpagliati sulle
colline. Sarebbe inutile cercare di stanarli, signore.
Questo sta a me deciderlo.
C' un'altra cosa. Abbiamo catturato il capo della rivolta.
Iskerbeles? Eccellente!. Vitellio era raggiante. Sar molto orgoglioso di presentarlo al
popolo romano quando torneremo alla capitale per celebrare la nostra vittoria.
La nostra vittoria?, borbott Macrone sottovoce.
Vitellio gli scocc un'occhiata minacciosa. Hai detto qualcosa, centurione Macrone?
Ho detto, Ah, vittoria!, signore. Macrone pieg la testa e sollev fiacco il pugno in aria.
Non c' niente che al pubblico romano piaccia pi di una vittoria. Sarei sorpreso se l'imperatore non ti
conferisse un trionfo, signore.
Vitellio lo guard e sorrise. Lo sarei anch'io, centurione Macrone. Lo sarei anch'io.  andata
molto meglio di quanto si potesse sperare....
...
.
...
EPILOGO.
...
.
...
Porto di Ostia, 54 d.C., inizio autunno.
.
Poco dopo mezzogiorno, il convoglio militare e le navi da guerra provenienti da Tarraco
superarono il frangiflutti ed entrarono nelle placide acque del porto, sfruttando il vento fresco che
soffiava da ovest. Era ormai tarda stagione per un viaggio diretto dalla Spagna e capitani e ciurme
erano felici di aver evitato tempeste o burrasche durante i dieci giorni in cui erano stati per mare. Il
vento era stato contrario il giorno dopo essere salpati da Tarraco e per i primi tre giorni quasi non
avevano fatto progressi. Poi il vento era cambiato. Non avevano avvistato altre vele da quando avevano
lasciato la provincia. Cibo e acqua avevano cominciato a scarseggiare e ciurme e pretoriani a bordo
della piccola flotta non vedevano l'ora di approdare e scendere a terra per ubriacarsi e andare a far visita
ai bordelli di Ostia.
Macrone era appoggiato al parapetto di prua della bireme che trasportava gli ufficiali
sopravvissuti e alcuni uomini della Seconda coorte pretoriana. Ne aveva abbastanza dell'aria salmastra
e si sforzava di cogliere i pi familiari, e confortanti, aromi terrestri. In quel caso, l'acre odore della
legna bruciata e lo stantio puzzo delle citt, che da lontano sembrava una combinazione di sudore e
ortaggi bolliti.
Catone and a raggiungerlo da poppa. La ferita all'occhio stava guarendo bene, secondo il
medico di una delle altre coorti, che l'aveva medicato una volta lasciata la miniera. C'era una vistosa
cicatrice sotto l'occhio e un leggero offuscamento al margine inferiore del campo visivo. Ma, per il
resto, il medico aveva affermato che la ripresa era ottima e che era stato fortunato a non perdere del
tutto la vista a quell'occhio. Era strano quanto i medici militari sembrassero considerare fortunati quelli
a cui prestavano le loro cure, riflett Catone. Avrebbe preferito un incontro pi convenzionale con la
fortuna.
Rieccoci a Ostia. Non vedo l'ora di farmi una bevuta decente, disse Macrone sfregandosi le
mani. E mettermi comodo davanti a un bel fuoco con un pasto abbondante davanti a me e una donna
grassottella in grembo.
Mi sembra di ricordare che non volessi rischiare di prenderti lo scolo la scorsa volta.
Dopo tutti i rischi che ho corso negli ultimi mesi? Penso che un paio di colpi di fortuna mi
siano dovuti.
Forse. A ogni modo, i piaceri semplici sono sempre i migliori, replic Catone.
Non c' niente di semplice in quello che ho in mente una volta finito di mangiare, ammicc
Macrone. Tu cosa farai?
Io?. Catone si strinse nelle spalle. Me ne torno a Roma. Vorrei vedere Lucio. E poi rifletter
a lungo su cosa fare dopo.
Dopo?, ripet perplesso Macrone. Be', ci sar un altro incarico per noi. Un'altra campagna.
Quello o una comoda guarnigione in un posto caldo ed esotico. Ecco cosa ci sar dopo, fratello. Se
esiste una giustizia. Abbiamo fatto la nostra parte e non sarebbe male un po' di pace e tranquillit.
Mi farebbe senz'altro bene un periodo di riposo. Ma penso che mi piacerebbe restare con
Lucio per un po', vederlo crescere. Mettere radici. Se Sempronio riuscisse a trovarmi un incarico
amministrativo o prestarmi dei soldi per avviare una piccola attivit.
Macrone scosse la testa. Cosa ne sai di come si gestisce un'attivit? Sai gestire bene una
coorte, ma un'attivit? Quello, amico mio, richiede un grado di spietata scaltrezza che  merce rara a
questo mondo. A Roma soprattutto.  un covo di ladri e truffatori che ti pugnalerebbero alle spalle
subito dopo averti stretto la mano. Ti mangerebbero vivo.
Forse....
Niente forse. Sei molto pi al sicuro da soldato. E molto pi ricco, con la tua paga.
Gi  qualcosa, per lo meno.
Furono interrotti dalle grida del trierarca che ordinava alla ciurma di levare la vela e prepararsi a
mettere i remi in acqua. Marinai corsero su per il sartiame e si distribuirono lungo il pennone mentre il
vento sferzava la vela ormai libera. Quando fu arrotolata, i remi spuntarono dai fianchi dello scafo e un
tamburo diede il ritmo, mentre le pale andavano avanti, affondavano nel mare e spingevano la nave.
Il molo principale del porto era a breve distanza e la nave da guerra vir verso uno spazio vuoto
tra due biremi gi ormeggiate. Fu dato l'ordine di tirare i remi in barca e il timone manovr
l'imbarcazione in modo da rivolgerla con il baglio verso il molo mentre perdeva velocit e si fermava.
Gomene furono lanciate alle mani in attesa sulle altre biremi e la nave fu tirata in avanti e ormeggiata.
Poco dopo, Macrone fu il primo a sbarcare. Non appena mise i piedi sulla banchina, prov la
caratteristica sensazione di essere ancora in mare e si avvi malfermo verso la porta aperta del Dono di
Nettuno. Le gambe di Catone non erano pi salde ed entrambi furono contenti di potersi sedere a una
panca e chiamare con un cenno una delle ragazze.
Una brocca di vino, tesoro, ordin allegro Macrone. Due tazze, e un sorriso, se non si paga
per quello.
Lei gli scocc un'occhiata diffidente e and a prendere loro da bere. Macrone si guard attorno
nella taverna e not che l'umore degli altri avventori era pi mogio di quanto si sarebbe aspettato da un
locale in una posizione cos strategica.
Santi numi, cosa  capitato a questo posto? Sembra che tutti abbiano perso un denario e
trovato un asse.
Catone convenne con lui. Strana atmosfera, altroch.
La ragazza torn con una brocca e due tazze samiane. Macrone le rivolse un cenno del capo a
mo' di ringraziamento e le sorrise. Su col morale, potrebbe non accadere mai.
Stai cercando di fare dello spirito, signore?, replic lei imbronciata.
Spirito? No. Sono solo felice. Perch tutta questa depressione qui dentro? Che problema hanno
tutti quanti?
Dove sei stato nell'ultimo mese?
Per mare, si d il caso. Appena sbarcato.
Oh... Allora non hai saputo.
Saputo cosa?, intervenne Catone.
La ragazza riemp loro le tazze. Abbiamo un nuovo imperatore. Claudio  morto.
Morto?. Catone era come paralizzato. Come?
Et... Avvelenamento da cibo. Chi lo sa? A ogni modo, adesso  imperatore suo figlio.
Britannico?
No, quello che ha adottato. Enobarbo. O Nerone. O come si fa chiamare adesso.  lui. Dice
che si prender cura del fratellastro minore, ma ne dubito. I giorni del poveretto sono contati. Finir
come tutti gli altri. C' stato un bel repulisti a palazzo, cos ho sentito dire. Parecchi hanno fatto una
brutta fine. Compreso quel liberto del vecchio imperatore, Narciso. Era nella tomba prima del suo
padrone. E se ne aggiungono altri di continuo. Ed  per questo che.... Indic gli altri avventori.
Nessuno vuole attirare l'attenzione dei vigiles qui a Ostia. Lo stesso a Roma, dove le coorti urbane e i
pretoriani stanno eliminando i piantagrane.
Passandosi una mano tra i capelli, Catone riflett sul cambio di regime. C' stata molta
opposizione all'ascesa di Nerone, dunque?.
La ragazza scosse il capo. Quasi per niente. Gran parte di quelli che avrebbero potuto
sostenere Britannico erano via da Roma quando suo padre  morto. E quando la guardia si  schierata
con Nerone, era gi finita. Badate, data l'entit della donazione che Nerone ha fatto ai pretoriani, non ci
sono mai stati dubbi riguardo chi avrebbero scelto di servire. Dieci milioni di sesterzi belli tondi.
Dieci milioni?, trasal Macrone. Non ....
Catone lo trattenne per un braccio e si affrett a interromperlo. Dieci milioni? Sei sicura?.
Lei annu. Non  un segreto. Lo sa tutta Roma. Poi pos la brocca. Posso portarvi altro,
signori?
No. Va bene cos, per adesso. Grazie. Catone le diede un sesterzio e la ragazza gli sorrise
riconoscente prima di passare tra i tavoli e tornare al bancone.
Catone si appoggi alla parete e, incrociate le braccia, si mise a pensare alle implicazioni di
quanto era accaduto a Roma durante la loro assenza. Pi rifletteva, pi vedeva la profondit del piano
di Pallante per garantire il trono al suo giovane protetto.
Macrone bevve un grosso sorso di vino e se lo rigir nella bocca prima di mandarlo gi. Pensi
quello che penso io, ragazzo?
Non mi viene in mente altro. Siamo stati ingannati. Tutti quanti. Dall'imperatore Claudio e
Narciso fino a te e me, nel buco pi sperduto dell'impero.... Cazzo. Ecco perch siamo stati scelti per la
campagna. Noi e tutti gli altri. Gli ufficiali che volevano lontani dalla scena quando avrebbero fatto la
loro mossa. Compresi quelli a cui avrebbe potuto fare ricorso Narciso se avesse cercato di insistere per
la candidatura di Britannico.
Macrone tir su col naso. E perch Vitellio ha scelto noi da mandare alla miniera. Doveva
essere un viaggio di sola andata per noi due... Iskerbeles o Pulcro avrebbero fatto in modo che non
rivedessimo mai pi Roma. E poi c' l'argento. Anche Nepone doveva far parte del piano.  per questo
che ha mandato via l'argento e ha solo finto di raccoglierlo per il convoglio successivo. Ed ecco perch
bisognava chiudergli la bocca.
Catone si sfreg il mento. Proprio cos. Adesso tutto torna. Tacque per un momento e poi
parl di nuovo, stavolta a bassa voce cos che solo Macrone potesse sentire. Siamo in grossi guai.
Narciso  morto e Pallante sa che di tanto in tanto lavoravamo per lui. Siamo segnati.
Ma non avevamo scelta, protest Macrone. Narciso ci ha costretti a farlo.
Dubito che far molta differenza per Pallante... Cazzo.
Macrone bevve un altro sorso e sospir. Come hai detto tu, cazzo. Che facciamo, ragazzo?.
Catone si sofferm a riflettere e poi scosse la testa. Cosa possiamo fare? Dobbiamo tornare a
Roma e stare a vedere cosa succede. Meglio fare un'offerta agli di, fratello. Qualcosa di cos prezioso
che non possano ignorare. Catone vuot la tazza in un sorso solo e poi la sbatt sul tavolo. La vita sta
per diventare piuttosto interessante. Davvero molto interessante.
Dannatamente pericolosa, intendi?
Altroch. A quanto pare,  cos che si mettono le cose per noi... Sempre.
...
.
...
FINE.
...
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...
NOTA DELL'AUTORE SULLA GUARDIA PRETORIANA.
...
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...
Malgrado la famigerata reputazione della guardia pretoriana nel corso degli anni, le origini di
quella che  diventata la formazione d'lite dell'esercito romano erano molto pi umili e concrete.
Nell'epoca repubblicana, il termine con cui si designava il console con funzioni di comandante militare
durante una campagna era pretore. Quelli che lo accompagnavano, amici, personale e guardie del
corpo, erano collettivamente noti come la sua guardia pretoriana.
 probabile che simili formazioni fossero di piccola entit, nonch temporanee, nei primi giorni
della repubblica romana. Tuttavia, con la rapida espansione dell'influenza di Roma prima, durante e
dopo le guerre con Cartagine, l'esercito romano assunse un'identit sempre pi permanente e
professionale. Ci comprendeva le guardie personali degli ambiziosi generali della tarda Repubblica.
Al tempo dello scontro finale tra Ottaviano e Antonio, entrambi i condottieri avevano una guardia
personale organizzata in svariate coorti che li accompagnavano nelle campagne belliche e
combattevano in battaglia, distinguendosi.
In seguito alla sconfitta di Antonio, Ottaviano assunse il titolo di Augusto e divenne il primo
imperatore, anche se fece il possibile per mantenere l'illusione che Roma fosse ancora una repubblica.
Nel tentativo di unificare le forze che si erano fatte la guerra per tanti anni, una delle misure intraprese
da Augusto fu la fusione delle proprie unit pretoriane con quelle di Antonio, per creare quella che
divenne poi la guardia pretoriana.
I compiti della guardia erano di proteggere la persona dell'imperatore sia a Roma che nei vari
viaggi imperiali e nelle campagne belliche. Potevano anche essere impiegati a Roma per controllare la
folla, se necessario, scoraggiare complotti e sedare malcontenti. Inoltre, fungevano all'occorrenza da
squadre della morte. All'inizio, Augusto fece del suo meglio per dissimulare la reale portata del suo
potere. Da qui l'appellativo primo cittadino che aveva assegnato a se stesso, invece di un titolo ben
pi ambizioso. Lo stesso approccio valeva per la guardia. Solo tre coorti erano di stanza a Roma,
distribuite in tutta la citt invece che in una pretenziosa caserma centrale. Le altre coorti erano di
guarnigione nelle cittadine vicine, pronte a essere convocate a Roma in caso di bisogno.
Questo basso profilo poteva stare bene ad Augusto ma, alla sua morte, per tutti fu chiaro che la
Repubblica era morta e che Roma sarebbe stata governata da imperatori. Ad Augusto succedette il
figliastro, Tiberio, che favor e poi fin per fare affidamento su Seiano, il prefetto della guardia. Fu
Seiano il responsabile del ruolo alquanto sgradevole che, da quel momento in poi, rivest la guardia.
Una delle sue prime conquiste fu persuadere il nuovo imperatore a concentrare le coorti della guardia
a Roma e a costruire per loro un campo sul Viminale, in gran parte ancora intatto. Non c'erano limiti
all'ambizione di Seiano che, con abili manovre, si spian la strada per diventare l'erede di Tiberio. I
rivali e coloro che costituivano un pericolo vennero eliminati. Fu solo nel 31 d.C. che Tiberio
riconobbe finalmente la minaccia e fece giustiziare Seiano.
Ormai era noto che la guardia detenesse un considerevole potere e andasse gestita con cautela
dagli imperatori. Purtroppo, il successore di Tiberio - lo sfrenato Caligola - trascur di imparare la
lezione e commise l'errore di ridicolizzare un ufficiale della guardia al punto che l'individuo in
questione, Cherea, tram per assassinare l'imperatore e i suoi familiari pi stretti. Come nel caso di
tanti cospiratori, il piano di Cherea non andava molto al di l dell'uccisione e, all'indomani della morte
di Caligola, Roma cadde in preda al caos. Il senato era impegnato a discutere il bisogno di un ritorno ai
giorni della Repubblica mentre la guardia saccheggiava il palazzo, prevedendo una situazione di
esubero nel caso in cui i suoi servizi non fossero stati pi richiesti. Si d il caso che alcuni pretoriani si
imbattessero in un atterrito superstite della famiglia imperiale, Claudio, e lo portassero al loro campo.
Claudio (o, pi probabilmente, uno dei suoi consiglieri - fa' un inchino, Narciso) ebbe il buonsenso di
suggerire che, se i pretoriani avessero sostenuto la sua pretesa al trono, allora avrebbe fatto in modo di
ricompensarli con generosit. E difatti furono ricompensati. Con qualcosa come cinque anni di paga per
ciascun membro della guardia. Non era la prima volta che la loro lealt veniva comprata. Tiberio aveva
donato a ciascun uomo mille denarii dopo l'esecuzione di Seiano per addolcire la pillola dell'esecuzione
del loro comandante. Ma la tangente sborsata da Claudio stabil un precedente e, da quel momento in
poi, i pretoriani furono i pi leali tra gli uomini... che il denaro poteva comprare.
La vita nella guardia pretoriana era comoda rispetto al resto dell'esercito romano. I pretoriani
venivano pagati il triplo dei legionari, servivano per meno anni e ricevevano una buonuscita pi
sostanziosa quando si congedavano. Godevano di buoni alloggi e posti privilegiati alle gare di cocchi e
ai combattimenti tra gladiatori. Mentre i ranghi pi alti erano tentati di sfruttare la propria influenza
politica, i soldati semplici si accontentavano di restare neutrali, purch i loro diretti interessi non
fossero compromessi. Ed era per questo che gli imperatori elargivano loro frequenti ricompense.
Per arruolarsi nella guardia, un uomo doveva essere in forma e di buon carattere. Alcuni
venivano trasferiti nella guardia dalle legioni, come riconoscimento per il buon stato di servizio. Al pari
delle legioni, la guardia addestrava duramente ed era in grado di combattere bene, se chiamata a farlo.
Ebbero una breve parte nella campagna in Britannia nel 43 d.C., per esempio.
C' disaccordo sulla grandezza delle coorti pretoriane, ma  ragionevole ritenere che fossero
delle stesse dimensioni di quelle del resto dell'esercito. Ciascuna coorte era comandata da un tribuno,
invece che dal centurione anziano della formazione. La principale differenza nei dettagli consiste nel
fatto che indossavano tuniche color avorio rispetto al rosso o al marrone delle legioni. Ci sono prove in
quantit a suggerire che i loro scudi fossero ovali, invece che rettangolari come quelli delle legioni. Per
scopi narrativi, ho rappresentato i pretoriani armati di lance anzich giavellotti, dal momento che le
lance sarebbero state pi utili per intimidire la folla di Roma, ovvero una delle funzioni chiave di questo reparto.
Nonostante questo romanzo sia ambientato nel primo periodo dell'impero, ormai all'epoca la posizione centrale della guardia pretoriana nel mondo politico di Roma era saldamente radicata e guai all'imperatore che non fosse riuscito a tenersi buoni i pretoriani.
...
.
...
FINE.